21 maggio 2017

Viaggio sentimentale e devozionale a Roma: Giordano Bruno, simbolo di odio anticlericale (Parte XLIII)

di Alfredo Incollingo
La condanna a rogo di Giordano Bruno a Campo de Fiori, a Roma, il 17 febbraio 1600, è per il mondo laico un evento epocale. E' la prova schiacciante dell'oppressione intellettuale che la Chiesa Cattolica ha esercitato per secoli fino all'età moderna. Bruno è considerato, come lo sarà Galileo Galieli qualche decennio dopo, il paladino della libertà e, come tale, è stato venerato per secoli, anche al giorno d'oggi. Ogni 17 febbraio le associazioni laiche e anticlericali sono solite depositare una corona di fiori sul monumento del frate domenicano a Campo de Fiori. E' un culto della personalità, forse, presentato quale omaggio alla libertà di pensiero.

La statua di Giordano Bruno è un manufatto molto discusso a Roma. Fu realizzato dallo scultore Ettore Ferrari e sulla base in pietra il filosofo Giovanni Bovio fece incidere l'iscrizione: “A Bruno, il secolo da lui divinato qui dove il rogo arse”. Venne posta nella piazza il 9 giugno 1889, dopo una lunga processione dissacrante verso la Chiesa Cattolica che percorse le strade principali della città.

I festeggiamenti furono un chiaro segno di odio verso la tradizione cattolica e papa Leone XIII minacciò addirittura di lasciare la città, se la statua non fosse stata rimossa. Passò un intero giorno in preghiera e digiunando di fronte la scultura in marmo di San Pietro, in Vaticano, per chiedere perdono a Dio di quel gesto di sfida. La storia del monumento a Giordano Bruno inizia qualche anno prima. Già nel 1849, durante la Repubblica Romana, si era eretto un monumento al frate domenicano, che fu abbattutto da Pio IX dopo il suo rientro. La massoneria, che aveva fatto di Bruno uno dei suoi vessilli, e il mondo liberare italiano, da sempre anticlericale, onde sbeffeggiare il cattolicesimo, non si arresero alla possibilità di dedicare un luogo alla memoria di Giordano.

 Nel 1880 si costituì un comitato internazionale che comprendeva numerosi intellettuali europei di grande fama (Victor Hugo, Herbert Spencer, Ernst Renan...) e tutti profondamente anticristiani per chiedere al governo italiano di concedere l'autorizzazione per erigere il monumento. La Chiesa Cattolica riuscì a bloccare i lavori, ma per pochi anni. Nel gennaio del 1888 una grande manifestazione di studenti, repressa nel sangue dalla polizia, chiese al governo di dare il consenso per innalzare la statua. I tumulti convinsero Francesco Crispi a dare l'assenso, nonostante le proteste di papa Leone XIII. Nel 1929, dopo i Patti Lateranensi, si rinnovò al governo Mussolini la richiesta di rimuoverla, ma il ministro dell'istruzione Giovanni Gentile, ammiratore del pensiero filosofico del frate, riuscì a impedirne la rimozione.

Il viaggio continua.  

1 commento :

  1. I 'simboli' devono restare a perenne memoria della cricca massonica appoggiata dall'Europa massonica che appiccicò malamente gli stati sovrani regnanti in Italia per creare un paese artificiale che dopo 150 ancora non lo è diventato, né stato nazionale, né paese, tra l'altro il Bruno era persona viscida e tortuosa tanto da essere rifiutato anche dai protestanti, calvinisti in primis, così tanto per descrivere il periodo storico in cui si mosse e di cui fu livoroso spettatore, non fosse per il monumento nessuno se ne ricorderebbe più, poi per cosa è diventata Campo dei fiori oggi......degna cornice.

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