13 marzo 2017

L'Italia, fra eutanasia, Inps e stadio della Roma

di Claudio Tedeschi* 

Il suicidio assistito di un dj, ingigantito dalla grancassa radicale, ha gettato le basi per una accelerazione in Parlamento per approvare la legge per l’eutanasia anche in Italia. Sicuramente sarà una legge vista di buon occhio dall’Inps, che spingerà alla “dolce morte” tutti quei vecchietti portatori di pensioni d’annata, per tirare un respiro economico e gestire al peggio le pensioni di oggi. Stesso discorso non vale per Equitalia, perché i suicidi assistiti per coloro che non ce la fanno più a pagare le tasse porteranno al calo delle entrate. Anche le banche soffriranno perché i mutui non verranno pagati e gli eredi rinunciando non faranno altro che far aumentare il parco immobili pignorati e invendibili. Di fronte al “suicidio assistito” dell’Italia, cosa fanno i politici, da destra a sinistra? Nulla. Ormai, la legislatura è finita: il Parlamento è aperto, gli stipendi corrono, ma nessuno dei rappresentanti del popolo ha la volontà di affrontare i grandi temi del Paese.

Anche perché i voti non ci sono e ormai è iniziata la campagna elettorale che si concluderà nel 2018. Anche la legge elettorale è sparita, sepolta dalla polvere e dai calcinacci della scissione del PD. La stessa destra (!) non esiste più se non come stampella per la politica berlusconiana o il livore leghista. Occorrerebbe studiare la riforma fiscale, per riaprire il ciclo degli investimenti e quindi il mercato del lavoro, farsi venire un’idea che è una per ridurre il debito pubblico. Niente. L’unico a lavorare è Padoan che entro aprile deve varare la manovra correttiva (ordini da Francoforte) da 3.4 miliardi. Altre tasse, altri costi da limare e la vita scende ancora di più. Aumenta la deflazione, riprende fiato la stessa inflazione. Intanto a livello globale sale la guerriglia “politicamente corretta” contro Trump. La stessa notte degli Oscar ha visto personaggi del mondo fittizio dello spettacolo, sicuramente non legati ai piccoli spiccioli di uno stipendio da operaio o impiegato, battere le mani alla vittoria di pellicole dirette e interpretate da attori e attrici di colore. In più molti indossavano la spilla blu contro Trump. Intanto il presidente varava un piano di investimenti militari tale che Wall Streets realizzava il 12° risultato positivo consecutivo.

E’ chiaro che l’appoggio a Trump esiste da parte di chi da questa presidenza si aspetta vantaggi economici, ma occorrerà aspettare i prossimi mesi per capire se il programma e la politica di Trump siano quelli che lo hanno fatto vincere o sia stato uno specchietto per le allodole per togliersi di mezzo la Clinton e proseguire con gli stessi “attori” ma con un vestito diverso. Ad aprile in Francia si corre per l’Eliseo. Marine Le Pen è in testa ai sondaggi al primo turno. Per bloccarla al ballottaggio è stato messo in campo Macron, dirigente della banca Rothschild, a conferma che per bloccare il Front National non basta più l’intervento della magistratura e le inchieste di Bruxelles. Da noi il Paese si spacca sulla secessione del Veneto, sullo stadio della Roma nella Capitale e sulla vendita della squadra del Palermo ad una cordata straniera. Siamo sempre di più terra di conquista e torna di moda il motto “Franza o Spagna purché se magna”. Allora, visto che lo Stato e la classe politica della Nazione e dei cittadini se ne fregano, e considerato che la stessa Chiesa oggi difende più i clandestini che gli italiani, perché continuare a pagare gabelle e altro? Se non si hanno gli attributi per scendere in piazza, almeno evitiamo di fare la fila in banca come tante pecore al macello.

*(editoriale del numero di marzo de Il Borghese)  

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