25 aprile 2017

"Fare Chiarezza" per non cedere al relativismo


di Alfredo Incollingo

Il 22 aprile, in una delle sale per convegni dell'Hotel Columbus, su Via della Conciliazione, a Roma, si è tenuta una conferenza internazionale organizzata dal quotidiano cattolico la “Nuova Bussola Quotidiana” e dal mensile "Il Timone".

Il tema dell'incontro era la controversa “esortazione apostolica” di papa Francesco, “Amoris laetitia”. Il documento, pubblicato all'indomani dell'ultimo Sinodo dei vescovi sulla famiglia, voleva essere un sunto delle decisioni dei padri sinodali e doveva riportare il giudizio del papa, esprimendosi secondo le verità del Vangelo. Più che fare chiarezza, “Amoris Laetitia” ha confuso le idee, e a molti! Non è un caso se il convegno fosse intitolato “Fare Chiarezza”, un grido di aiuto, rivolto anche all'Altissimo, affinché si ponga fine alla confusione dottrinale.

Il documento presenta molti punti controversi che hanno dato adito a interpretazioni pericolose, che negano il Magistero cattolico. Sono intervenuti diversi esponenti del mondo culturale cattolico, provenienti da diverse nazioni, presentati dal direttore della “Nuova Bussola Quotidiana”, Riccardo Cascioli, che ha fatto anche da mediatore: Anna Silvas (Australia), Claudio Pierantoni (Cile), Jurgen Leminski (Germania), Douglas Farrow (Canada), Jean Paul Messina (Camerun) e Thimbaud Collin (Francia).

Tutti i gli interventi hanno messo in rilievo la necessità di definire al meglio tutti i capitoli dell'esortazione perché, come è accaduto a Malta o nei Paesi del Nord Europa, alcuni vescovi sembrano aver avallato posizioni morali piuttosto dubbie. E' stato inoltre chiesto, da laici, che il papa risponda ai cinque “Dubia”, avanzati da quattro cardinali che ritengono dubbio, appunto, il documento del Santo Padre.

Ci si è chiesti che cosa sia la famiglia. A spiegarlo è stato il saggista e giornalista tedesco Liminski che, partendo dalla storia e dalle origini della famiglia, ha dimostra la preminenza della monogamia nel consorzio umano, dando una dura spallata a quanti difendono il poliamore o la poligamia. Solo con il cristianesimo la famiglia monogamica ha trovato la sua giusta disposizione. Il carattere fondamentale del matrimonio cristiano è l'indissolubilità che è conforme al volere di Dio. Ed è conforme anche alla scienza, visto che oggi si chiede sempre il riscontro dei tecnici. Leminski ha svelato così che è scientificamente provato che un matrimonio forte, unitario e stabile favorisca la buona crescita dei figli e l'incremento del “capitale” umano.

Il filosofo canadese Farrow ha invece discusso sulla radice protestante della crisi del matrimonio cristiano, che è avvenuta quando si è iniziato a mettere in dubbio questo Sacramento. L'azione diabolica è poi continuata con la “rivoluzione sessuale” del Sessantotto che ha sostanzialmente indebolito ciò che rimaneva della famiglia (e del matrimonio).

E' indispensabile, ha affermato il Prof. Pierantoni, che il papa chiarisca finalmente cosa esprime veramente la sua esortazione. E' necessario che sia lui a farlo, anche se cadesse in piena contraddizione, perché c'è bisogno di un giudizio che sia universale. Non si può affidare la comprensione di un documento tanto importante ai vescovi, che hanno manifestazione purtroppo posizione pericolose.

Il camerunense Messina ha invece introdotto la questione delle chiese nazionali. Il giudizio del papa sul matrimonio deve essere rapportato alle singole realtà culturali. E' necessario, afferma, che si trovi un punto di equilibrio tra la chiesa universale e quella nazionale. Il documento di papa Francesco pare aprirsi ad altre realtà affettive. Perché quindi non accogliere la poligamia, tanto diffusa in Africa? L'occidente la sbandiera come una forma libertaria di amore, quanto invece è un sistema di oppressione ai danni della donna, non in linea tra l'altro con le parole di Gesù.

L'australiana Silvas e il francese Collin hanno posto il problema della soggettività nel discernimento e nel trattare il problema della famiglia. La coscienza, richiamata nel Capitolo VIII dell'esortazione apostolica, sembra essere un criterio innovativo per discutere della questione. In realtà è un metodo relativista e non in linea con la tradizione cattolica: è piuttosto un atto di conformismo con la modernità e non un discernimento che sia veramente cristiano.

Ciò che è emerso da questo convegno è la necessità di mantenersi saldi nella dottrina e di porre fine alla confusione nella Chiesa di Cristo. A chiederlo non sono gli ecclesiastici, almeno non tutti, ma i laici. Saranno questi a salvare il cattolicesimo?

 

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