18 aprile 2017

Migranti pedine di qualcosa di più grande di loro. Il caso di Isernia

di Alfredo Incollingo

E' come il classico film giallo o thriller (anche questa frase d'apertura è altrettanto classica), quando nella tranquilla provincia, la più remota, un evento sconvolge le vite degli abitanti e svela il male.

E' accaduto neanche a farlo apposta in una cittadina, uno dei più piccoli capoluoghi di provincia italiani: Isernia. Il Molise, dicono, non esiste e infatti da lì le notizie difficilmente arrivano alla ribalta nazionale.

Omicidi? Per fortuna no, ma un carabiniere e un uomo di sessent'anni sono rimasti feriti. Si tratta in realtà di due eventi distinti. Il 28 marzo nel centro città si sono fronteggiati due bande di migranti, nigeriana l'una e pachistana l'altra, per il controllo dello spaccio di droga. Nella rissa un carabiniere e due profughi sono rimasti feriti. Il giorno dopo, a Cantalupo, non lontano da Isernia, un anziano di sessant'anni è rimasto gravemente ferito perché malmenato con una spranga da un migrante. La colpa? L'avergli negato una sigaretta. Ora chiunque parlerebbe dell'universalità del male, che chiunque è cattivo nell'animo. 

Diverso è il caso della droga. I migranti sono incattiviti, ma la colpa in fin dei conti non è loro, ma degli ideologi del multiculturalismo. Sono delle pedine di un gioco più grande che minaccia l'integrità delle loro vite. Siamo vivendo da qualche anno a questa parte una massiccia ondata migratoria che da Oriente porta centinaia di migliaia di persone in Europa. Le soluzioni ci sono, ma sono controcorrente rispetto al pensiero comune sul tema immigrazione. Ciò che va oggi è il presunto senso di colpa che impera in Occidente. Siamo noi i responsabili della povertà africana? Secondo alcuni si, secondo i più ravveduti in parte. Come possiamo rimediare ai nostri presunti danni?

Accogliendo e da qui nasce, in estrema sintesi, l'ideologia del multiculturalismo. Oltre alle teoria, come sempre, c'è la pratica. Si sciorinano una serie di esempi che dimostrino l'esattezza di questo modello sociale: l'Impero Romano, per esempio, o gli Stati Uniti d'America. Due casi che con il multiculturalismo hanno poco a che fare. Roma integrava a patto che i nuovi popoli conquistati assimilassero la civiltà romana; negli Stati Uniti è noto il conflitto sociale tra la minoranza bianca e l'ormai maggioranza ispano – americana o nera.

Questo multiculturalismo dov'è? Nessuno lo sa. Rimangono solo bei propositi che vendono: non si contano infatti le pubblicazioni di saggi che difendono quest'idea, che tale è rimasta. Eppure questo concetto ha conquistato le istituzioni e ha sfondato le porte delle autorità. Alcuni settori del mondo cattolico corteggiano da decenni il multiculturalismo (e di conseguenza la multireligiosità, tutte le religioni sono uguali) e ne hanno fatto il proprio vessillo.

E' vero, il cattolicesimo ha forgiato l'Europa, che è un crogiolo di genti, ma le ha integrate, rispettando le differenze e assimilandone alla stessa fede. Non può esistere integrazione senza un riconoscimento comune, quando l'ospite riconosce il patrimonio dell'ospitante. Meglio ancora se la cultura del migrante ha dei punti in comune con quella autoctona. Altrimenti si rischia di gettare a caso nazioni differenti in pochi metri quadri, scatenando una guerra colossale. E poi ci si chiede qual è la causa del conflitto! Naturalmente a Isernia non è avvenuto ciò, non esiste un ghetto nè la percentuale di popolazione straniera è tale da costituire un fattore destabilizzante.

Pensiamo a questi giovani gettati negli alberghi, con tutti i comfort si, ma privi di sostegno religioso, di un obiettivo e con il solo desiderio di emulare gli autoctoni. E' facile capire che la rabbia emerge spontaneamente e, scatenandosi, fa danni e purtroppo ferendo anche persone innocenti. A Isernia nessuno avrebbe mai immaginato di vivere un giorno casi di cronaca del genere, i prodotti evidenti di un progetto più grande della stessa città e i cui effetti negativi si registrano anche nella cittadina più remota d'Italia. Chi sono i responsabili?  

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