20 aprile 2017

Il senso della vita e la deriva eutanasica attuale


di Roberto De Albentiis

Non sono bastate le polemiche sul suicidio assistito di Dj Fabo, aiutato dai soliti necrofori radicali, o su quelle del sedicenne ligure sorpreso con della droga in casa, ma oggi ancora si dà notizia di un altro suicidio di un malato di SLA, Davide, aiutato anche stavolta dai radicali ; a tutto ciò aggiungiamo il titolo di “Repubblica” sui malati cronici come un “peso per lo Stato” e, di contro, il silenzio su una notizia: un bambino inglese malato, Charlie, ucciso per sentenza contro il volere dei genitori, sulla falsariga di quello che sarebbe successo ad un’altra bambina francese.

Credete che tutto ciò sia casuale? Credete che sia un caso l’enfasi posta su queste notizie, proprio mentre si discute in parlamento delle famose DAT, e tra l’altro mente lo stesso governo decide di tagliare i fondi agli studenti disabili e alle loro famiglie? (ma per la MinistrA Fedeli il problema è se la chiamano al femminile, non che i piccoli disabili e le loro famiglie rimangano senza aiuti) Credete che dietro l’eutanasia ci siano concetti come “libertà” o perfino “amore”? No, ci sono solo soldi: i malati costano, meglio sopprimerli, anzi, meglio spingerli a chiedere loro stessi la soppressione. E c’è soprattutto dietro una cultura mortifera, una cultura, come quella radicale, che affonda le sue radici nel liberalismo e nel libertarismo, che lotta per l’affermazione di contraccezione, aborto, divorzio e convivenze, droga libera, eutanasia, ovvero la contrarietà esatta della vita. Una cultura che ha appoggi, anche internazionali, potentissimi, e che pur con percentuali infinitesimali condiziona e domina, attraverso il sapiente uso dei media, l’opinione pubblica.

Per i radicali, per il “partito radicale di massa” di cui parlava Augusto Del Noce, per “Repubblica” e Saviano, i malati sono un “peso”; e poi, si passerà ai bambini malati, poi tout court agli anziani, e poi? Perché una volta inclinato il piano, poi non ci si può fermare, perché dopo ogni richiesta perversa ne arriva una ancora più malvagia e perversa. Per tutta questa gente, quindi, i milioni di malati cronici (i “pesi per le casse dello Stato”) e i milioni di anziani sono “indegni di vivere”? Nella Germania nazista venivano usate queste stesse argomentazioni per terminare i disabili e i malati, eppure se a questa gente glielo ricordiamo misteriosamente si offendono e si indignano: sono diversi e superiori ai nazisti cattivi, loro!

Questa cultura della morte, del disvalore e dello scarto della vita, che rende la vita degna solamente se si è belli e ricchi, se si produce e si ha una grande dotazione di soldi, dell’hic et nunc, rovina tutti, tanto i malati e gli anziani, che si sentono indesiderati e inutili, quanto i giovani, che aderiscono sempre più a questo falso mito. Ma che società di produrrebbe così? Una società di individualisti ed egoisti, che ritiene giusto abbandonare e far morire i genitori e i nonni per i propri figli (se ne avrà, cosa che, con contraccezione, aborto e disvalore del matrimonio, non è scontata. Ma poi questi figli non seguiranno l’esempio dei padri?), una società che non scommette più sul futuro, che si gode un immenso presente, un presente, però, che ha bisogno di soldi, tanti soldi, e che non esita a uccidere per averli.

Ma che senso ha, del resto, la vita, e anche la malattia, se tutto finisce nella tomba, se la vita va goduta immediatamente, se l’unica ragione di vita diviene lo spinello e l’unico dovere civile il morire? Bene, questo è il tempo della Passione e della Resurrezione: solo Dio, solo Cristo danno senso alla vita. Può non piacere, può essere indelicato per le orecchie “inclusive” e “mentalmente aperte”, ma è così: e non si tratta dell’insegnamento di un Dio astratto e lontano, massonico e deista, ma di un Dio che si è incarnato, che ha conosciuto la sofferenza e la morte, e che solo Lui sa dare senso alla vita. Tolto Dio dalle nostre vite, tanto pubbliche quanto private, che cosa abbiamo ottenuto, negli ultimi secoli e negli ultimi decenni e anni con una velocità spaventosa, se non infelicità, orrore, solitudine? E allora, se non si crede più in niente e nessuno, ha senso la cupio dissolvi, l’idolatria della morte, in cui è precipitato l’Occidente.

