14 maggio 2017

Viaggio sentimentale e devozionale a Roma: la chiesa dei Greci (Parte XLII)

di Alfredo Incollingo

Passeggiando per il Lungotevere Aventino, nei pressi del Circo Massimo, è possibile visitare la splendida chiesa di Santa Maria in Cosmedin. E' conosciuta soprattutto per la “Bocca della Verità”, un tombino della Roma imperiale, sul quale è stato scolpito un volto umano con la bocca aperta. Secondo la tradizione, il mascherone marmoreo ha facoltà divinatorie, rivelando la verità agli uomini. Si racconta che questo manufatto riuscì addirittura a ingannare l'imperatore Giuliano l'Apostata durante la sua campagna denigratoria del cristianesimo.

Santa Maria in Cosmedin è probabilmente una delle chiese più antiche della città. Risale al VI secolo e i lavori di costruzioni dell'attuale edificio iniziarono nel 782 con papa Adriano I. Sorge nei pressi del Foro Boario, una piazza commerciale tra le più attive nella Roma antica, e lì si trovava in origine il quartiere greco della città. La comunità ellenica era composta da commercianti e da artigiani e si era addensata lungo le sponde del Tevere per meglio esercitare i propri mestieri. Non è un caso se oggi quel rione prende il nome di “Ripa Grande”.

In origine l'intitolazione della chiesa era “Santa Maria in Schola Graeca” e cambiò la sua denominazione nel giro di pochi anni. L'intero complesso ecclesiale venne affidato ad un gruppo di monaci greci, esperti miniatori e artisti, che fuggirono da Bisanzio per sfuggire alle persecuzioni iconoclaste dell'imperatore Costantino V. Mentre in Oriente era proibito l'uso di qualsiasi immagine religiosa, in Occidente, in virtù dell'Incarnazione, il papato diede ampio spazio all'arte sacra. Il Padre ha inviato il Figlio, tramite lo Spirito Santo, che si è fatto uomo per liberare noi figli dal peccato: lo spirito entra così nella miseria umana. Da queste breve considerazioni si può capire come la materia fosse un mezzo utile alla Salvezza, a patto che fosse usata cristianemante. La chiesa non a caso ha subito diversi interventi di restauro nel corso dei secoli, proprio in virtù della concezione cattolica dell'arte: questa non è nefasta o sgradita a Dio, ma è un modo sublime di parlare della divinità.

Il viaggio continua.  

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