29 aprile 2017

Su queste pietre: Il primato di Roma nei primi secoli (Episodio II)


di Alfredo Incollingo

Nel 67 d.C. l'imperatore Nerone mosse contro l'ancora piccola comunità cristiana una vasta campagna diffamatoria e persecutoria. Un devastante incendio distrusse buona parte dei sobborghi della città e il principe, onde allontanare da se ogni responsabilità del fatto, incolpò i cristiani di aver tramato contro Roma. Queste prime persecuzioni furono cruente: lo stesso San Pietro ne rimase vittima. I cristiani romani persero un vescovo di primaria importanza, ma, prima di essere catturato, l'apostolo ebbe il tempo di nominare come suo successore Lino, lo stesso che probabilmente citò San Paolo nella “Seconda lettera a Timoteo”. A lui il primo papa affidò il compito di unire la Chiesa e di resistere fino alla fine alle persecuzioni imperiali. Non c'era solo il pericolo di violenze esterne: anche ai tempi degli apostoli la confusione dottrinale era notevole (segno più dell'incomprensione che della superbia umana) ed era necessario mettere ordine. San Lino è sicuramente il primo papa che ha gettato le basi della gerarchia, nominando vescovi e preti, e ha imposto delle regole comuni nella professione di fede. I semi piantati nella fertile terra da San Pietro, iniziano a svilupparsi con San Lino.

Da Lino passiamo a San Clemente I. Questo lavoro non vuole essere uno schema o un elenco di nomi, ma è necessario fare dei balzi in avanti, citando in successione alcuni nomi. San Cleto o San Anacleto è il papa tra i due citati all'inizio di questo paragrafo, ma di lui si hanno poche notizie. Si sa molto invece di San Clemente I Romano che è rinomato come “Padre apostolico” e gli è stata dedicata una basilica a Roma.
Perché è definito “Padre apostolico”? Siamo ai tempi delle persecuzioni di Domiziano, quando Clemente venne scelto quale successore di Sant'Anacleto. La pace per i cristiani arrivò solo con l'impero di Nerva e in quell'occasione San Clemente I inviò alla comunità cristiana di Corinto una lettera apostolica. La confusione dottrinale aveva intaccato anche le chiese locali più grandi e antiche, come quelle dell'Anatolia. Nel suo scritto il papa ribadiva le verità cristiane, certo di parlare da un seggio episcopale rilevante: prima di lui vi era stato San Pietro, l'apostolo scelto direttamente da Dio per guidare la Sua Chiesa. Conscio di questa successione (apostolica), ribadì l'origine divina della chiesa e della gerarchia ecclesiastica e le norme per la successione apostolica. Queste dichiarazioni di San Clemente sono definite dagli storici quale la prima “Epifania del Primato Romano”. Per la prima volta un papa dimostra di aver coscienza del suo ruolo e della centralità della Chiesa di Roma su tutte le altre.

Da San Clemente in poi i papi furono certi di avere un ruolo non solo onorario, come ancora oggi ritengono gli ortodossi, ma di parlare dal seggio dell'apostolo Pietro che a Roma ha deciso di fondare la Chiesa esteriore (la gerarchia). Papa Vittore I e papa Cornelio, per esempio, intervennero in questioni dottrinali in Oriente per risolvere eresie e scismi. La difesa dell'ortodossia, come volle San Pietro, era condotta da Roma e solo il papa poteva ristabilire l'ordine turbato.

Ci spostiamo nel V secolo d.C., quando, di fronte alla decadenza della civiltà romana, la Chiesa Cattolica iniziò a prendere coscienza di essere l'unica in grado di reggere le sorti delle genti dell'ormai vecchio Impero Romano d'Occidente. Sant'Innocenzo I infatti ribadì la centralità di Roma, che le veniva dalla presenza della tomba di San Pietro, e che tutte le chiese locali dovessero conformarsi alla tradizione romana, sia nella liturgia sia nella lingua. Alla fine del secolo San Gelasio I rivendicò non solo l'autorità romana ma anche la separazione tra la chiesa e il potere temporale. In polemica con il cesaropapismo bizantino e con le chiese orientali il papa ricordò sulla base del Vangelo la netta separazione tra l'Imperium e il Sacerdotium: basandosi sui Padri della Chiesa e sullo stesso diritto romano, infondendo un carattere laico alla sua argomentazione, Gelasio dimostrava come l'Auctoritas (la Chiesa) fosse superiore alla Potestas (il principe).

 

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