Solo Cristo, morto e risorto, dà senso alla malattia, alla sofferenza, all’anzianità, alla morte; e solo con Lui hanno senso gli auguri pasquali, gli auguri di una vita che non finirà mai, e di una sofferenza e di una morte che non hanno l’ultima parola, e men che meno sono diritti cui aspirare o doveri da imporre! E allora, augurando buona Pasqua e spronando a combattere sempre più contro la cultura liberale della morte, voglio citare, a proposito della vita e dell’amore, l’amore cristiano vero, due grandi personalità ecclesiali francesi del secolo scorso, Monsignor Marcel Lefebvre e Santa Teresa di Lisieux.

“Quando predicherete sull’Eucarestia state attenti a non considerarla unicamente sotto l’aspetto della refezione spirituale, del cibo spirituale: è vero, non è inesatto, ma è incompleto, non è sufficiente, manca qualcosa: bisogna assolutamente aggiungervi l’aspetto dell’oblazione, come vittima, che fa di noi delle vittime unite alla Vittima, che è Nostro Signore Gesù Cristo Stesso: è tutto lo spirito del cristianesimo, è ciò che realizza la civilizzazione cristiana! Quante persone soffrono! Qual è il cristiano che non ha delle prove? Ebbene, il cristiano che soffre ed offre le sue prove in unione con Nostro Signore Gesù Cristo, mediante la pazienza e l’oblio di sè, considera queste prove come una partecipazione alla Croce di Nostro Signore Gesù Cristo, alla Sua Passione. In modo, direi naturale, i fedeli ci pensano, perchè se capiscono bene il Santo Sacrificio acquisiscono questo spirito di vittima, di sacrificio, di martirio, per la gloria di Dio e la salvezza delle loro anime.” (predica ai seminaristi tratta da “Econe, porte aperte”)

“Essere tua sposa, o Gesù, essere carmelitana, essere per mezzo della mia unione con te la madre delle anime, questo dovrebbe bastarmi… non è così… Certo questi tre privilegi sono proprio la mia vocazione, Carmelitana, Sposa e Madre, tuttavia sento in me altre vocazioni, mi sento la vocazione di GUERRIERO, di SACERDOTE, di APOSTOLO, di DOTTORE, di MARTIRE; infine sento il bisogno, il desiderio di compiere per te, Gesù, tutte le opere più eroiche… Sento nella mia anima il coraggio di un Crociato, di uno Zuavo Pontificio, vorrei morire su un campo di battaglia per la difesa della Chiesa..
(…)
Considerando il corpo mistico della Chiesa, non mi ero riconosciuta in nessuna delle membra descritte da S. Paolo, o piuttosto volevo riconoscermi in tutte… La Carità mi diede la chiave della mia vocazione. Compresi che la Chiesa aveva un corpo, composto da diverse membra, il più necessario, il più nobile di tutte non le mancava, compresi che la Chiesa aveva un Cuore, e che questo Cuore era ARDENTE d’AMORE. Compresi che l’Amore soltanto faceva agire le membra della Chiesa, che se l’Amore venisse a spegnersi, gli Apostoli non annuncerebbero più il Vangelo, i Martiri rifiuterebbero di versare il loro sangue… Compresi che l’AMORE RACCHIUDEVA TUTTE LE VOCAZIONI, CHE L’AMORE ERA TUTTO, CHE ESSO ABBRACCIAVA TUTTI I TEMPI E TUTTI I LUOGHI… IN UNA PAROLA CHE ESSO È ETERNO!:..
Allora nell’eccesso della mia gioia delirante, ho esclamato: O Gesù, Amore mio… la mia Vocazione, finalmente l’ho trovata, LA MIA VOCAZIONE È L’AMORE!…
Sì ho trovato il mio posto nella Chiesa e questo posto, o mio Dio, sei tu che me l’hai dato… nel Cuore della Chiesa, mia Madre, sarò l’Amore… così sarò tutto… così il mio sogno sarà realizzato!!!..” (tratto da “Storia di un’anima”)

Buona Pasqua di vita e resurrezione, e non lasciatevi mai fregare dai mercanti e predicatori di morte, perché la morte viene solo dal diavolo, e non ha l’ultima parola!

“Cristo è risorto dai morti, e con la Sua morte ha calpestato la morte e ha ridato la vita a coloro che giacevano nei sepolcri” (tropario pasquale della liturgia bizantina)

http://www.motoretrogrado.it/2017/04/18/il-senso-della-vita-e-la-deriva-eutanasica-attuale/

 

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