25 maggio 2017

I piedi non esistono


 di Edoardo D'Antonia
C’è chi venderebbe la propria madre per ottenere qualcosa, così come c’è chi negherebbe la verità più lapalissiana per sostenere la propria idea; non è detto che quell’idea sia sbagliata, ma è ovvio che esistono modi giusti e modi sbagliati di sostenerla e questo è senza ombra di dubbio un modo sbagliato, oltre che maldestro.

Mi riferisco in particolare a tutta la serie di obiezioni che vengono rivolte alla storicità di Gesù, il che è tanto antiscientifico quanto popolare tra la gente, anche e soprattutto intellettuale; perché la scienza, qualunque cosa voglia dire, viene usata a piacimento, soltanto quando fa comodo sbandierarla a sostegno di qualche cosa. Per non fare un discorso troppo ampio, basti pensare all’annosa questione della Sindone, sulla quale sono state dette e scritte infinite parole.

È inquietante e fastidioso che a fronte di numerose dimostrazioni del fatto che quello sia effettivamente un telo di lino risalente a duemila anni fa, a prescindere da chi vi fosse contenuto, ci sia una larga parte di persone che lo ritiene un falso storico. Pierre Barbet, fisico francese e primario di chirurgia all’ospedale di S. Giuseppe a Parigi, affermò, negli anni ’30 del secolo scorso, che la Sindone è autentica e che l’immagine ivi impressa è quella di un uomo flagellato, torturato e poi crocifisso. Pierluigi Baima Bollone, ordinario di Medicina Legale all’Università di Torino e autore di centoventi pubblicazioni scientifiche e quindici libri di medicina legale e criminologia, è convinto che la Sindone sia un telo di lino risalente a duemila anni fa e che l’impronta su di essa sia inequivocabilmente quella di un cadavere le cui ferite corrispondono esattamente a quelle della Passione di Gesù. Max Frei Sulzer, botanico e criminologo svizzero, negli anni ’70 determinò, attraverso alcuni prelievi di polvere dalla Sindone, che i pollini presenti in essa appartengono a piante esistenti solamente in Palestina e Anatolia. Jackson e Jumper nel ’77 e Tamburelli e Balossino nel ’78 dimostrarono, con elaborazioni elettroniche, che l’immagine della Sindone non è assolutamente un dipinto, come molti hanno insinuato.

Per non andare oltre, è evidente che i maggiori esperti hanno decretato che quello è veramente un telo di lino di venti secoli fa; può non essere appartenuto a Gesù Cristo, può non essere la prova della Sua Resurrezione, cosa che è infatti materia di fede; ma è assolutamente contro ogni logica e onestà scientifica negare persino la sua autenticità intrinseca. Eppure risulta essere una pratica piuttosto in voga tra quelli che si ritengono più illuminati e liberi nel pensiero. Ma è evidente quanto questo sia un puro pregiudizio, reso ancor più odioso dal fatto che i primi a negare questi fatti scientifici sono proprio quelli che ci ammorbano con questa parola; sono quelli che usano il maglio della scienza per abbattere qualunque idea non vada loro a genio, o non vada a genio al pensiero a cui hanno deciso di aderire, salvo poi comportarsi nel modo più antiscientifico possibile.

Verrebbe da pensare che se venisse ritrovato un sandalo presumibilmente appartenuto a Gesù, molti, anzi moltissimi negherebbero che quella calzatura possa essere più vecchia di cent’anni; direbbero che è un falso prima ancora di sapere qualunque altra cosa; direbbero che è qualcosa di fabbricato ad arte (come se a un cristiano servisse un sandalo per credere nella Morte e Resurrezione del Salvatore). Sospetto che ci sarebbe qualcuno che negherebbe persino l’esistenza dei sandali, pur di negare l’esistenza di Cristo. Se potessero, penso, negherebbero l’esistenza dei piedi, se solo non fossero costretti a camminarci ogni giorno.

http://www.thesparklings.it/lantiscientificita-degli-intellettuali/

 

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