26 aprile 2017

Il sistema contro Marine Le Pen


di Fabrizio Cannone

Domenica 23 aprile 2017 Marine Le Pen ha ripetuto l’impresa, già riuscita nel 2002 al padre Jean Marie, di raggiungere, contro venti e maree, il secondo turno delle votazioni per l’elezione del presidente della repubblica francese. Quella volta però, Le Pen padre, tallonato dal socialista Jospin, arrivò secondo dietro Jacques Chirac, prototipo del gollista di centro destra e politico senza dubbio navigato ed esperto.
La Francia godeva ancora, malgrado i mille problemi già esistenti in radice e spesso riconducibili all’immigrazione di massa (come la violenza delle banlieue e l’incipiente islamizzazione), di una certa grandeur economica e sociale, e l’Unione Europea restava ancora un ideale di vita, almeno dell’immaginario collettivo delle masse.
In poche parole, il dramma del terrorismo ripetuto e crescente, con la sua spirale di lacrime e sangue sulle strade di Parigi, era ben lungi dal farsi sentire, nonostante le avvisaglie. Le correnti immigrazioniste riuscivano ancora a presentare l’arrivo continuo di migliaia di stranieri extra-europei (non desiderati), come un fatto naturale, fatale e in fondo necessario per coprire i vuoti sociali e lavorativi, disertati, si diceva, dai nativi ormai tutti in carriera e desiderosi dei soli mestieri ‘borghesi’… La situazione attuale è così drasticamente mutata che solo il potere orwelliano dei mezzi di informazione di massa ha potuto permettere ad un soggetto senza storia e senza identità come Emmanuel Macron di giungere al secondo turno, e perfino in prima posizione. Pare inutile, spiegare ancora, ai lettori di questo quotidiano, la portata di queste elezioni francesi, ben colta specularmente dai fanatici europeisti, o europomani, e dal buon senso di chi ama la realtà e il bene comune, assai più delle utopie e delle ideologie.

Dietro Marine Le Pen si sono radunati i patrioti, i nazionalisti, i sovranisti e tutti coloro che hanno capito, spesso con storie personali lontanissime dal dna del Front National che l’Unione europea è il problema, non la soluzione. Che i popoli e il loro benessere debbono primeggiare rispetto agli interessi, palesi o occulti che siano, dei gruppi finanziari dominanti. Il suo partito ha una lunga storia e come ogni opera umana ha difetti e limiti, ovviamente. Ma si pone oggi come una scialuppa di salvataggio. Il programma della futura presidentessa Marine, che salvo miracolo non potrà essere attuato, consta di 144 punti forti che tutti possono consultare e visionare sul web. Politica estera multipolare e non servile verso l’Onu e gli Usa, politica economica molto sociale e pro famiglia, liberazione della Francia dalle pastoie di Bruxelles e lotta senza quartiere al terrorismo e all’islamismo radicale, pur nella garantita libertà di culto per ognuno. E ancora rispetto della storia, della cultura, della lingua e della tradizione francese, e delle sue radici cristiane, contro il cosmopolitismo e la colpevolizzazione ideologica diffusa nelle scuole di oggi, come un veleno e un indottrinamento.

Sembra davvero un programma alla De Gaulle, a base di patriottismo, prestigio internazionale e solidarietà sociale. Tra l’altro Marine era l’unica candidata a voler abbassare per tutti l’età della pensione riportandola a 60 anni, aumentando lo stipendio e tributando l’onore dovuto a tutti i militari francesi.

A fronte di ciò Emmanuel Macron è il vuoto. Il vuoto spinto. Assenza di cultura politica, di agenda internazionale, di lettura d’insieme dei problemi nuovi della società. Nessuno ha potuto negare che si tratti, rispetto a Marine, ma anche rispetto a Fillon, a Mélanchon e agli altri, del puro candidato delle banche e dei poteri forti. Nel suo background di ex banchiere dei Rotschild c’è più Europa e meno sovranità statale, più immigrazione e meno contrasto al delitto e al malaffare, più consumismo e meno patriottismo, più individuo e meno famiglia, più islam e meno radici cristiane.
Sia Marine che Macron hanno avuto ragione nell’unica cosa che li ha uniti durante la campagna elettorale. Di affermare cioè che tra loro due non è tanto una differenza di ricette economiche o di misure politiche, ma una differenza di fondo, di filosofie della vita alternative e irriducibili contrarie.
Ma che Macron voglia servire il progetto europeista, internazionalista e mondialista non stupisce, e oltre che rammaricarcene non possiamo fare. La cosa assieme vergognosa e significativa è che non solo Hamon, il candidato ufficiale socialista, ma persino Fillon, da taluni visto come un cattolico conservatore e favorevole a Putin, mentre si tratta di un liberal alla Monti per intenderci, hanno invitato a sostenere Macron.

Allora aveva ragione proprio Marine: ciò che unisce e univa tutti gli altri candidati, teoricamente in competizione, era assai di più di ciò che li separava e li contrapponeva. Tutti uniti per interessi altri rispetto a quelli del popolo. Tranne forse, almeno in parte, il vetero marxista romantico Mélanchon, che non a caso non ha dato consigli di voto in vista del ballottaggio finale. Il settimanale Tempi, ora ottimamente diretto da Alessandro Giuli, nel numero di giovedì scorso, ha intervistato molti rappresentanti politici e culturali nostrani. E come è giusto e naturale, quelli di sinistra dicevano che avrebbero votato per un candidato di sinistra. Ma altri, destrorsi conservatori e cattolici (che per carità di patria preferiamo non menzionare), si schieravano per Fillon, visto illusoriamente come politicamente meno scorretto di Marine, o addirittura direttamente per Macron, che viene dal partito socialista e rappresenta la nuova sinistra, tutta gay e fast food. 
Tra questi ultimi citiamo il solo Tarquinio, direttore del quotidiano di ispirazione cattolica Avvenire, ormai tutto Grillo, Macron e Vendola, che poi aggiungeva misericordiosamente censure verso l’unica candidata donna…

I nostri eccellenti Borgonovo e Scianca ogni giorno mostrano la collusione, non più accidentale ma di fondo, tra poteri forti del denaro e sinistra politica, sia parlamentare che estrema. Macron è un po’ l’uomo sintesi. Zero valori morali e volontà di continuare la decostruzione della famiglia iniziata con la legge Taubira-Hollande, e mille carte di credito, spendibili nei luoghi che contano in Europa e nel mondo, nei centri della finanza e nelle logge più in.
Tutto può accadere in politica come nello sport, e i ribaltamenti sono sempre possibili. Auguriamoci che gli uomini liberi di Francia guardino la realtà e non la deformazione di essa attraverso i maxi-schermi del sistema.

(pubblicato su La Verità del 25 aprile)
   

1 commento :

  1. Ineccepibile analisi......solo che ignoravo che Avvenire fosse giornale di ispirazione cattolica, pensavo a tutt'altro.....

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