25 marzo 2017

‘Musicam Sacram’ 50 anni dopo. Intervista ad Aurelio Porfiri


di Simone Baroncia

Domenica 5 marzo è ricorso il 50esimo anniversario dell’istruzione ‘Musicam Sacram’, l’ultimo grande documento dedicato alla musica che deve accompagnare la liturgia, approvato dal beato papa Paolo VI, e firmato dal card. Giacomo Lercaro, arcivescovo di Bologna e presidente del ‘Consilium’ per l’attuazione della costituzione conciliare sulla liturgia, e dal card. Arcadio Larraona, prefetto della sacra congregazione dei riti.

Ed a Roma sono convenuti molti convegnisti sul tema ‘Musica e Chiesa: culto e cultura a 50 anni dalla Musicam sacram’, organizzato dal Pontificio Consiglio della Cultura e dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica, in collaborazione con il Pontificio Istituto di Musica Sacra e il Pontificio Istituto Liturgico dell’Ateneo Sant’Anselmo, ai quali papa Francesco ha detto: “Certamente l’incontro con la modernità e l’introduzione delle lingue parlate nella Liturgia ha sollecitato tanti problemi: di linguaggi, di forme e di generi musicali. Talvolta è prevalsa una certa mediocrità, superficialità e banalità, a scapito della bellezza e intensità delle celebrazioni liturgiche. Per questo i vari protagonisti di questo ambito, musicisti e compositori, direttori e coristi di scholae cantorum, animatori della liturgia, possono dare un prezioso contributo al rinnovamento, soprattutto qualitativo, della musica sacra e del canto liturgico”.

Ed a distanza di 50 anni più di 200 musicisti, musicologi ed esperti di musica sacra rendono pubblica una dichiarazione, rivolta ai responsabili della Chiesa, per cercare di riportare sui binari della correttezza una situazione che ai loro occhi sta degenerando. I promotori di questa presa di posizione sono due musicisti e musicologi di grande fama: Aurelio Porfiri, direttore della rivista internazionale ‘Altare Dei’, edita a Macao e Hong Kong, ed autore di libri e saggi sulla musica sacra e la liturgia, e l’americano Peter A. Kwasniewski, professore di teologia e filosofia e direttore di coro al Wyoming Catholic College. La dichiarazione sulla situazione attuale della musica sacra ‘Cantate Domino canticum novum’ si apre così: “Noi sottoscritti, musicisti, sacerdoti, insegnanti, studiosi e amanti della musica sacra, offriamo umilmente alla comunità cattolica di tutto il mondo questa dichiarazione, esprimendo il nostro grande amore per il patrimonio di musica sacra della Chiesa e la nostra profonda preoccupazione riguardo il suo difficile stato attuale”.

Per comprendere meglio il documento abbiamo rivolto alcune domande al prof. Aurelio Porfiri, partendo proprio dalle parole pronunciate da Papa Francesco, che ha sottolineato la necessità di valorizzare il patrimonio della musica sacra ed anche la sua attualizzazione con linguaggi moderni.

Come armonizzare questa duplice missione?

“Semplicemente prendendo come punto di riferimento le esigenze della celebrazione e i grandi modelli del passato che ci permettono di guardare più lontano. Il patrimonio non è un tesoro da tenere in cassaforte ma qualcosa da far vivere vicino alle nuove creazioni, così da poter essere un modello sempre vivo ed efficace”.

Come adeguare la musica sacra con le esigenze della ‘nuova liturgia’?

“Direi che prima bisognerebbe distinguere tra quelle che sono le esigenze vere della forma ordinaria del rito romano e le esigenze sovrapposte da alcuni, anche fra gli esperti in liturgia. Nova et vetera è un principio che funziona sempre”.

A 50 anni dall’Istruzione quale è la situazione della musica sacra nella liturgia?

“La situazione è drammatica, ma questo non lo sentirà dire da nessuno pubblicamente. Quando però si parla in confidenza, la situazione reale viene fuori anche da coloro che ufficialmente tessono le lodi dei ‘benefici che abbiamo ricevuto negli ultimi decenni’. La musica sacra è in ginocchio, si è perso il senso della dignità della celebrazione”.

Quali proposte per educare i giovani alla musica sacra?

“I giovani, per esperienza, non sono mai il problema, possono essere portati ad apprezzare cioè che è bello, buono e vero. I problemi sono i quadri intermedi, quelli che pensano di sapere cosa è giusto per i giovani, che gli danno quello che i giovani hanno già, lasciandoli dove sono e non permettendogli di andare dove dovrebbero essere”.

In questo senso sono di estrema importanza le conclusioni del documento che insiste su una formazione più approfondita tra liturgisti e musicisti per ‘discernere tra ciò che è buono e ciò che è cattivo’, come ha scritto papa Francesco al n^ 9 dell’enciclica ‘Lumen Fidei’: “E’ vero che, in quanto risposta a una Parola che precede, la fede di Abramo sarà sempre un atto di memoria. Tuttavia questa memoria non fissa nel passato ma, essendo memoria di una promessa, diventa capace di aprire al futuro, di illuminare i passi lungo la via. Si vede così come la fede, in quanto memoria del futuro, memoria futuri, sia strettamente legata alla speranza”. Quindi riprendendo un passo di Isaia (12, 5-6) il documento conclude che la musica sacra è necessaria alla liturgia: “Questo ricordo, questa memoria, questo patrimonio che è la nostra tradizione Cattolica non è qualcosa del passato soltanto. E’ ancora una forza vitale nel presente, e sarà sempre un dono di bellezza per le generazioni future”.

http://www.acistampa.com/story/a-50-anni-dalla-musicam-sacram-un-colloquio-con-aurelio-porfiri-5617

 

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