06 aprile 2017

Building Global Community e il nomos dell'Anticristo (parte IV)


di Amicizia San Benedetto Brixia

(qui, qui e qui le prime tre puntate)

Ora veniamo a un giudizio cristiano del fatto. L’impressione è che il progetto di BGC attui nel mondo contemporaneo in una modalità decisamente estremizzata il sogno di salvarsi da se stessi (autosoterìa). La comunità globale vagheggiata da Zuckerberg è una comunità parallela, la quale mantiene con la politica, l’informazione e la società “fisica” solo quel minimo di contatti di fatto imprescindibili (Zuckerberg è utopico, ma non irrealistico); al di là di tali contatti si impone però un modello radicalmente anti-autoritario, privo di un nucleo o di un centro, che ha l’ambizione di riuscire in ciò che avrebbe visto fallire tutti gli altri sistemi: creare un mondo buono, instaurare una società di amore e di supporto. Religioni, filosofie e politiche hanno sbagliato? Nessun problema, FB ci permetterà di salvarci da soli. Questo il messaggio che mi pare di annusare in filigrana. Ora, nella letteratura religiosa il mito dell’auto-salvazione è, né più né meno, l’altra faccia della ribellione luciferina, la posa politicamente corretta di opporsi alla logica di servizio e di obbedienza rivelata da Cristo (espressione dell’unico e vero Amore divino). C’è qualcosa di fortemente inquietante nell’immaginare che questa comunità globale voglia esprimere la scelta collettiva e totale dell’umanità di fare a meno della salvezza di Cristo e della presenza di Dio – tollerato, ci macherebbe!, ma sottoposto ai filtri selettivi dell’Intelligenza Artificiale, nonché alle impostazioni di Privacy dal menù del singolo utente. Si tratta dell’estrema apostasia? Dal punto di vista materiale, per usare un termine tecnico, ho l’impressione che potrebbe essere così: difficile pensare un modo più drastico con cui l’umanità nel suo complesso possa dire il suo “non serviam” al Creatore.
Impressiona, da ultimo, la conclusione del manifesto zuckerberghiano: l’insufficienza dei vecchi dogmi tradizionali, ormai inabili a sostenere l’uomo del presente, e l’imperativo di essere aperti e connessi. Come si pone la Chiesa Cattolica rispetto a simili istanze? Avverto forti paralleli con tale modello nell’attuale situazione di alleggerimento dogmatico – evidenziato soprattutto dalla redazione di Amoris Laetitia – e nell’insistenza ad abbattere i muri e costruire i ponti. Non dico però che questi atteggiamenti significhino ipso facto una sottomissione della missione ecclesiale ai mantra della comunità globale. Presumo anzi che, quando a sollevare tali indicazioni sia la massima autorità della Chiesa, esse vogliano andare nella direzione di creare le condizioni di maggior dialogo possibile tra cristianità e mondo post-moderno, al fine di contenere viepiù le derive di quest’ultimo e poter presto rilanciare l’evangelizzazione nella sua forma più piena. Questo atteggiamento, così tratteggiato, è di per sé in perfetta continuità con gli auspici della giovannea e conciliare Mater et Magistra. Restano tuttavia alcune lecite perplessità circa la forza e la sicurezza di simile strategia del dialogo: esso non ha potuto frenare evidenti danni nei decenni passati, quando la potenza della proposta culturale moderna pareva ancora contenuta e contenibile, come ci proteggerà oggi, vista l’inarrestabile ascesa e pervasività del mondo social post-moderno? Soprattutto ho il fondato timore che, tolte le buone intenzioni strategiche del Pontefice, molti tra i cristiani schieratisi in prima linea nell’attuazione di simili linee non le avvertano appunto come una modalità operativa tattica, ma come la sostanza in cui esprimere la fede oggi. La fede è apertura e dialogo e novità? Stanno davvero in questo modo le cose? E in cosa ci distingueremmo allora dalle utopie della rete? Se ciò non verrà chiarito in modo netto, rischieremo di essere complici, ingenuamente o meno, dell’estrema decadenza sopra ipotizzata e ci troveremo in breve a non aver più nulla di significativo da dire, se non forse in qualche Gruppo della Community debitamente filtrato dalla Intelligenza Artificiale di Mr. Zuckerberg.

(fine)  

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