09 marzo 2017

Verona, adulti-baby: il rifugio della culla


di Giuseppe Giansante

Un nuovo vento si aggira per l’Europa- il turbine del relativismo. Tutti i centri di potere, dai telegiornali a facebook, attraverso la censura e, in alcuni casi, la diffamazione, si sono riuniti per battersi a favore di questa corrente, per affermarla nella società. L’individualismo, l’anarchismo e l’immoralismo sono solo alcune delle conseguenze che tale ideologia può far scaturire nella collettività: infatti, se non esiste una morale definita e oggettiva, ogni valore non può essere riconosciuto in modo assoluto, dunque, ciò che razionalmente deve essere considerato un errore, per alcune persone può essere identificato come giusto.

Pertanto, lo Stato relativista renderà legittime quelle azioni che sono convenienti ad alcuni individui, ma che inevitabilmente saranno dannose per altri membri della società: l’utero in affitto è un esempio di una pratica che è utile (coppia dello stesso sesso che otterrà l’oggetto del desiderio) ma nociva (essere umano privato volontariamente della figura paterna o di quella materna, senza poi contare la reintroduzione di una forma di schiavismo soft, da nuovo millennio). Ian Jarvie, filosofo formatosi sotto la guida di Karl Popper, afferma che, alle radici del relativismo si trova proprio il nichilismo.

Per il relativismo, l’etica è personale e malleabile, e si regola in base ai desideri e ai freni inibitori dell’individuo. Ma una morale non definita, che cambia in relazione alle situazioni, equivale al non avere una morale, ed è proprio questo il problema dell’Occidente, in cui vi sono persone che vogliono dare lezioni morali, nonostante una morale non sia rintracciabile nell’aria.

Recentemente mi è capitato di leggere un articolo: a Verona aprirà un asilo per adulti. Un asilo dedicato agli adulti, dove uomini e donne combattono lo stress “riscoprendo la propria spensieratezza, regredendo allo stato di bambino”. Quarantenni di diversa estrazione sociale cercano la serenità tramite ciucci, pannolini e giocattoli, vestiti con pigiamini colorati, si pisciano addosso (quando va bene) e si fanno pulire dalle “maestre” con salviette e borotalco per poi essere coccolati amorevolmente. E’ una moda che giunge dall’America, dove sono nati i primi esperimenti per gli “adult baby”.

Per descrivere tutto ciò non ci potrebbero essere parole più adatte di quelle del nostro collaboratore pluricensurato Alessandro Benigni: “siamo nell’era della psicosi sociale”. Adesso, un seguace del relativismo potrebbe rispondere: “ma a voi che fastidio vi dà se queste persone vogliono fingersi bambini? Se a loro piace lasciateglielo fare, vivi e lascia vivere”. A questo punto, bisogna riflettere oggettivamente su ciò di cui stiamo parlando: vi sono degli adulti che cercano conforto fingendo di essere ciò che non sono. Potrebbero essere insoddisfatti dalla monotonia di ogni giorno, ed invece di affrontare il problema principale che li affligge, che può essere di tipo lavorativo, o di tormento interiore, tentano di scappare da loro stessi, imitando il ricordo dell’infanzia, periodo sereno, protetto, rassicurante, senza angosce. E’ probabile che si trovino in uno stato di sofferenza, in cui odiano la loro quotidianità a tal punto che si rifugiano in questi luoghi dove evadono non solo fisicamente ma anche mentalmente, cercando di fuggire dal loro stesso IO, pur di non affrontarlo.

L’infanzia però non può essere riprodotta, e non potrà essere recuperata in alcun modo dato che non consiste soltanto nel gattonare con un ciuccio in bocca e pisciarsi addosso. Essa è stata un periodo breve che tutti gli esseri umani hanno sperimentato e quasi sempre hanno amato, caratterizzata dalla spensieratezza e dall’essere accuditi proprio perché nuovi ospiti in questo mondo, inesperti e indifesi; non può essere riprodotta da persone mature che conoscono a fondo il mondo, poichè la conoscenza è quella caratteristica che non si possiede quando si è neonati, e che a quel tempo ci ha reso tali. Il voler tornare allo stato infantile, come se si pretendesse di rientrare all’interno del grembo materno, piuttosto che un’ attività contro lo stress, dovrebbe essere considerato un sintomo di disagio e disprezzo per la propria esistenza, poichè si vuole fuggire da essa.

Incentivare gli “asili nido per adulti” aumenta la psicosi sociale che sta minacciando l’equilibrio mentale delle persone nella nostra società, già sotto attacco dalla teoria gender. Lo Stato, invece di far conoscere a queste persone il motivo principale per cui essi frequentino gli asili nido per adulti, affinchè possano affrontare la causa della loro insoddisfazione, sottovaluta la gravità di questa moda, che distrae gli individui dal loro vero problema senza focalizzarsi su di esso, e vede in queste persone, insicure a livello psicologico, un portafogli da svuotare ed una mente da annebbiare ulteriormente.

Lo Stato preferisce che il cittadino abbia la sua settimanale dose di “soma” fingendosi neonato, piuttosto che fargli prendere coscienza. Infatti, liberandolo dal torpore in cui si è inabissato, egli potrebbe capire che lo Stato ha smesso di essere suo amico da lungo tempo.

http://www.motoretrogrado.it/2017/03/07/verona-adulti-baby-il-rifugio-della-culla/

 

1 commento :

  1. E' stato già accennato nell'articolo, ma voglio puntualizzarlo meglio. Crediamo che ci si fermi qua? e non si vorrà regredire fino all'utero? (sintetico ma verosimile)
    Un bell'involucro morbido. il povero stressato nutrito tramite endovena e magari con qualche marchingegno educato anche a non respirare. Il liquido amniotico sostituito da una miscela zuccherata debolmente alcoolica e soporifera...
    l'utero artificiale verrebbe dolcemente cullato e voci amorevoli potrebbero giungere dall'esterno insieme a musica piacevole...

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