18 maggio 2017

Censurata Gianna Jessen. Fa troppa paura?

di Alfredo Incollingo

E' successo di nuovo, ma era prevedibile. Il 15 gennaio 2008 alcuni docenti de La Sapienza, la prima università di Roma (fondata tra l'altro da papa Bonifacio VIII), avevano impedito a Benedetto XVI di presiedere all'inaugurazione dell'anno accademico, paventando il pericolo di infiltrazioni clericali nella laicissima università romana (istituita dal papato!).

Si sperava che questo episodio fosse un caso isolato, ma purtroppo è accaduto di nuovo un fatto similare. Il 18 maggio si sarebbe dovuta svolgere una conferenza pro vita presso l'ateneo Roma 3, un evento che avrebbe visto la presenza dell'attivista americana Gianna Jessen, che peraltro ha già riscosso molto successo nel nostro Paese.  Invece, a poche ore dall'inizio del dibattito, un gruppo di facinorosi professori della facoltà di Lettere e Filosofia è riuscita a far annullare l'evento.

Ad annunciarlo è stato l'attivista italiano Filippo Savarese, da anni in prima linea nella difesa della vita, con un comunicato stampa su Facebook: “Dopo 2 settimane dalla regolare concessione di un'Aula, per la protesta di un paio di professoroni e qualche scalmanato da loro aizzato, a meno di 24 ore dallo svolgimento dell'evento l'università ci revoca la concessione con una procedura che riteniamo assolutamente illegittima e che impugneremo.Siamo stati costretti a spostare l'evento di domani giovedì 18 alle ore 16 in Cappellania (Basilica San Paolo). Un motivo in più per esserci. #TuttiConGianna". In vista della Marcia per la Vita, che si tiene ogni anno il 20 maggio, una serie di associazioni pro life (Universitari per la Vita, Pro Vita...) hanno organizzato un ciclo di eventi per sensibilizzare l'opinione pubblica sul problema dell'aborto. Ciò che è accaduto a Roma 3 è la manifestazione più evidente dell'antipatia, se non dell'odio, che una parte del mondo accademico nutre per la realtà cattolica e per il movimento pro vita in generale. La libertà d'espressione, che in teoria si accorda anche al proprio nemico, è stata palesemente negata per paura del confronto. Gli organizzatori dell'evento non avevano intenzione di provocare, ma volevano semplicemente dibattere sulla fondatezza o meno del diritto all'aborto, dando modo a Gianna Jessen di parlare del suo triste caso. Lo si è negato a prescindere, scrivendo email di protesta al rettorato che è stato costretto a chiudere i battenti dell'ateneo agli attivisti pro vita. L'università italiana si riconferma di nuovo una realtà conforme e liberticida, che accetta il dibattito solo se è unilaterale e innocuo per il pensiero dominante.  

1 commento :

  1. L'università italiana è rimasta al '68 con prof ancora in pista da allora e si vedono i risultati, se hanno sbattuto la porta in faccia a un Papa, figuriamoci con altri di minore impatto.......formidabili quegli anni, sono tutti ancora lì, Capanna, Gentiloni e i capoccioni della Sapienza ignorante.

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