30 aprile 2017

Viaggio sentimentale e devozionale a Roma: San Clemente e il volgare italiano (Parte XL)

di Alfredo Incollingo

Roma è veramente strana. E' una città costruita a strati e ogni livello è un'epoca storica che ha reso la città protagonista di grandi eventi. Dalla preistoria all'età moderna il sottosuolo romano racconta i trascorsi dei “colli fatali”. C'è una basilica a Roma che più di altre ci permettere di compiere un viaggio nella storia romana scendendo nel sottosuolo.

E' la basilica di San Clemente al Laterano, costruita tra il XI e il XII secolo, ma più volte rimaneggiata e riedificata. Ha subito incendi e devastazioni e la nuova chiesa è stata ricostruita sulle fondamenta della precedente. La basilica attuale ha al di sotto del pavimento una chiesa paleocristiana e sotto di essa ha un mitreo e, così via, si trovano altri edifici molto più antichi. San Clemente al Laterano ha un valore artistico e sacrale notevole e questa preziosa caratteristica le da maggior valore.

Il Santo Padre cui è dedicata la chiesa, è per noi cattolici un pontefice fondamentale. E' stato il primo che ha preso coscienza del primato romato, della rilevanza della chiesa romana su tutte le altre chiese dell'impero romano. Parlava dal suo seggio conscio che prima di lui vi era stato San Pietro, l'apostolo scelto da Gesù per guidare i cristiani dopo la Sua morte, la Sua resurrezione e la Sua ascesa al Cielo.

Altra curiosità interessante, una peculiarità che tutti possono notare andando a visitare la basilica, è una scritta che si trova nei dipinti della navata centrale. E' un ciclo sul martirio di San Clemente realizzato intorno al XI secolo. Nelle pitture il patrizio Sisinnio ordina ai suoi servi di legare e di trascinare San Clemente, ma per intervento divino vengono accecati e trascinano una colonna di marmo al posto del santo. Naturalmente si rendono conto del peso e della difficoltà di trascinare quel blocco di pietra e il patrizio incita i suoi servi a non demordere: “Fili de le pute, traite, Gosmari, Albertel, traite. Falite dereto co lo palo, Carvoncelle!” E' un primo esempio di volgare, di latino popolare che nei secoli darà origine alla lingua italiana. L'espressione iniziale è certamente scurrile, ma per noi è una testimonianza importante per studiare il vernacolare nostrano.
Il viaggio continua.

 

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