08 aprile 2017

Giovani europei. La generazione dei Guerin Meschini

di Alfredo Incollingo

Il giovane Novalis assisteva inerme alla decadenza dell'intero continente europeo. L'Europa ormai era in balia degli eserciti napoleonici e alle conquiste seguiva la propagazione delle idee rivoluzionarie. La sovversione sociale, morale e politica era inevitabile e Novalis trascrisse i suoi sentimenti crepuscolari in "Europa, ovvero Cristianità" nel 1799.

Perché il continente e le nazioni erano in rivolta? La ragione fondamentale era la perdita di qualsiasi contatto con la tradizione cristiana cattolica, la stessa che aveva forgiato l'Europa nei secoli medievali. Quando la Riforma protestante (per qualcuno già il Rinascimento) e poi la Rivoluzione Francese ruppero questo ordine di divina origine, il caos che ne seguì fu la diretta conseguenza. Per Novalis non vi è via di uscita da questa condizione se non nel recupero della Cristianità medievale, rinnovata e intesa quale costituzione sovranazionale, spirituale e morale che ha nel Papato il suo fulcro.

A scrivere ciò non era un "reazionario" cattolico, ma un protestante. Il suo romanticismo lo aveva condotto a scoprire la luce del Medioevo e a comprendere il ruolo fondamentale della Chiesa nel progresso di quei secoli. L'Europa che si e' apprestata a celebrare il suo sessantesimo anniversario come si considera? A conti fatti Novalis avrebbe da ridire su questo continente smarrito e disgregato.

Non c'è più una guida morale e spirituale, qual era il papa, ma un gruppo di burocrati insensibili alle genti. E poi i trattati firmati dai 26 membri attuali dell'Unione Europea cosa affermano? La giurisprudenza è si utile, ma non può incarnare il senso dell'esistere e il destino di un intero continente. Di "incarnato" c'è solo il "verbo" che ha dato forma all'informa Europa. Oggi il nostro "spazio vitale", usando una celebre espressione, è un figlio smemorato o infedele: entrambe sono le soluzioni. A conti fatti i padri europei hanno rinnegato Cristo e i figli, ignorando che cosa ha rappresentato per l'Europa, non ne comprendono la sua necessità.

Siamo un po' come Guerin Meschino, il noto cavaliere medievale del romanziere Andrea da Barberino, che parte per terre e per mari per capire chi egli sia. Ha dentro di sé alcune consapevolezze, ma non sa comprenderne il senso. Nel suo pellegrinare  giunge anche a Roma, dove alla fine riesce a ottenere il perdono dei peccati dal papa e si riconcilia con il cattolicesimo. Noi siamo la generazione dei Guerini perché abbiamo le tracce della nostra identità ma non siamo in grado di usarle a nostro vantaggio. Dobbiamo ripartire da Roma, come e' stato fatto il 25 marzo, ma con il fine di dare un senso all'Unione che ora è solo delle lobby, della moneta unica e delle banche. Solo in questo modo potremmo vivere gioiosamente l'essere europei.

 

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