30 marzo 2017

La loro Europa è grigia


di Roberto De Albentiis

Nella giornata di Domenica 26 marzo si sono celebrati a Roma i sessant’anni dei Trattati di Roma che, nel lontano 1957, in un’Europa che lentamente usciva dall’incubo delle distruzioni materiali e morali del secondo conflitto mondiale, e nonostante la divisione del continente e del mondo in blocchi contrapposti, parevano segnare l’inizio di un nuovo e possibile percorso di pace; ma che ne rimane oggi di quel sogno, per certi versi ancora bello e condivisibile, anche se su basi diverse e contrapposte a quelle odierne?

Guardiamo in faccia la realtà: l’Europa di oggi è divisa tra Nord e Sud ed Est, con un Nord ricco (ma di una ricchezza non esente da ombre e corruzioni) che disprezza e stritola un Sud e un Est poveri, che guarda dall’alto in basso soprattutto per le sue diverse radici storiche, culturali e religiose; l’Europa di oggi è divisa tra ricchi, sempre più pochi, e poveri, sempre di più; è divisa tra il proprio passato, volutamente ignorato e mistificato, e un futuro incerto; è divisa tra i vari cittadini europei e tra questi e gli stranieri fatti arrivare qui.

L’Europa di oggi, a dispetto della retorica, è in guerra: come non ricordare la guerra contro la Serbia negli anni ’90, quando per la prima volta dalla fine della Seconda Guerra Mondiale un Paese europeo veniva bombardato, o le guerre contro Iraq, Libia e Siria degli anni 2000, condotte da singoli Stati europei, o la recente guerra ucraina (e di riflesso contro la Russia), che ha visto un Paese europeo piombare nella guerra civile quasi come fosse la Spagna degli anni ’30?

O che dire della situazione greca, dove nel Paese che ha visto nascere l’Europa, prima ancora  dell’Italia con Roma, si ha una situazione sociale devastante da quasi dieci anni, con tassi spaventosi di morti per denutrizione, malattie e suicidi, prostituzione (anche minorile) e consumo di droga, e il tutto formalmente in pace e in assenza di guerre? Ma del resto, oggi, cosa sono i vari debiti statali e le fallimentari teorie monetariste, se non armi delle nuove guerre che si combattono senza aerei e missili?

La Roma del 1957 vedeva cittadini festanti per quella possibile unità e pacificazione e Capi di Stato che avevano passato le stesse tragedie e traversie dei propri popoli, la Roma del 2017 vede cittadini assenti (e contrari, basti vedere le opinioni maggioritarie su internet degli italiani e in generale degli europei nei commenti alle notizie e ai post riguardanti l’UE) e Capi di Stato sempre più isolati e alieni dai propri cittadini; che dire, poi, della celebrazione della “libertà” europea, con però la sospensione di Schengen e la proibizione di manifestazioni di protesta?

Manifestazioni che si sono comunque tenute, ma sui media hanno trovato spazio non quelle patriottiche (di FN, di CPI, ma anche del Partito Comunista di Rizzo), ma quelle pro-immigrazione e soprattutto quelle pro-UE, e proprio di queste andrò a parlare per chiudere l’articolo.

Intanto, la Marcia per l’Europa, che ha goduto di tanta pubblicità mediatica e politica, ha portato a Roma da tutta Italia 5.000 persone (secondo il giornale fortemente pro-UE “Repubblica”), e ciò è stato definito un “successo”; un “successo”? E’ un “successo” portare 5000 persone (un piccolo comune), con ampio battage pubblicitario, nella Capitale? E allora le Marce per la Vita e i Family Day, che di persone a Roma ne hanno portate centinaia di migliaia, se non un milione, che cosa dovrebbero essere? Ma stranamente queste manifestazioni, come le manifestazioni anti-UE patriottiche e comuniste non sono state né pubblicizzate né onestamente descritte, anzi…

Ma che dire poi dei partecipanti? I giovani pro-UE, che si fanno i selfie con Monti (uno che ha reso ancora più difficile per i giovani cercare lavoro), che chiedono “+ Europa – pensioni” (passeremo ad uccidere i “vecchiacci” per avere “più Europa”?), ma che tristezza sono? Come può un giovane esaltarsi per questa Europa burocratica e bancaria, che livella tutto e tutti, e non per il glorioso passato dell’Europa e dei singoli Paesi e popoli europei? E che giovani sono quelli che si esaltano non per militanti, soldati o guerriglieri (un Codreanu, un Degrelle, un Che Guevara), ma per grigi burocrati, per i Monti, gli Schultz, i Draghi? E’ una gioventù spenta, priva di qualsivoglia entusiasmo e anelito alla grandezza e alla luce, una gioventù sostanzialmente morta dentro, una gioventù che forse ha visto le capitali europee (ma solo quelle, e solo i quartieri ricchi e centrali, non le periferie o i paesini) ma non sa nulla di Europa, della sua storia gloriosa, delle sue grandi figure, dei suoi veri valori religiosi e comunitari.

I giovani che si fanno le foto con Monti e che si emozionano per questi “grigiocrati” sono fortemente ignoranti, nel senso che magari avranno pure due lauree e parleranno anche tre lingue, ma non sanno analizzare la realtà, non riescono a vedere come queste istituzioni europee abbiano scippato il futuro dei popoli europei e dei giovani soprattutto; o peggio, sono in estrema malafede, sono quei pochi avvantaggiati dalle politiche europee, che andranno a governarci, e che non si faranno scrupolo di impoverirci ancora di più. E tra un servo sciocco e un cosciente criminale non si sa chi sia più pericoloso.
Per concludere voglio citare una pertinente frase di una giovane politica francese, Marion (non Marine) Le Pen: “La loro Europa non è la nostra, anzi, la loro un’anti-Europa, quella dei tecnocrati, dei commissari non eletti, dei banchieri. La nostra Europa è quella degli eroi, dei santi e degli inventori. La loro Europa ha 60 anni, la nostra 5mila”; ognuno la sua gioventù, la sua idea e la sua Europa: si tratta di una questione di informazione e soprattutto di scelta e, prima ancora, di appartenenza e identità.


 

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