16 maggio 2017

L’idolatria dell’accoglienza e il piano per la sostituzione dei popoli europei


di Riccardo Zenobi

Sabato 13 Maggio si è svolto ad Ancona, presso la parrocchia san Carlo Borromeo, il primo incontro di un serie di conferenze organizzate dall’Associazione Culturale Oriente Occidente.
La serata è stata dedicata ad una riflessione critica sul tema dell’accoglienza verso gli immigrati da parte dei paesi europei, in particolar modo l’Italia. Il relatore della seduta (e anche della prossima, che si terrà il 20 Maggio, sempre nella stessa sede), Matteo Simonetti, classe 1971, è docente del master “E. Mattei”, professore all’università di Teramo, e vanta diverse pubblicazioni di argomento storico.

Pur non essendo credente, il professor Simonetti ha subito espresso la sua vicinanza verso coloro i quali si oppongono ai guasti della modernità, tra cui il globalismo, il mondialismo e il relativismo etico-morale, classificabili tra le cause dell’attuale situazione drammatica dei popoli europei. L’interesse del prof. Simonetti fu inizialmente rivolto a indagare la crisi economica che ha colpito Grecia, Spagna e Italia, poiché tali crisi causano danni sociali, i quali si riflettono sulla vita comune di tutti; ciò anche perché l’interesse principale dei governi è rivolto a questioni economiche, le quali hanno ovviamente delle ripercussioni in temi prettamente sociali (basti pensare a quanti vogliono creare uno smercio statale di droga: l’argomento “guadagno economico per lo Stato” è l’ariete usato per sfondare le difese degli avversari); è quindi del tutto realistico giudicare i governi nazionali dell’unione europea asserviti all’economia e a chi ne detiene le redini.

Ma tutto ciò è nato per mala gestione delle risorse o per progetto? Per vagliare tale tesi occorre indagare tra i vari autori del progetto europeista, proprio per comprendere quali sono i progetti e le mentalità dei fondatori della Unione Europea. Tra i suoi ispiratori, oltre ai vari Schuman, alla Comunità Economica Europea, al Manifesto di Ventotene eccetera, si incontra un personaggio singolare: il conte Richard Kalergi, sconosciuto al pubblico fino a pochi anni fa, del quale poi hanno parlato in diversi. Figlio di un diplomatico austriaco, opera principalmente tra gli anni ’20 - ’40, con un obiettivo: creare l’unione europea. L’idea di una moneta unica e la scelta dell’Inno europeo rimontano a tale personaggio, vincitore nel 1950 del premio Carlo Magno (effettivamente noto anche come premio Kalergi); i suoi passi politici furono inizialmente poco incoraggianti: provò a fondare un partito giovanile europeista, ottenendo però poco seguito. Nel 1925 ci fu la svolta: entra nella loggia massonica inglese “humanitas” e conosce il barone Rothschild. A seguire si sposta negli Stati Uniti, persuadendo un senatore a mettere all’ordine del giorno nel congresso americano l’istituzione degli Stati Uniti d’Europa. Si nota in effetti una svolta anche nei suoi scritti: dal giovanile “Paneuropa”, che risulta essere poco più che un’esortazione, si giunge alla stesura del “Praktischer Idealismus”, il quale ha al suo interno diversi filoni, tra i quali:

- La democrazia è uno strumento per esautorare la nobiltà legata alla terra e al territorio (e quindi alle identità nazionali e locali), dopodiché tale mezzo sarà accantonato;
- La politica sarà quindi in mano ad una cricca di plutocrati;
- La popolazione del futuro sarà meticcia, simile per aspetto agli antichi egiziani.

L’idea che soggiace a tale progetto è quella di eliminare le identità nazionali e locali per costituire un territorio dove le persone non abbiano alcun radicamento, evitando così di formare una stabile identità civile e culturale, la quale risulterebbe in contrasto con il globalismo e il cosmopolitismo. Riportando un esempio fatto dallo stesso relatore: se un giorno il sindaco di Ancona decidesse di vendere tutte le chiese per costruirci dei negozi, un anconetano si opporrebbe a questo scempio della propria città, ma una persona che non ha legame culturale né religioso con il territorio non avrebbe nulla da obiettare.

Nelle pagine del libro si possono trovare frasi quali “scomparirà la moltitudine delle identità nazionali, e ci sarà una moltitudine di individui”, oppure “il futuro del popolo è un regime di amore libero” – temi della cui attualità chiunque può giudicare, scritti in un libro pubblicato nel 1925. Questo progetto sfalderebbe qualunque identità e legame tra persone, riducendo ognuno ad un semplice individuo senza identità e quindi senza criteri per comprendere e giudicare la realtà, solo e senza alcun riferimento di fronte ad uno Stato che interverrebbe su tutto.

Vi sono anche altri filoni, tra cui una esaltazione scientista e tecnocratica dello sfruttamento delle risorse (tipico di una visione baconiana della natura) senza alcuna responsabilità o scrupolo morale, e la strumentalizzazione del femminismo per portare ad una mascolinizzazione della donna, la quale perderebbe così il ruolo di difesa familiare (compromettendo l’autarchia della famiglia) e al contempo avrebbe accesso alle fabbriche, costituendo così una sorta di “esercito di riserva”.

Questi sono solo i temi principali toccati nella conferenza, la quale ha attirato l’attenzione di molto pubblico, che ha rivolto al relatore domande inerenti l’attualità politica e culturale, oltre a vari temi che porterebbero lontano i nostri sguardi. Il prossimo appuntamento con il professor Simonetti è sabato 20 Maggio, presso la parrocchia san Carlo Borromeo ad Ancona, via Gentiloni 4.
Per informazioni, potete rivolgervi al numero 339-7575640.
 

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