22 maggio 2017

La vedova e religiosa Santa Rita da Cascia

di Alfredo Incollingo
 
Santa Rita da Cascia sopportò un matrimonio infelice prima di farsi monaca e vivere pienamente la sua vocazione religiosa. Era nativa di Roccaporena, nei pressi dell'attuale comune di Cascia, in Umbria, in data incerta. 

Apparteneva sicuramente ad una ricca famiglia del luogo che la destinò ancora giovane al matrimonio, sposando un uomo più grande di lei, Paolo. Il suo carattere mite seppe stemperare quello violento e istintivo del marito, senza che potesse tuttavia modificarlo nel profondo. Paolo fu ucciso da alcuni rivali e solo per diretto interessamento della donna si evitò la vendetta. Rita, pregando e meditando, comprese la necessità di perdonare gli assassini, riuscendo nell'intento di porre fine alle contese.

Alla morte del marito seguì quella dei figli per malattia e a quel punto, ormai sola, decise di farsi monaca, entrando nel monastero agostiniano di Santa Maria Maddalena, a Cascia. Si racconta che il 18 aprile 1432, un Venerdì Santo, durante la preghiera, ricevette sulla sua fronte una spina della corona del Crocifisso che aveva di fronte a se. La stigmata fu un segno di santità, di “imitatio Christi”, come era avvenuto per San Francesco d'Assisi o per San Pio da Pietralcina, ma le provocava continue febbri. Eppure nel 1446 volle comunque partire per Roma per assistere alla canonizzazione di San Nicola da Tolentino, anch'egli monaco agostiniano. La spina sparì dalla sua fronte il giorno prima di partire, potendo così affrontare il duro viaggio. La sua salute non migliorò. Negli ultimi giorni di vita chiese alla cugina di andare a cogliere dei fichi. Era la stagione invernale e la donna pensò che stesse deliranto. Giunta nei pressi dell'albero che la santa le aveva indicato, si stupì nel vedere la pianta in fiore. Questa leggenda, come quella delle api bianche che volavano sulla culla di Rita, sono simboli di santità che preannunciano il suo candore d'animo e il suo destino da santa.
 

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