18 aprile 2017

Messa abolita per mancanza di fede

di Giuliano Guzzo

Nella vicenda di don Mario S., il sacerdote che presso la chiesa di Sant’Erasmo, nella piccolissima isola delle Vignole, nella Laguna veneziana, ha sospeso la Messa «per mancanza di fedeli», c’è sicuramente tutto il dramma di un Cristianesimo in ritirata, ma non ridurrei il problema ad una questione di numeri. Mi spiego. E’ vero che in Italia, oggi, la domenica va in chiesa, in media, meno di una persona su cinque (l’Istat dice una su tre, ma non specifica di quale luogo di culto si tratti e, soprattutto, si basa su ciò che la gente dice, non su quello che fa, che di solito è meno), ma il vero guaio è quello che denunciava il cardinal Biffi (1928-2015): «Non bisogna aver paura dei cattolici non praticanti, ma dei praticanti non cattolici».

Sì, Biffi purtroppo aveva ragione. Se infatti il don Mario di turno non ha più fedeli (posto che la Messa, in una prospettiva di fede, ha lo stesso senso anche alla presenza del solo celebrante), la responsabilità è anzitutto di un popolo solo nominalmente cristiano. Qualche esempio? Guardate la differenza tra quelli che vanno a Messa e quelli che (ancora) si confessano; fra coloro che si dichiarano cattolici e quelli che lo fanno senza subito aggiungere che la Chiesa, a detta loro, «dovrebbe aggiornarsi»; tra quanti si recano fisicamente in chiesa e quanti si accostano consapevolmente all’Eucaristia, senza chiacchierare, guardare il telefonino né filarsela con scatti alla Usain Bolt durante il canto finale, come spessissimo capita, col celebrante ancora sull’altare.

Non intendo, sia chiaro, giudicare la fede di alcuno. Tuttavia, insisto, limitarsi a leggere l’attuale crisi religiosa quantitativamente – alla luce cioè delle residuali affluenze domenicali o della povertà di vocazioni -, significa chiudere la stalla quando i buoi sono scappati. Perché la diminuzione di fedeli non avrebbe luogo senza una precedente diminuzione di fede, diminuzione dovuta non tanto – a mio modesto avviso – alla secolarizzazione della società, ma a quella della Chiesa, con l’annuncio cristiano (che dopo Pasqua dovremmo aver tutti ben chiaro) sovente ridotto a invito alla benevolenza, l’evento reale della risurrezione a suggestione e Gesù ad hippie ante litteram. Con queste premesse, converrete, non è strano che il Cristianesimo europeo sia in crisi, anzi. Sarebbe incredibile non lo fosse.  

1 commento :

  1. Quando alla fine della messa di Pasqua il celebrante chiede un applauso per Gesù risorto e la gente tifa come allo stadio, beh.......ringrazio chi ha pubblicato la bellissima omelia di Benedetto XVI,qui sotto, sono 4 anni che non si sentono più simili gioielli di commenti liturgici, 'buon pranzo' ormai mi ha rovinato la digestione.

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