06 marzo 2017

Irlanda, la fossa comune e la tragedia delle fake news



di Federico Cavalli

Fare informazione è da sempre uno dei mestieri più difficili in questo mondo, causa la necessità di metter da parte ogni convinzione ideologica per riportare una notizia veritiera quanto più possibile. Partendo proprio da questo presupposto, da qualche mese a questa parte, il mio metodo di approccio con i telegiornali e le principali testate giornalistiche italiane è basato sulla diffidenza; questo metodo ha fatto si che riuscissi a dubitare, rispedendo al mittente, alcune delle più grandi “fake news” degli ultimi tempi. Come scordarsi delle migliaia di profezie nefaste che si sarebbero dovute attuare, a partire proprio dal giorno successivo delle votazioni, in caso di una vittoria del “no” al referendum costituzionale tenutosi lo scorso 4 dicembre? Profezie di cui, dopo esattamente 3 mesi, non se ne scorge nessuna traccia.

Lo stesso procedimento venne applicato anche qualche mese prima, precisamente nel giugno del 2016, con la tanto temuta “brexit”; anche qui, dopo circa 9 mesi dal voto, sembra non essersi abbattuta sull’Inghilterra l’apocalisse economica annunciata dall’establishment. Ebbene, anche solo questi due esempi che ho riportato dovrebbero avervi fatto capire che le notizie che si leggono, o si sentono, dai principali mezzi di informazione, vanno sempre verificate, cercando di togliere quanti più filtri ideologici possibili. Operazione che mi sono ritrovato a compiere anche ieri sera, dopo aver ascoltato al telegiornale la sensazionale notizia del ritrovamento, in Irlanda, di un’immensa fossa comune, rinvenuta in un orfanotrofio gestito da suore a Tuam, contenente i resti di circa 800 bambini.

Il servizio, andato in onda nell’edizione del tg1 delle ore 20.00 del 3 marzo, è stato introdotto da poche e semplici parole: “un’altra pagina nera nella storia della chiesa cattolica Irlandese, rigida e bigotta”; seguiva quindi un servizio dove si illustravano, oltre alla scoperta in sé, anche le presunte cause di decesso dei bambini: maltrattamento, abusi, malnutrizione. Se dapprima la notizia mi aveva turbato sin nel profondo, dopo poco decisi di approfondire quanto avevo appreso dal servizio, spinto anche da un ricordo che mi ritornava alla mente; avevo l’impressione, infatti, che si trattasse di una notizia di qualche anno fa, fatta passare nuovamente come “scoop” per poter rimarcare le colpe della chiesa cattolica in un evento del genere.

Impressione che ha trovato conferma attraverso un piccola ricerca sul web: il 5 giugno 2014 Il Fatto Quotidiano riportava la stessa notizia, usando esattamente gli stessi toni usati ieri dal tg1, con la differenza che nel 2014 si erano trovati i documenti che attestavano i decessi, oggi si è effettivamente trovata la fossa comune: ritrovamento che ha confermato la scoperta di 3 anni fa ma che non si può definire come una clamorosa scoperta in sé. Altro aspetto che mi aveva particolarmente colpito della vicenda era la sicurezza con cui si attribuivano queste morti al convento e, di riflesso, alla chiesa cattolica irlandese: se dalle ossa dei cadaveri rinvenuti si può dedurre una morte per malnutrizione, non si può invece accertare, dopo circa 80 anni dall’accaduto, se effettivamente i bambini subirono violenze o maltrattamenti e di ciò non vi è traccia neppure nei documenti rinvenuti dalla ricercatrice Catherine Corless nel 2014.

Volendo ben approfondire la questione mi sono imbattuto nel seguente sito irlandese dove venne pubblicato, sempre nel 2014, un articolo sulle condizioni economiche e sociali dell’Irlanda proprio a partire dal 1925, anno in cui il tanto discusso convento di Tuam aprì i battenti. Cito testualmente: ”Nel 1920 l’Irlanda si trovava in uno stato disastroso. La guerra di indipendenza, la guerra civile e una depressione economica stavano soffocando la società. Nel 1924 il governo interno in una nota ufficiale dipinse un quadro molto cupo: nell’industria e nel settore commerciali si ebbero più di 47.000 disoccupati, nell’agricoltura circo 40.000”. Sempre all’interno dell’articolo si può leggere di come i raccolti del 1924 furono disastrosi, il Manchester Guardian nel febbraio del 1925, definì quello che stava accedendo in Irlanda come una violenta carestia, il popolo moriva di malnutrizione e fame. Il Presidente del Consiglio esecutivo dello stato libero d’Irlanda, William Thomas Cosgrave, descrisse la situazione con le seguenti parole: ”La situazione di disagio è notevolmente maggiore rispetto al normale, ma ciò non può essere paragonabile alla carestia del 1847. Non vi è alcun problema di carestia in questo senso.”.

Usando come termine di paragone la più profonda crisi alimentare della storia moderna europea, facilmente si riesce a declassificare una carestia, tuttavia le parole che pronunciò illustrano perfettamente la profondità della crisi. In un panorama del genere si può quindi facilmente capire come,  essendo gli orfanotrofi in una grave difficoltà economica , non sia poi così assurdo avere avuto 800 decessi fra i bambini; morti che, anche solo a pensarci, creano un profondo senso di dolore, ma che non possono essere imputate totalmente alla chiesa irlandese. Ciò non toglie che effettivamente ci sia una corresponsabilità, ma contrastare la fame non avendo risorse economiche a disposizione non è poi così semplice.

http://www.motoretrogrado.it/2017/03/04/irlanda-la-fossa-comune-e-la-morte-dellinformazione/

 

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