20 aprile 2017

Cattolici nel mondo e in Europa: qualche statistica


di Fabrizio Cannone

La Chiesa cattolica, da sempre (e quindi ben prima del caso Galileo), crede nella scienza oltre che in Dio. Credere nella scienza, se non si è maniaci del razionalismo dogmatico, come i positivisti ottocenteschi, significa semplicemente sapere che l’universo materiale ha delle leggi proprie che ne regolano il corso e il funzionamento. E chi crede che Dio sia un essere intelligente e intelligibile, e che sia lui l’autore del mondo visibile, non può che credere che la realtà rifletta, pur misteriosamente, la perfezione della sua prima Causa.
Lo testimoniano altresì una infinità di opere teologiche, filosofiche e comunque di alta cultura che vanno sotto i nomi di Patrologia greca e di Patrologia Latina. Si tratta di due collezioni ottocentesche, dovute allo zelo di un curato di campagna, l’abbé Jacques-Paul Migne (1800-1875) che raccolgono, in modo mirabile e in oltre 300 volumi a stampa, centinaia di testi dei teologi e dei vescovi cattolici dei primi secoli dell’era cristiana.
D’altra parte, la luminosa età medievale (come Giotto, Dante e Tommaso d’Aquino), vide la nascita o la rinascita di molte discipline scientifiche come l’astronomia, la medicina e l’ottica, e la fondazione delle prime università quali centri superiori del sapere e della ricerca: si pensi alla Sorbona, fondata nel 1253 dal canonico Robert de Sorbon, confessore del re san Luigi IX e alla Sapienza, eretta da Bonifacio VIII nel 1303 come Studium Urbis.
Ma le stesse cattedrali gotiche o le abbazie romaniche che riempirono dei loro marmi luminosi, nazioni come l’Italia, la Francia, la Spagna o la Germania, mostrano bene che lo studio della Bibbia, la prima occupazione dei dotti dell’età di mezzo, non si opponeva in nulla all’ottima conoscenza delle regole dell’architettura, della pittura, della scultura, dell’idraulica e dell’acustica. Idem dicasi per le scienze musicali e del canto, a partire dal pentagramma, nota creazione del monaco Guido d’Arezzo (991-1033 circa).
Oggi la Chiesa di Roma usa prudentemente tutte le conoscenze ‘profane’ per meglio inserirsi nel contesto della cultura tecno-scientifica contemporanea, e tra esse, viene costantemente impiegata la statistica. La fede nel mondo e l’incidenza reale della religione nei cuori non rientrano in nessun tipo di calcolo e di ragionamento, certo. Ma la religione è anche un fatto sociale e pubblico, e se in Italia fino a 50 anni fa, la gran maggioranza dei cittadini si sposava in chiesa e ora non più, qualcosa ciò starà pur a significare. Lo stesso dicasi per molti atti esterni, e come tali valutabili e misurabili: la quantità di battezzati ogni 100 nati, l’andamento dei divorzi tra i cattolici, la proporzione degli studenti che si avvalgono dell’ora di religione, e così via.
Così pochi giorni fa, è stata annunciata in Vaticano la pubblicazione di due strumenti importanti e sovente misconosciuti: ovvero l’Annuario Pontificio del 2017, ed il meno noto Annuarium Statisticum Ecclesiae 2015.
L’Annuario Pontificio è una sorta di repertorio sistematico della gerarchia cattolica universale, di tutte le diocesi del mondo (con indirizzi, numeri di telefono, etc.) e di tutti gli uffici e le congregazioni della Curia romana. Vi sono anche menzionati tutti i cardinali, gli istituti religiosi, le rappresentanze e il corpo diplomatico accreditato presso la Santa sede. E’ quindi un importante strumento di collegamento inter-ecclesiale e di comunicazione, il quale risalirebbe addirittura al 1716 e che, pur con alterne vicende, è stato stampato quasi ogni anno fino ai giorni nostri. Notoriamente, esso si apre con la lista cronologica dei 266 Sommi Pontefici, da s. Pietro a papa Francesco, non esclusi neppure gli antipapi. Nell’ultimo anno preso in conto, il 2016, si parla così della erezione di 4 nuove sedi episcopali, di una eparchia, 2 esarcati apostolici e un ordinariato. L’indice accuratissimo dell’Annuario lo rende un utilissimo vademecum della cattolicità.
Quanto all’Annuario Statistico, esso è ben più complesso, meno descrittivo e compilativo, e se vogliamo più scientifico. Contiene il trend del cattolicesimo mondiale degli ultimi 5 anni (2010-2015: gli ultimi 2 di Benedetto XVI e i primi 3 di Francesco), sia come sintesi complessiva, che per singole aree del mondo.
La cosa più significativa sta forse nell’andamento delle vocazioni sacerdotali e religiose, che come noto è al ribasso nelle zone di più antica cristianità, tra cui l’Italia. Così, con una proporzione di cristiani cattolici assai stabile in rapporto all’insieme dell’umanità, i sacerdoti cattolici sono aumentati in Africa (+ 1.133 unità) e in Asia (+ 1.104 unità), restando stabili in America (+ 47 unità) e in Australia (+ 82 unità). E sono calati drasticamente in Europa, madre e cuore della Chiesa universale (- 2.502 unità in un solo anno!). Un calo simile si è registrato anche per i religiosi (non sacerdoti) e per le religiose, specie per quelle di vita attiva, e non di clausura. Un calo ancora maggiore si è avuto, nell’ultimo lustro, per i seminaristi europei e un parallelo aumento degli abbandoni del sacerdozio e dei consacrati a vario titolo.
