27 maggio 2017

Un campari con... Aurelio Porfiri

Aurelio Porfiri, apologeta e grande musicista contemporaneo, esperto di musica sacra, ha scritto un libro su Vittorio Messori. Lo abbiamo incontrato per parlarne.

Perché un libro su Messori?
Perché Vittorio Messori è il più illustre rappresentante italiano, e non solo, della nobile disciplina dell'apologetica cattolica nel XX e nel XXI secolo. Non c'è dubbio che il suo lavoro sia stato fondamentale per riavvicinare molte persone ad un senso forte ed identitario della fede cattolica.

Qual è la caratteristica principale dell'opera di Messori?
Io credo non ci sia una sola caratteristica ma varie. Senz'altro quella che per me è molto importante è di fare a meno di quell' "Ecclesialese" di cui parla il giornalista Roberto Beretta (tra l'altro autore di testi interessantissimi, come "Chiesa padrona" che vivamente consiglio), quel linguaggio fumoso e vago che nasconde una certa inconsistenza (sul linguaggio aveva detto cose interessanti anche Romano Amerio in"Iota Unum"). Insomma, facendo a meno di una delle armi principali del clericalismo e del sistema clericale, cioé quella del linguaggio, ci riavvicina ad un cattolicesimo più autentico e vero, un cattolicesimo non annacquato nella melassa liberal-progressista degli ultimi decenni. Il cattolicesimo di Messori è un cattolicesimo di cadute e redenzioni, egli non si erge a moralista come vediamo fare in tanti ambienti clericali che fanno della "misericordia" il loro volto pubblico ma del moralismo il loro vizio privato. La riscoperta dell'essenza dell'essere cattolico, ecco, questo è un elemento importante. Come certamente quello dell'et-et, quel essere cattolico che significa, seguendo Jean Guitton, "volere tutto". Molti non hanno capito questo, dicendo che il cattolico invece si distingue per l'aut-aut. Ma questo vale per quanto riguarda la scelta fondamentale, la risposta di fede che certamente è positiva e negativa. Ma una volta intrapresa la strada come discepoli di Gesù, l'aut-aut deve lasciare posto all'et-et.

Messori è un apologeta di fama. Qual è il ruolo dell'apologetica oggi?
Come dicevo, certamente l'apologetica ha un ruolo fondamentale oggi, molto più importante che nel passato. Purtroppo in Italia, specialmente, siamo schiavi del vaticanismo, dello sprecare tempo e risorse soltanto nel commentare su quale persona è stata fatta Vescovo o chi sarebbe meglio per un ufficio piuttosto che per un altro, mentre ci sfugge spesso l'essenza, che è sempre quella espressa dalla domanda: voi chi dite che io sia? In questo vedo anche la grandezza di Messori, che ci riconduce sempre all'essenza, che poi è quella che veramente conta.

Per la sua esperienza, qual è la situazione della Chiesa in Cina? Quali sono stati gli sviluppi degli ultimi tempi?
La situazione è una situazione di stallo, almeno per quello che si vede dal di fuori. I contatti ci sono, ma viene da pensare che essendo la situazione politica quella che è, forse è meglio attendere prima di fare qualunque accordo. Io sempre ricordo che non bisogna dimenticare la fondamentale differenza culturale che c'è fra noi occidentali e il popolo cinese. Quindi talvolta non si percepisce come le prospettive siano fondamentalmente divergenti. Questo accade nel condurre affari, nella vita quotidiana, nella visione del mondo. Sono sicuro che coloro che conducono le trattative per la Santa Sede sanno bene che i termini dei ogni accordo, possono essere interpretati diversamente a seconda delle prospettive culturali di chi li interpreta. Quando queste prospettive culturali sono simili, c'è un'ermeneutica comune, quando non lo sono ogni accordo nasconde potenziali pericoli. Ma questo non significa che non bisogna cercare un modus vivendi per andare avanti.

Lei è un compositore e musicista. Cosa può dire della musica sacra contemporanea e del suo utilizzo oggi? Vi sono stati degli abusi negli ultimi anni?
Che vi siano stati abusi lo ha detto anche Papa Francesco nel recente discorso per l'anniversario della Musicam Sacram. Il problema non è più quello, ma è che l'abuso è divenuto norma. Cioè, oramai è normale nelle Chiese ascoltare quello che sarebbe da considerare un abuso, canti con musiche di chiara ispirazione profana, sentimentalistici, con carattere marcatamente non liturgico. In Italia certamente la situazione è molto grave (ma anche in molte altre parti del mondo non si va meglio, in alcuni casi anche peggio), questo anche dovuto alla pressione che il sistema clericale ha su di noi. Si faccia attenzione, io parlo di sistema clericale, non di Chiesa. Il sistema clericale è un abuso dello stato ecclesiastico, non il suo essere come si dovrebbe. In fondo tutte le deviazioni sono venute come imposizioni di certo clero (non tutto, per fortuna), di certi liturgisti e pastori che hanno imposto una data ermeneutica della riforma liturgica e della musica sacra. Questo ha soffocato gli impulsi buoni, che anche ci sarebbero stati, ha messo fuori gioco coloro che avrebbero potuto contribuire positivamente ad un vero rinnovamento della musica sacra, sulle orme della tradizione ed aperto sanamente al nuovo, ha cancellato quel progresso organico che era stato chiesto dal Concilio stesso.
 

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