29 marzo 2017

Building Global Community e il nomos dell'Anticristo (parte I)


di Amicizia San Benedetto Brixia

Building Global Community (BGC)  è il proclama che Mark Zuckerberg ha pubblicato sul proprio profilo Facebook (FB) lo scorso 16 febbraio. Subito ripreso dal giornalismo, che vi ha in parte letto un manifesto politico e quasi il programma di una candidatura presidenziale prossima ventura, il testo si rivela interessante da più punti di vista.
Già nel titolo si chiariscono gli obiettivi, Zuckerberg si interroga circa le dimensioni che sarà necessario implementare sulla piattaforma social da lui inventata, al fine di poter costruire una comunità globale, laddove essa è presentata come luogo di ritrovo tra persone capace dì scavalcare le barriere delle città e delle nazioni. Zuckerberg non sostiene di voler eliminare i confini del locale, ma le proposte che formula per la propria comunità globale non potranno non avere ricadute anche significative sulla partecipazione politica a livello di cittadinanze e nazionalità. In tal senso, verrebbe da pensare, i proclama di BGC stanno a metà tra un manifesto operativo utile alla realizzazione del Nuovo Ordine Mondiale e un'utopia anarchica innocentista volta a fondere i popoli in una comunità parallela agli ordini civili e ai sistemi di governo classico.

Nell'uno e nell'altro caso l'obiettivo sarà da raggiungersi tramite lo sviluppo di infrastrutture social, settore in cui i massimi contributi dovranno essere attesi dal lavoro di Facebook. Tutta la riflessione di Zuckerberg esprime una visione pragmatista, in cui un numero limitato di successi ottenuti via FB è assunto a paradigma e profezia di un futuro social gravido di speranze e sicuramente capace di risolvere le gravi crisi del mondo contemporaneo a trecentosessanta gradi. Ma rimandiamo a fine articolo i commenti personali e veniamo a presentare i cinque orizzonti di lavoro selezionati in BGC. 

Primo compito è lo sviluppo di una community che sia di supporto all'utenza (supportive community). Se i cittadini sentono un calo di speranza e non avvertono di essere sostenuti dai propri Paesi, FB si assumerà il carico di rafforzare il sentimento comunitario, implementando i Gruppi, particolarmente quelli più significativi (very meaningful) per la costruzione di legami umani, andando a perfezionare anche la strutturazione interna, per renderli capaci di esprimere la gerarchia di relazioni tra comunità e sotto-comunità. A detta di Zuckerberg, tali gruppi potranno rendere gli abitanti di FB non solo consumatori passivi, ma sempre più personalità attive nel condividere esperienze e opportunità. Ciò sarebbe già avvenuto in molti casi, per esempio in Gruppi di supporto tra famiglie in difficoltà. Ecco dunque, in prima battuta, come il web potrà risolvere e colmare il vuoto lasciato dalle strutture sociali fisiche (physical social infrastructure).

Secondo scopo è garantire la sicurezza (safe community). In tale campo il CEO di FB è perentorio: le nazioni non sono più abili a proteggersi e a proteggerci; si è fatto troppo poco per rispondere alla situazione. FB possiede un asso nella manica: gestisce così tante informazioni, che può plausibilmente puntare a selezionare le comunicazioni e quindi a prevenire i problemi. Ci sono già alcuni dispositivi funzionanti, che negli ultimi anni hanno reso FB uno strumento di avanguardia nella sicurezza mondiale: il Safety Check, per comunicare al mondo la propria situazione dopo calamita o disastri; canali di coordinamento degli aiuti umanitari o per il lancio di appelli per la donazione di organi e via dicendo. L'obiettivo ulteriore è l'implementazione di una Intelligenza Artificiale che riesca a monitorare gli eventi quotidiani nella Community, al fine, per esempio, di prevenire suicidi o contrastare atti di bullismo. Il tutto senza venir meno alla privacy, rafforzata negli ultimi tempi dai sistemi end-to-end che FB ha elaborato e applicato su piattaforme come WhatsApp. 

Terzo tema è la gestione delle informazioni. Zuckerberg non nega che sia necessario risolvere le sfide delle informazioni selettive (filter bubbles) e false (fake news), cosa che pensa di affrontare favorendo la circolazione di molteplici punti di vista, e senza tacere peraltro quanto sia difficile distinguere una notizia falsa, un'interpretazione, una satira. D'altro canto sposta l'attenzione su fenomeni più comuni e più influenti, quelli del sensazionalismo (sensationalism) e della polarizzazione tematica (polarisation). Contro tali minacce le armi sono due: dal punto di vista tecnico si dovranno sviluppare sistemi di catalogazione semi-automatica, che permettano di individuare le notizie sensazionali, svuotandone l'effetto sul pubblico; dal punto di vista culturale bisognerà fare in modo che il maggior numero possibile di persone si connetta, si conosca e quindi interagisca responsabilmente con le notizie. Qui Zuckerberg, se ho ben interpretato, si accorge che questo progetto debilita le agenzie informative e quindi cerca di ingraziarsele con labili promesse, ma alla fine è piuttostto chiaro che il suo piano operativo poggia su due colonne informali: aumentare la diversità di idee (favorendo la divulgazione di un ampio range di prospettive) e rafforzare la comprensione reciproca (favorendo la conoscenza tra gli utenti), gli altri canali di comunicazione dovranno adattarsi a ciò.

(continua)

 

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