21 aprile 2017

Sant'Anselmo d'Aosta. La ragione nella comprensione della fede.


di Alfredo Incollingo

E' sbagliato accostare la ragione alla fede? Sono due realtà totalmente inconciliabili? La scolastica medievale aveva compreso il ruolo positivo della ragione nel definire cosa sia la fede. I moderni li considerano in totale inimicizia, mossi da presunte certezze scientifiche; paradossalmente i medievali riconobbero l'apporto fondamentale della ragione e della scienza nel campo teologico. Nella giusta posizione erano benefici per approfondire la fede in Gesù Cristo. Il medioevo, come affermava G.K. Chesterton, ha vissuto il conflitto tra due anime del cattolicesimo: quella mistica e agostiniana e quella razionale e aristotelica con Sant'Anselmo d'Aosta. La riflessione del santo dottore valdostano non poteva prescindere dal ruolo rilevante svolto dalla ragione nell'approfondire la fede: da questa certezza Sant'Anselmo muoveva nell'interrogarsi sulla dimostrazione dell'esistenza di Dio, sul peccato, sulla Grazia e sul mistero del male. Ma partiamo dall'inizio. Chi era Sant'Anselmo? Era di nobili origini, rampollo di un ricco e potente casato d'Aosta, destinato a vivere agiatamente. Invece, contro il parere della sua famiglia, scelse la vita monastica, entrando nell'Ordine di San Benedetto. I dissidi familiari furono così frequenti e coercitivi da spingerlo a lasciare l'Italia per la Normandia, trasferendosi nell'abbazia di Bec. Il priore, Lanfranco di Bari, fu il suo mentore nei primi studi teologici, i cui frutti si videro negli anni della maturità, quando nel 1076 pubblicò il “Monologion”. Qualche anno dopo, nel 1093, venne consacrato arcivescovo di Canterbury e in Inghilterra lottò affinché la Chiesa fosse libera da qualsiasi ingerenza temporale. Questo scontro inevitabile con la Corona inglese gli costarono ben due esili. Non è caso se, dopo la sua morte, il processo di canonizzazione fu inaugurato da San Tommaso Becket, un martire inglese per la una Chiesa libera. Perché Sant'Anselmo d'Aosta è importante nella storia della teologia e per noi cattolici? La risposta è semplice: ci ha insegnato a vedere la ragione non come una nemica, ma come un aiuto importante per approfondire la nostra fede. Il motto anselmiano è “credere per comprendere”. La conoscenza di Dio parte naturalmente dalla fede nella Rivelazione. La ragione è uno strumento importante per chiarire i dati di fede: in Sant'Anselmo troviamo il concetto di “razionalismo”, cioè di un uso “ragionevole” dell'intelletto umano. Oggi si parla di razionalismo, della versione ideologizzata della ragione. Un assoluto che si contrappone alla realista ragione medievale. Partendo da questi presupposti il santo valdostano inizia la sua fervida indagine intellettuale che lo porta a esplorare i misteri dell'esistenza umana e anche a cercare di dimostrare, nel suo “Monologion”, l'esistenza di Dio “a posteriori”, cioè partendo dal mondo sensibile e da qui risalire al Creatore. Possiamo alla fine capire l'importanza di un santo dottore che ha saputo conciliare il Vangelo con la logica aristotelica, che ha introdotto Aristotele al cristianesimo, come affermava G.K. Chesterton. Non è il cristianesimo che si è aristotelizzato, ma è lo Stagirita che è stato battezzato.

 

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