21 aprile 2017

I Natali di Roma. Da Giano alla regalità di Cristo.


di Alfredo Incollingo

Il 21 aprile, come da tradizione, si celebrano i natali di Roma. Sono passati più di due millenni da quell'evento epocale, quando nel lontano 753 a.c. Romolo, tracciando un solco sacro intorno al colle Palatino, fondò Roma. E' probabile che all'inizio si sia trattato di un piccolo centro di pastori e di contadini, ma da questo villaggio iniziò una storia di grandi trionfi, di gloria e di prosperità. L'Aquila imperiale prese il volo dal Palatino alla volta del Mediterraneo, del Medioriente e delle terre selvagge del Nord Europa. Il sacro fuoco di Vesta divenne il focolare intorno al quale le genti si riunivano nella stessa casa, fratelli di una comune tradizione. Roma si identificò con la tradizione primordiale, il Centro del Mondo, di cui tutte le popolazioni avevano memoria. Giano Bifronte, il “Padre degli Dei”, che guardava la città dal suo colle, il Gianicolo, presiedeva agli ingressi cittadini: nessuno poteva entrare a Roma senza il suo permesso, senza che l'ospite si considerasse “romano”. Giano presiedeva all'iniziazione, al battesimo e guardava contemporaneamente a est e a ovest; al mondo materiale e a quello invisibile; alla spada e alla mitra. Il “Padre degli Dei” ricordava quella regalità primordiale che si era persa nei secoli e nei millenni, quando il sacerdozio e l'impero era un'unica cosa, o meglio, il secondo derivava dal primo. La tradizione romana manteneva vivo questo ricordo ma soffriva della scissione, la cui unità era simbolizzata in Giano. Solo con Cristo la tradizione romana, la più vicina al Centro Primordiale, che è il Dio cristiano, giunge al pieno compimento. Gesù è Re e Sacerdote e riordinava il mondo dopo i secoli di confusione e di disordine della tarda antichità. E' facile intuire la predestinazione di Roma a divenire la città imperiale: era necessario che la società fosse riunita sotto un unico sovrano affinché il Vangelo potesse essere annunciato con più efficacia. Tramite Israele Dio si presentò agli uomini, quale loro Padre, e con Roma agì nel consorzio umano per riportare l'umanità al suo stadio primordiale, quando l'uomo e Dio era in perfetta simbiosi, prima del peccato originale. Le genti dell'impero partecipavano ad un grande progetto, la civiltà certamente, ma anche alla possibilità di riscattarsi dallo stato di decadimento e ritrovare la piena potenza in Cristo Gesù. 

 

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