24 maggio 2017

Le élite contro le identità


di Riccardo Zenobi

Dopo aver introdotto il tema nella conferenza del 13 maggio, il professor Simonetti è tornato sull’argomento con un ulteriore approfondimento, a partire dalla chiarificazione di alcuni concetti.

Quanto esposto precedentemente può infatti prestarsi all’accusa di “complottismo”, ossia di una ricerca ossessiva di dinamiche e fatti nascosti dietro la versione storica (o cronachistica) ufficiale. Scendendo nei particolari, nello scorso incontro è stata proposta un’analisi degli eventi attuali incentrata sull’esistenza di èlite mondialiste, le quali terrebbero le redini della finanza, e conseguentemente della propaganda mediatica e dei governi. Va qui fatta una considerazione: nel corso della storia sono sempre esistiti dei piccoli gruppi che avevano in mano molto potere (basti pensare alle varie dinastie), e la politica è sempre stata in pugno ad un numero relativamente piccolo di persone – poiché “è impossibile che i molti governino sui pochi”, come diceva anche Joseph de Maistre. 

In accordo con il pensiero sociologico di Vilfredo Pareto, è fisiologico che esistano delle èlite, anche se costituite dopo regolari elezioni: chi viene eletto agisce di fatto in maniera elitaria, e rispondendo a dinamiche interne al gruppo politico. E’ quindi del tutto ingenuo pensare che nelle dinamiche attuali non si creino dei gruppi, anche al di fuori della scena politica pubblica: chiunque può constatare che un gruppo ha dei rapporti di forza interni, non controllabili da chi non ne fa parte (pensate ad un partito politico: non è tutto deciso trasparentemente dagli elettori, nemmeno nel sistema grillino). Andando oltre il dato storico, anche l’indagine razionale implica che la verità vada scoperta dopo un certo procedimento di ricerca; non è quindi tutto palese e immediato alla nostra conoscenza, non solo a livello di ricerca scientifica ma anche in campo storico. Capita infatti di dover sconfessare certe interpretazioni storiografiche o addirittura delle teorie fisiche, per cui sfuggire all’accusa di “complottismo” può far finire nel campo opposto, nel quale non si mette in discussione nulla di quanto viene sostenuto dal generale accordo dei ricercatori – posizione questa che con un neologismo è stata nominata “ufficialista” dal relatore.

Tornando al tema centrale, per èlite si intendono dei gruppi di potere che discutono e si organizzano al loro interno prima di passare le loro delibere ai governi, il tutto con dinamiche non di dominio pubblico. Questo tipo di organizzazione è tipico di una compagnia di affaristi quale è in ultima analisi la massoneria, la quale dietro il paravento sacrale, filantropico, simbolico etc. è solo un’accolita di affaristi che maneggiano denaro e potere (oltre alle nostre opinioni). La presenza di società segrete è un grande vulnus per il vivere sociale e per la pace, perché chi può credere che si occupino del bene pubblico se fanno tutto in segreto? Poiché queste èlite sono costituite da plutocrati, cercheranno di distruggere tutto ciò che si oppone alle dinamiche finanziarie che hanno in mente. La presenza di una varietà enorme di identità religiose, culturali e sociali costituisce un puzzle di dinamiche interne che si sottraggono al potere della plutocrazia, la quale non ammette alcuna resistenza: il denaro non ha identità, non ha radici, non ha storia o cultura. Semplicemente circola, e se incontra degli ostacoli alla sua circolazione (valute nazionali, banche locali) la reazione di tali sètte non è certo la tolleranza o l’accettazione delle identità.

A tutti gli effetti, il moderno pensiero unico si fa scudo delle varie identità culturali, ma in realtà vuole solo distruggere e amalgamare; un po’ come si fa con i colori: una gran varietà di differenze cromatiche porta ad un’opera d’arte, mentre un miscuglio di tonalità porta solo a distruggere i vari colori, che peraltro non potranno più essere recuperati. Insomma: se si vuole scambiare merci, persone e denaro, è necessario che le identità scompaiano, altrimenti nascono i radicamenti culturali, sociali, civili etc. Le differenze sono una ricchezza da conservare, non da amalgamare in un pensiero unico. Il gender del resto è appunto una indifferenziazione del sesso/orientamento/identità: se ne inventano talmente tanti che alla fine portano solo ad una liquidazione e mercificazione della sessualità e della persona stessa, in un crogiolo dove conta solo la fluidità; ossia non opporre nessuna resistenza al flusso finanziario. Riguardo invece la posizione dell’islam in questo scacchiere, la Ummah non intende certo fare sconti sulla sua identità, ma non può essere semplicisticamente vista come “alleata” contro il globalismo; e dato il fatto che i petroldollari della finanza islamica vengono appunto da compagnie petrolifere in mano ai plutocrati, mi sembra più probabile che i maggiorenti islamici cerchino di inserirsi in questo scacchiere per darne vantaggio alla Ummah più che per servire la finanza globalista. A meno che non sia anch'essa una pedina della plutocrazia.

Di fronte a tale realtà, è molto difficile credere che l’invasione in atto si possa considerare paragonabile ad altri eventi storici ai quali è di solito accostata. Nella storia umana le varie migrazioni sono state o l’invasione di un popolo in armi verso il territorio nel quale vi era già stanziato un popolo, oppure il flusso emigratorio di privati cittadini verso altre nazioni in cerca di lavoro. Il fenomeno attuale non è nessuno dei due; in primis perché è organizzato dalle nazioni che ricevono i flussi di persone, in secondo luogo perché l’Europa attuale non è l’America o la pampa argentina dell’800: il fatto che centinaia di immigrati siano stipati in “centri d’accoglienza” presenti in borghi che spesso hanno meno autoctoni salta agli occhi di tutti come differenza. Non ha peraltro valore dire “scappano dalla guerra/fame/etc.”, poiché lo status di rifugiato riguarda il 3% delle persone che arrivano sulle coste italiane. Senza contare che i flussi migratori fanno guadagnare più soldi del commercio di droga: non è questa una semplice opinione personale.

Sostenere l’esistenza di élite plutocratiche non implica sostenere che, nascosto da qualche parte, c’è un “grande vecchio” che tiene in mano tutto: non c’è bisogno di ricorrere a queste fantasie; che certi gruppi esistano e si riuniscano in segreto è un dato di fatto; che siano abbastanza potenti da prendere un signor Nessuno e renderlo in due anni presidente della Repubblica di Francia dovrebbe mettere in allarme chiunque – ma non aspettatevi che i politici facciano qualcosa…

Il prossimo incontro dell’Associazione Culturale Oriente Occidente si terrà dal 25 al 27 Maggio nella sala conferenze della chiesa san Carlo Borromeo di Ancona, in via Gentiloni 4, e avrà come relatore padre Giovanni Cavalcoli o.p.

 

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