10 maggio 2017

Il programma di Marine Le Pen e la dottrina sociale della Chiesa


di Enrico Maria Romano

La vittoria (abortita) di Marine Le Pen, alle elezioni presidenziali dello scorso 7 maggio, sarebbe stata diversa dalle vittorie (abortite) di Norber Hofer in Austria e di Geerd Wilders in Olanda. E, per l’insieme dell’Unione Europea, e dunque anche per l’Italia, sarebbe stata diversa, perfino rispetto alla miracolosa e storica vittoria di Donald Trump in America, o del Brexit in Gran Bretagna.

La Francia ha ancora ciò che da Napoleone in poi non ha mai smesso di avere: un prestigio politico e culturale unico al mondo. Quello culturale non è sotto ogni punto di vista insuperabile. Ma quello politico è raro: basti pensare alle serie interminabile di re e di regine che da Clodoveo in poi ne hanno contrassegnato la continuità, la grandeur e la compattezza sociale. Non che la nazione italiana abbia atteso l’Unità e i Savoia per esistere, certo. Ma la storia politica unitaria francese supera i dieci secoli e ha quindi qualcosa di quasi unico in Europa e nel mondo intero.

Il partito di Marine Le Pen poi, fondato negli anni ’70 ad imitazione del nostro Movimento Sociale Italiano, non ha la forza d’impatto – ma anche la debolezza strutturale – tipica dei molti movimenti populisti di ultima generazione. E’ da mezzo secolo che il blocco nazionalista-patriottico rappresentato dal Front dirige città piccole e medie, conta deputati (specie in Europa) e soprattutto consta di migliaia e migliaia di militanti, simpatizzanti, centri culturali, numerosi giornali e riviste, con una ramificazione unica, nella destra tradizionale europea.

Jean-Marie Le Pen, arrivò secondo dietro Chirac nel 2002, e perse poi, pur avendo leggermente aumentato i voti. Per il gollista Chirac votò compatta la sinistra. Per il socialista Macron ha votato compatta la destra di Fillon…

Ma quali sono le proposto concrete del più forte partito identitario d’Europa occidentale? Esse non sono una sorpresa e da mesi esistono nero su bianco, col titolo di “144 impegni presidenziali di Marine Le Pen”. Questi impegni si aprono con la frase-emblema di “rimettere la Francia in ordine”. Dopo anni ormai di terrorismo islamico, perdita del controllo delle periferie, continue e crescenti violenze sociali, crollo sconcertante della scuola pubblica e perfino per gli stessi scandali ripetuti di politici corrotti (inclusi certi candidati alle presidenziali), la frase è indicativa della volontà di ottenere pulizia, ordine, rigore e sicurezza per un popolo stremato.

Nella introduzione ai 144 punti, Marine Le Pen dichiara che i suo obiettivo politico è di “restituire libertà alla Francia” dalle maglie e dalle morse dell’Unione Europea, e di rendere ai francesi i loro legittimi diritti ed anche i loro denari, poiché “da troppi anni una politica dissennata impoverisce le classi medie e popolari, e arricchisce le multinazionali”. Secondo Marine ci sono in ballo due visioni di fondo che si combattono, quella “mondialista”, sostenuta da tutti gli altri candidati, che auspica “l’abolizione di tutte le frontiere, politiche economiche e fisiche, la quale accetta sempre più immigrazione e sempre meno coesione nazionale”; l’altra, è la visione patriottica, che “mette la difesa della nazione e del popolo al centro di ogni decisione pubblica”. Queste due visioni, sono una lotta tra due civiltà irriducibili. La vittoria di Macron è stata certamente la vittoria delle élite e la sconfitta dei ceti più modesti: nessun appoggio hanno avuto i patrioti dalle banche e dal mondo degli affari. Immani i sostegni al novello presidentino.

