11 maggio 2017

Le veglie anti-omofobia in chiesa


di Alfredo Incollingo

“La Repubblica” ha dato la notizia con toni euforici: finalmente la Chiesa si è schierata apertamente contro l'omofobia. Così titola questa novità il giornale di Scalfari: “Porte aperte ai gay, la svolta della Chiesa. In parrocchia le veglie antiomofobia”. Il “non giudicare” di Papa Francesco, secondo gli articolisti, ha dato i suoi frutti. Basta discriminare, adesso tocca accogliere e, perché no, dare spazio al matrimonio omosessuale. Per i giornali più avveduti è un atto di sottomissione, di conformismo al mondo, un chiaro gesto di resa agli assalti del mondo. Forse, per piacere di più, il cattolicesimo vuole darsi una veste “giovanile” e “fresca”, spazzando fuori ciò che risulta sgradito ai più. Il 17 maggio ricorrerà la “Giornata mondiale contro l'omofobia” e diverse parrocchie italiane hanno annunciato di partecipare all'evento. I protestanti già da tempo hanno aperto le loro porte al mondo LGBT e adesso i cattolici si sono schierati al loro fianco.

A Milano, a Palermo, a Firenze e in tante altre città italiane nelle chiese si terranno eventi all'insegna dell'amore e contro ogni forma di discriminazione. Nel capoluogo lombardo la parrocchia di Santa Maria della Passione, in collaborazione con i valdesi, ospiterà una veglia contro l'omofobia. In Sicilia, a Palermo, i cattolici e i luterani faranno la stessa cosa: saranno i gesuiti a porsi in prima fila contro le discriminazioni sessuali! Anche la diocesi di Genova, guidata dal cardinale Angelo Bagnasco, che ha sempre negato ricorrenze del genere, ha finito per cedere alle lusinghe LGBT. Di fronte a queste notizie non possiamo non rimanere basiti. Così giustamente commenta Il Giornale: “I tempi della De pastorali personarum homosexualium curata dell'allora cardinale Joseph Ratzinger non sono mai stati così lontani: era il 1986 e l'allora Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede definiva l'inclinazione omosessuale come "oggettivamente disordinata" dal punto di vista morale. Un'altra epoca storica.” I commenti entusiasti provengono soprattutto dal mondo cattolico. "Mi sembra il segno più evidente di come la Chiesa stia cominciando a interrogarsi seriamente su quanto affermava il Sinodo dei vescovi, circa la necessità di costruire una pastorale di accoglienza per le persone Lgbt e i loro familiari", afferma Innocenzo Pontillo, portavoce del progetto “Gionata” su fede e omosessualità.

Le parole di giubilio più intense sono proferite dagli ambienti più progressisti della Chiesa Cattolica. Don Franco Barbero ha dichiarato la positività di questa iniziativa e la necessità di una maggiore apertura per uscire dal “medievalismo” che alberga ancora nel cattolicesimo. Così ha affermato: “Queste veglie sono il segno di una Chiesa che vuole cambiare pelle anche se, a onor del vero, esiste ancora una parte che resiste e all'interno della quale è diffusa l'indifferenza. C'è ancora chi non solo non partecipa alle sofferenze degli omosessuali ma un po' le irride e ne prende le distanze. Il motivo per me è semplice: chi prende le distanze lo fa perché ha paura di sé. Se la Chiesa guarda al proprio interno, infatti, scopre di avere degli omosessuali nella scala gerarchica e di questa evidenza ha paura. In sostanza teme di riconoscere negli altri ciò che è anche in sé. Sono le nostre paure a renderci diffidenti verso gli altri. Mentre l'accoglienza deve essere sempre senza se e senza ma, in caso contrario non è accoglienza."

I segnali di un'apertura al mondo LGBT erano già evidenti da tempo in molti settori. Recentemente ha fatto scalpore il caso di Padre James Martin, consulente della “Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede”. Il 5 maggio ha pubblicato su Facebook un post eclatante che ha suscitato numerose voci di critica: “Una certa parte dell'umanità è gay. Anche una certa parte dei santi poteva esserlo. Potresti essere sorpreso quando in Paradiso verrai salutato da uomini e donne Lgbt.”
Il mondo cattolico sta dando pericolosi segni di decadenza e, come spesso è accaduto, tocca ai laici subire ciò che il clero non è capace di affrontare.

Dopo il Mondo Nuovo, la chiesa nuova.  

1 commento :

  1. Il problema non è che ci siano stati Santi con inclinazioni omosessuali. Io credo che anche oggi ci siano santi così. Se penso a Philippe Arino, a Clement Borioli, a Giorgio Ponte, penso a persone esemplari che stanno camminando come tanti altri sul sentiero della Santità.
    Il problema è il tono che usano certi soloni con questi proclami.
    Dicessero quelle cose (vere) specificando che però quei santi mai hanno ceduto alla pratica omosessuale o alla sua legittimazione, sarebbe tutto un altro discorso. Invece tacciono sulla parte più importante del messaggio... Questa è la cosa sbagliata...
    "C'è un tempo per tacere e un tempo per parlare" dice il profeta. Ecco, appunto, il tempo per tacere lo abbiamo sperimentato... Attendiamo che venga presto quello per parlare...

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