05 aprile 2017

Building Global Community e il nomos dell'Anticristo (parte III)


di Amicizia San Benedetto Brixia

(qui e qui le prime due puntate)

Si tratta di una ideologia pratica, concreta, non teorica, ma non per questo meno problematica, solo più compatibile con la cultura postmoderna, che ammetterebbe unicamente in questo modo una nuova forma dittatoriale. Oggi infatti non è tempo di dittature politico-militari, ma di condizionamenti mediatico-culturali. Nella sua lotta ai bubble filters FB finisce con l’essere l’unica grande bolla in cui tutto il pensiero politicamente corretto si troverà imprigionato. Il linguaggio semplice, il rivolgersi all’utenza e non ai governi, la visione utopico-irenica, il tono di apparente disinteresse pratico, la negazione di un pensiero filosofico guida, la radicalità della visione, l’alterità rispetto al piano politico effettivo (che si trova disarmato di fronte alla potenza globale del social) tutto suggerisce che la proposta di Zuckerberg abbia le carte in regola per influenzare una nuova e moderna ideologia, degna erede delle Rivoluzioni storiche (da Lutero ai giacobini, da Marx al Sessantotto).Tacendo del problema della privacy - che forse è più garantita rispetto a spam e hacker, ma che non è minimamente preservata rispetto al grande fratello Mark e a quanti se ne compreranno i favori -, non può che allarmare questa nuova ideologia cibernetica. Né dogmi, né morale; né strutture, né identità fisse; solo la proliferazione di informazioni, possibilmente cangianti e stranianti, e la forte condivisione di esperienze vitali, che sono poi i due fattori - teorico e pratico - utili a far cadere ogni giudizio e a innalzare un nuovo grande pregiudizio globale. Una grande società online, che sopporta e sfrutta le dinamiche civiche locali, ma che ambisce a tutelarsi e a curarsi da se stessa. Grande è la rivoluzione antropologica che Facebook può alimentare, debilitando ancor più le culture e i poteri locali. Difficile pensare come contrastare queste autentiche “potenze dell’aria”.

Concludo con alcune riflessioni.
La prima mi viene suggerita dal filosofo Massimo Cacciari, il quale nelle conclusioni a “Il potere che frena” (Adelphi, 2013), saggio di teologia politica interessato alle fasi apocalittiche della storia, suggerisce che il tempo dell’”ultimo uomo” non sarà un tempo anarchico, bensì regolato da un preciso “nomos”, da una norma, e questa norma prevede “l’indifferenza sovrana per il conflitto di valori”, la situazione di “pace con ogni domanda e con ogni credenza dell’individuo” (p. 85), un’autorità messa solamente “al servizio del funzionamento del sistema tecnico-economico” (p. 122), l’incapacità governativa di “esprimere un’identità di comando” e  dunque “l’affermazione del carattere irriducibilmente policefalo del potere”, il tutto dominato dalla “incontrastata fede nel fatto che ogni problema dotato di senso vada espresso in forma tecnico-amministrativa” (p. 123). Un quadro che si coniuga perfettamente con la comunità globale, saldamente dominata da una autorità tecnico-economica, indifferente al discorso valoriale (sensibile solo alla gestione privata del medesimo) e definita dalla policefalia dei gruppi di utenza.
Connessa a tale riflessione vi è quella di Mario A. Iannaccone, il quale con “Maria Maddalena e la dea dell’ombra” (Sugarco 2006), studiando l’evoluzione culturale della figura della Maddalena in ambito esoterico e occultista , aveva messo in evidenza il ruolo simbolico dell’Androgino, figura mitico-diabolica, sia maschio che femmina, direi modello di una vera “inclusive community” ante-litteram, capace di raccogliere in sé tutti i sogni e le utopie umane rivolti a un futuro politico fatto di libertà sempre più allargata, di crisi delle gerarchie e dei poteri costituiti, di superamento di ogni vincolo morale tradizionale. La moderna community avrebbe quindi a tutti gli effetti la valenza del nuovo androgino, capace di includere relativisticamente ogni desiderio e ogni capriccio, al di là di ogni controllo politico responsabile e in ribellione ad ogni pretesa autorità, verità o costume stabilito.

(continua)

 

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