06 maggio 2017

Thomas Molnar e le strategie rivoluzionarie

di Alfredo Incollingo

Esiste un codice dei rivoluzionari che è similare nei secoli: stesse parole d'ordine, stessi strumenti di propaganda e, soprattutto, gli stessi sponsor. La rivoluzione non è solo un fatto violento, ma è anche una formidabile azione di guerriglia culturale, portata avanti a suon di opuscoli e giornali. L'Antico Regime della Francia monarchica subì, senza riuscire a rispondere, le invettive degli illuministi che giorno dopo giorno, sobillando il popolo, screditarono il Re e la Chiesa.  Allo stesso modo oggi l'industria culturale, monopolizzata dai progressisti, pur evitando accesi proclami di rivolta sociale, infiltra nella società teorie e idee radicali e “perbeniste”.

Il filosofo cattolico Thomas Molnar, di origini ungheresi ma con cittadinanza americana, pubblicò nel 1969, durante gli anni fatidici della contestazione, un testo nettamente reazionario, ma lucido e chiaro nell'argomentazione. “La controrivoluzione: una critica ragionata alla rivoluzione francese” è stato ristampato ultimamente dalla “Oaks editrice”, ma, nonostante i decenni passati, è ancora straordinariamente attuale.

L'analisi di Molnar non si limita alla Francia rivoluzionaria ma va oltre ritrovando le connessioni tra i giacobini del 1789 e i radical chic del 1968 (e degli anni successivi). La chiave di volta dell'arco rivoluzionario è l'intellettuale, appartenente di solito al ceto medio, buono, ricco e rassicurante. Il suo essere socialmente mediano è per il popolo, per l'aristocratico o per la borghesia un motivo di serenità: il piccolo borghese dimostra che è possibile salvaguardare i propri beni e professare tesi sovversive, senza che i propri privilegi ne risentano.

Ecco quindi un Sartre o un Voltaire benestanti e allo stesso tempo socialmente impegnati. L'intellettuale è l'agente della rivoluzione che ha sparso i suoi germi per la società. Ha sentito il malcontento popolare e lo cavalca infatuando l'opinione pubblica con il suo bell'aspetto e le sue idee radicali. Durante l'Antico Regime gli aristocratici di corte fecero a gara a condividere tali ideologie e anche gli uomini di Chiesa fecero altrettanto. La loro antica legittimità era ormai decaduta e si ricercava nell'approvazione generale la base del proprio potere. I controrivoluzionari compreso tutto ciò, ma sbagliarono nel non usare gli stessi strumenti dei rivoluzionari per fermarli. Gli intellettuali, che fossero giacobini o radical chic sessantottardi, con spregiudicatezza sfruttarono la stampa e il mondo culturale per diffondere il proprio approccio sovversivo.

Il saggio di Molnar è quindi fondamentale per muoverci nella quotidianità. Sembrerà strano, ma ogni giorno siamo soggetti a messaggi radicali nella forma di film, musica e libri, perché ieri come oggi i rivoluzionari agiscono alla stessa maniera, mentre il controrivoluzionario, timido, non agisce come dovrebbe per arginare la sovversione.

 

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