Come spiegare questo trend negativo proprio nel continente europeo, evangelizzato degli stessi apostoli e nel cuore del mondo ecclesiale in cui sorge Roma, capitale mondiale della cattolicità?
Due cose appaiono certe e strettamente collegate tra loro. L’andamento rilassato e lassista di moltissimi cattolici, succubi della cultura laica e mondana della contemporaneità, ha spento in tanti giovani le idealità per cui prima alcuni erano attratti dal sacrificio del celibato, del convento, del seminario e della stessa clausura. Parallelamente, come dimostra in modo inoppugnabile il sacerdote spagnolo Angèl Pardilla (La realtà della vita religiosa. Analisi e bilancio di 50 anni 1965-2015, Libreria editrice Vaticana, 2016, pagine 704), la crisi di fede del post-Concilio ha condannato alla sterilità il sacerdozio e la vita religiosa, maschile e femminile. Soprattutto negli ambienti segnati dal progressismo e dal modernismo più spinto. Non pochi istituti invece, riportati come esempi dal teologo clarettiano, sorti proprio nell’ultimo mezzo secolo, ma con un’identità forte e chiara, hanno registrato e registrano quel rinnovamento e quella espansione che sono i segni migliori della fedeltà al carisma e al Vangelo.
Esistono infatti una serie di comunità religiose che, sorte solo alcuni decenni fa, si caratterizzano per una continua espansione, di anno in anno. A titolo di esempio vediamone due, emblematiche di un mondo poco noto ma sempre più vivace. Nel 1970 l’arcivescovo Marcel Lefebvre fondò in Svizzera, con l’approvazione del vescovo locale, la Fraternità sacerdotale san Pio X. Oggi se ne parla molto perché Papa Francesco, non proprio un ‘tradizionalista’, sta cercando di risolvere il dissidio canonico che si aperto con la consacrazione che Lefebvre fece nel 1988 di 4 vescovi, contro la volontà di Giovanni Paolo II. Mettiamo da parte però l’aspetto canonico-giuridico. La Fraternità, sorta nel post-Concilio, in un momento in cui molti ordini religiosi iniziavano a perdere vocazioni religiose a decine o a centinaia (come i gesuiti), conta oggi 613 sacerdoti, presenti in tutti i continenti. Ed anche 215 seminaristi, oltre 200 suore, etc. La Fraternità ha fondato e dirige oltre 100 scuole (dall’asilo al liceo), e due istituti universitari riconosciuti dallo stato, uno a Parigi e uno in America. La particolarità dei cosiddetti cattolici-tradizionalisti, e il loro carisma specifico, è di usare i sacramenti secondo le norme precedenti alle riforme di Paolo VI (1963-1978). In latino dunque, e nella messa, con il prete rivolto all’altare, e non al popolo. E tuttavia questo “ritorno al passato” non ha impedito la costituzione di 6 seminari floridi e di moltissime case religiose nel mondo, anzitutto in Francia, ma anche in Africa, in America, nelle Filippine, in Italia, etc.
Nel 1988, 12 membri della Fraternità di Lefebvre, non volendo accettare la rottura col Vaticano, fondarono la Fraternità san Pietro, di fatto con lo stesso spirito di restaurazione cattolica. E Giovanni Paolo II li eresse subito, con il permesso di celebrare secondo il modo antico. Ebbene anche la Fraternità san Pietro, ben più giovane della società di Lefebvre, conta oltre 250 giovani sacerdoti. E questo vale per molti altri piccoli istituti con il carisma della messa in latino, diffusi in mezzo mondo. Tutti fondati nel post-Concilio e tutti caratterizzati dal gusto della Tradizione: sacerdoti con abiti riconoscibili, bei paramenti nel culto, pratiche devozionali classiche (rosario, adorazione eucaristica, etc.) e soprattutto fedeltà alla verità cristiana senza sconti e accomodamenti.
Nei prossimi anni ne vedremo delle belle. Davanti ad una “apostasia silenziosa dell’Europa”, come la chiamò profeticamente Giovanni Paolo II, c’è l’avanzata dell’islam e del laicismo, del New Age e delle religioni orientali e neo-pagane. Esistono però delle “minoranza creative” cristiane (Ratzinger), in forte espansione, che non si arrendono ai mala tempora, e hanno la pretesa di rievangelizzare il continente. Chi vivrà vedrà.

(uscito con modifiche su La Verità del 18 aprile 2017)  

1 commento :

  1. Sarà durissima, ormai la gente qui in Italia non crede più a niente se non a internet, instagram, facebook e simili idiozie.....la colpa? Fuga dagli anni '60 in poi dalle campagne, secolari bacini di utenza per i novelli sacerdoti, urbanizzazione e ghettizzazioni periferiche senza chiese, tv commerciale presa a dosi massicce poi il telefonino......giusto, chi vivrà vedrà, le piccole minoranze creative speriamo si mettano insieme.

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