31 marzo 2017

Building Global Community e il nomos dell'Anticristo (parte II)


di Amicizia San Benedetto Brixia

(leggi qui la prima parte)

Il penultimo obiettivo è la promozione della vita civile (civically-engaged community). La democrazia nel mondo sta recedendo, FB però può giovare a salvarla. In primis si possono attuare campagne di sensibilizzazione e spingere i cittadini a un rinnovata partecipazione, motivando l'esercizio attivo del voto alle urne - negli States questo scopo sarebbe stato sensibilmente coronato di recente. In seconda battuta va potenziata la diffusione delle notizie legate al locale, una comunità informata è una comunità civilmente più partecipe. Da ultimo bisogna suggerire ai rappresentanti politici di rendersi presenti sul web e di interagire da pari con i cittadini. Tali attenzioni, oltre a dare chiari risultati di successo in termini di campagne elettorali, riescono nel compito più importante: giving people a voice - dare una voce alle persone.
Ultimo fine è lo sviluppo di una comunità globale inclusiva (inclusive community). È necessario che le persone si sentano parte di tale comunità e contribuiscano a plasmarla. Qui si mostrano però alcune difficoltà al team di FB, specialmente laddove la circolazione di notizie da una parte all'altra del globo offende talune culture e crea scandali. Zuckerberg spiega i motivi culturali e tecnici per cui tali scandali non potranno essere evitati in toto, quindi prospetta nuovamente il ricorso alla Intelligenza Artificiale per selezionare le notizie e fare in modo che, nel rispetto delle norme civili locali, i singoli utenti possano scegliere cosa visualizzare e cosa censurare sul proprio profilo. Ancora una volta il primato va dato alla libertà di far circolare idee e mai all'istinto di sopprimere l'espressione della community.
Concludendo il BGC ricorda, con Lincoln, che i dogmi del tranquillo passato sono inadeguati per il tempestoso presente e auspica la realizzazione di un mondo più aperto e connesso.

Vengono d'obbligo alcune osservazioni finali.
Anzitutto, riprendendo la domanda posta all'inizio, è difficile dire se BGC sia un manifesto di neo-anarchismo digitale o una camaleontica longa manus del Nuovo Ordine Mondiale. Facilmente, come sempre accade in simili situazioni, la pretesa anarchica servirà da grimaldello per gli interessi dei potenti di turno, con o senza il consenso di Zuckerberg.
Incuriosisce la pretesa, molto americana, di volere una community social ma non ideologicamente schierata. Questo ampio progetto neo-futurista costituisce una ideologia già da se stesso, urge dunque analizzare quali siano i principi attivi in esso.
L'idea che la community, una volta messa in condizione di esprimere il proprio parere, potrà farlo in modo saggio e non invece avallando una cultura del degrado di massa mi pare fantasia piuttosto subdola che ingenua, in essa il mito del buon selvaggio rivive in formato digitale e l’illusione che la concessione di maggiori libertà possa produrre automaticamente una miglioria globale acceca e nasconde i rischi iper-demagogici di tale prospettiva - sempre che Zuckerberg non ci stia nascondendo un progetto più profondo.
Cosa poi si potrebbe nascondere dietro al manifesto BGC, riassumibile nel mantra giving people a voice, è presto detto: la dittatura del relativismo. Non ci vuole molto a comprendere che, se tutti devono poter dire la loro, l'esito sarà l'affermazione su scala planetaria di una cultura di estremo relativismo, con esiti potenzialmente catastrofici quanto alla conservazione e alla positività delle culture tradizionali. Di più, gli unici che saranno costretti al silenzio saranno, per forza di cose, proprio quanti difendono un concetto alto di verità, in cui sia incluso il dovere di una censura responsabile. La pseudo-censura di Zuckerberg, per cui ogni utente può scegliere di nascondere a se stesso i contenuti che ritiene offensivi, mentre la piattaforma è tenuta a farli circolare, è incompatibile con qualsivoglia etica della sincerità e del bene comune. Il mito della libertà per tutto e per tutti nel rispetto di tutto e di tutti non regge, torna alla mente l’emblematica Epistola sulla tolleranza di John Locke, riflessione pionieristica sul rispetto trasversale in cui però qualcuno si trovava escluso dalle tutele vagheggiate - i cattolici, guarda caso. Ricordiamo peraltro che FB è capofila nella diffusione della cultura gender, emblema perfetto di tale tolleranza a singhiozzo: l’utente FB oggi non può dichiarare il proprio sesso, ma è costretto a scegliere i propri generi.
D'altro canto, anche a voler contenere il relativismo, chi mai potrebbe arrogarsi il diritto di definire una dottrina e un'etica per la community? Nessuno, salvo un ideologo o il Papa. Del Papa diremo dopo, quanto all'ideologo c'è già, è Zuckerberg con il suo proclama per una community sociale. E così chiudiamo il cerchio di considerazioni aperte più sopra: per quanto si dichiari che BGC sia la descrizione di un fenomeno social e non una ideologia novella, viene da sé che proprio il social svolgerà il ruolo di una nuova ideologia, utopica e messianica al contempo. Ecco che si spiegano le visioni redentrici di Zuckerberg: dove hanno fallito religioni e Stati, FB potrà avere successo. La rete globale darà sostegno, sicurezza, verità, coesione e dove non arriva la vita reale, fatta di incontri e appelli, lì arriverà un Gruppo o una applicazione, un messaggio libero da spam, una tag o un algoritmo elaborato dalla Intelligenza Artificiale.

(continua)

 

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