06 maggio 2017

Se a Brescia va in onda la sfilata delle simbologie massoniche


Gentile Redazione, mi sia permesso esprimere sul vostro blog anonimamente, ciò che avrei qualche timore di pubblicare nominalmente sui nostri giornali cittadini. Sono un bresciano cattolico e, da cattolico, ho letto con una certa sorpresa di alcune iniziative che investiranno Brescia in questi giorni: la prima è il Festival delle Religioni, una novità promossa dal Ministero degli Interni; la seconda è l’installazione di opere artistiche del Paladino nel centro urbano, che interessa anche la notoria piattaforma del Bigio in piazza Vittoria (luogo simbolo della Brescia fascista).

Quanto al Festival delle Religioni, è stato dichiarato che nasca dalla volontà di favorire un contesto di pace e di dialogo, rivolgendosi non a caso ad una popolazione cittadina giovane e dai tratti spiccatamente multireligiosi; ma questa dichiarazione di intenti non permette di esimersi da alcune osservazioni strutturali e oggettive, per nulla indifferenti, ben al di là delle intenzioni e delle convinzioni dei suoi organizzatori. Si affaccia prepotente il dubbio: perché tanto interesse da parte del politico per il dialogo interreligioso? Di fatto e, mi ripeto, al di là delle intenzioni dei singoli organizzatori locali o degli ottimi intenti soggettivi che li guidano, questo evento è strutturato in modo tale da poter corrispondere perfettamente al progetto ‘religioso’ della Massoneria, al punto che un simile Festival sembrerebbe così contribuire a poter festeggiare fastosamente il terzo centenario della fondazione delle Logge.

Voglio chiarire questo mio giudizio usando un’osservazione molto semplice: qual è il rapporto tra religione e verità? Tendenzialmente si danno tre risposte: nessuna religione è vera, una sola religione è vera, tutte le religioni sono vere. La prima è la risposta del laicismo, cui consegue lo sforzo di cancellare i segni religiosi dallo spazio pubblico; la seconda è la risposta delle religioni tradizionali, cui conseguono varie forme di affermazione della propria unicità nei confronti delle altre manifestazioni di fede; la terza è la risposta della Massoneria, che persegue la promozione di tutte le religioni, messe al pari livello, spogliate di qualsivoglia pretesa di verità, indebolite nella loro presa sul settore pubblico e sociale. Di fatto, la Massoneria ottiene così in modo incruento l’effetto che il laicismo realizza in modo più violento. Il Festival delle Religioni, cui mi risulta aderire anche la Diocesi (non mi scandalizzo, negli ultimi 50 anni il clero è divenuto sempre più restìo a prendere sul serio le categorie da me sollevate in questa sede: qualcuno sarà pure connivente, ma i più semplicemente reputano che la massoneria non esista o sia ininfluente o che non siano queste le modalità con cui ci ferisce), può attuare splendidamente il progetto massonico: con la scusa del dialogo sottraiamo alle confessioni religiose la pretesa di verità, ne consegue che i fedeli saranno confinati nel culto privato, mentre sulla piazza pubblica tutti dovranno piegarsi a parlare la lingua della religione universale. Per un cattolico questo è l’inizio della fine, per gli altri non so: decidano loro. Io cosa avrei fatto? Qualcuno sospetterà: se sposi la seconda opzione, quella dell’unica religione vera, tu ti schieri con chi fomenta lo scontro religioso. Rispondo: non è così. Io condanno lo scontro religioso. Io ritengo però che la convivenza proficua si possa avere dall’affermazione pacifica della propria identità religiosa, senza sconti e senza ambigue mediazioni politiche. Per esempio, io avrei evitato la partecipazione dei cattolici al Festival, mentre avrei promosso un culto pubblico alla Madonna di Fatima, nel mese centenario delle apparizioni, pregando per la purificazione della Chiesa e per la salvezza del mondo intero. Vi pare banale? A me pare cattolico, non è violento e getta un ponte spirituale verso tutti.

Non da meno è la seconda iniziativa, cui mi riferivo nelle prime righe della lettera, l’installazione in città delle opere d’arte di Mimmo Paladino. Anche in tal caso non discuto della capacità dell’autore, né metto in questione le sue intenzioni espressive, ma parliamo nuovamente di un artista di cui è stato rilevato l'utilizzo di simbologie di natura massonica (vedi il Santuario di Padre Pio). Mi direte: è solo vezzo artistico. Non lo contesto, ognuno ha i vezzi che preferisce. Mi sconforta però che la mia città sia addobbata da sculture di ispirazione massonica, fosse anche vaga e casuale. Mi interessa che nel mese mariano e nel centenario di Fatima, anziché un florilegio di inni al Cuore Immacolato dell’Ancella del Signore, noi celebreremo prometeicamente il culto dell’umano (tanto per dare una definizione fin onorifica agli avversari affratellati). Sono un visionario? Forse sono solo un vero appassionato di Brescia, uno che ritiene e sa che il piedistallo del Bigio non si usa per esposizioni casuali, ma è destinato a simboli di grande impatto cittadino. Non è una vetrina, è un pulpito per noi bresciani! Sappiamo bene cosa metterci e cosa toglierci, perché sappiamo che lì sopra può starci o non starci qualcosa che deve o non deve rappresentarci. Ebbene, dalla fine di aprile Brescia ha scelto - si fa per dire - di essere rappresentata dalle sculture di Paladino esperto di simbolica massonica. Qualcuno farà qualcosa? Non dico un gesto eclatante – a che servirebbe? – ma un gesto cristiano: una preghiera, una Messa “in remissione dei peccati”, un’Ave Maria, qualcosa che abbia a che fare con la nostra fede collettiva.

Qui concludo e taccio del terzo e (spero) ultimo affondo prossimo all’orizzonte: la sfilata del gay-pride, che si terrà negli stessi giorni della solenne processione del Corpus Domini. Un caso? Di certo un caso avverso alla fede dei bresciani. Vada come deve andare. Se le richieste di Fatima sono vere e se sono attuali, dubito si sarebbe potuto escogitare un modo migliore per disattenderle. Ci protegga il beato Paolo VI, bresciano, che dai massoni dovette sempre difendersi e che ribadì strenuamente e profeticamente la vera fede della Chiesa, a beneficio del mondo intero e dei suoi stessi numerosissimi detrattori.

 

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