Il primo punto dei 144 era la richiesta di un referendum per ottenere l’uscita della Francia dall’Unione (Frenxit), per riacquisire la piena sovranità della patria. Annessa a questa c’è la rivendicata sovranità monetaria e legislativa dello Stato francese rispetto alle varie e anonime istanze internazionali.

Un altro asse del programma è/era l’aumento delle possibilità di democrazia diretta, attraverso l’introduzione del sistema proporzionale e la riduzione dei deputati e senatori da oltre 900 a 500.

La Francia da troppo tempo è diventata il paese della dittatura del politicamente corretto, della censura preventiva e delle pesanti ammende per chi dice o scrive ciò che non è gradito ai padroni del vapore. Marine Le Pen vuole/voleva/vorrebbe restituire la parola ai francesi attraverso l’uso incentivato dei referendum di iniziativa popolare, e la abolizione delle leggi che impediscono la libertà di opinione (politica, storiografica, culturale). Un’altra libertà promessa dalla Le Pen è quella della scelta della scuola da parte delle famiglie: pubblica o privata, parificata o libera (le famose scuole hors contrat, che aumentano ogni anno e danno eccellenti risultati formativi, all’opposto dell’illettrismo spaventoso degli studenti delle periferie cittadine).

Si vuole poi maggiore sicurezza sociale ed aumento delle forze armate (15.000 unità in più) e del loro prestigio sociale ed economico. Largo spazio è/era fatto alla legittima difesa dei cittadini e pene più severe per i delinquenti, specie abituali. Nuove prigioni e responsabilità penale per i genitori di criminali minorenni, con la soppressione di aiuti sociali qualora i genitori siano complici dei reati dei figli a carico.

Marine Le Pen vuole/voleva sopprimere lo jus soli e ritornare allo jus sanguinis, con l’aggiunta della possibilità di far perdere la nazionalità a chi la ha acquisita, ma ha poi seriamente demeritato. Disincentivare l’immigrazione con ogni mezzo, e favorire il rimpatrio degli stranieri inadatti, disoccupati o non integrati. Controllo rigido sulle moschee e i centri islamici diffusi sul territorio. Reintrodurre quindi l’ergastolo per i crimini maggiori.

Ci si sarebbe battuti e ci si batterà malgrado il banchiere Rotschild sia giunto al potere, per una politica di reindustrializzazione del paese, dando la preferenza ai nativi rispetto ai concorrenti stranieri. Lottare contro la concorrenza sleale in materia di commercio e sostenere il Made in France. Tutte queste misure vengono chiamate nel programma “Patriottismo economico”.

In ambito sociale la Le Pen vuole/voleva reintrodurre l’età della pensione a 60 anni (con 40 anni di tasse pagate) e sostenere, in tutti i modi, una “politica natalista”, specie con riduzioni drastiche delle tasse sulle famiglie numerose e l’abolizione del Mariage pour tous (le famigerate nozze gay, che oggi comportano l’adozione e la compravendita dei neonati). Il punto 91 recita testualmente così: “Difendere l’identità nazionale, i valori e le tradizioni della civiltà francese”, iscrivendo tale principio nella Costituzione ed esponendo il tricolore in tutti gli uffici pubblici. Interessanti misure poi a favore dell’artigianato, dell’agricoltura e delle piccole imprese familiari.

Insomma un programma di buon senso basato su legge ed ordine, lavoro e sviluppo. 4 pilastri giudicati necessari per una vera pacificazione nazionale. Marine Le Pen chiuse la campagna elettorale nella Basilica di Reims, soffermandosi sul punto esatto in cui san Remigio battezzò Clodoveo nel 497… Ma i responsabili della Basilica la sera stessa hanno dichiarato che Marine “non era stata invitata”…

Sappiamo come è andata a finire.

http://www.libertaepersona.org/wordpress/2017/05/sulla-compatibilita-del-programma-di-marine-le-pen-con-la-dottrina-sociale-della-chiesa/

 

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