10 giugno 2017

Gaygle. Meglio cambiare strada

di Alfredo Incollingo
Si sa che le più grandi multinazionali del pianeta hanno sposato in tutto e per tutto la causa LGBT: da Apple a Google, in un modo o nell'altro, si fa a gara a chi è più vicino alla cultura gay. Per onorare i loro “protetti” le icone delle applicazioni sullo smartphone si colorano o vengono lanciati chiari messaggi a favore del matrimonio gay. Il “chi sono io per giudicare” fa tutt'uno con l'amore non ha confini delle pubblicità progressiste.

E' proprio Google a vincere questa competizione, non perdendo mai l'occasione per manifestare il proprio supporto alla comunità omosessuale. Il 10 giugno si è tenuto a Roma l'ennesimo Gay Pride, in occasione dell'apertura del “Gay Village” all'Eur. Google, onde pubblicizzare l'evento (e ricordarlo agli smemorati), ha sfruttato l'applicazione Google Maps.

Aprendo la cartina di Roma era possibile trovare il percorso del corteo, segnalato con un arcobaleno, come si può ben vedere dall'immagine. “Stai cercando un ristorante o un hotel? Perché invece non vieni al “Gay Pride”?” E' questo l'invito implicito che Google ha lanciato ai suoi utenti. Questo piccolo fatto ci fa capire chi siano i supporters e i finanziatori delle campagne omosessualiste. Ha un ruolo fondamentale certamente la pubblicità e il carattere “movimentista” delle associazioni LGBT: nulla però potrebbe essere fatto in grande stile senza la “pecunia”.

Cosa aspetta il mondo cattolico a svegliarsi? E la Chiesa Cattolica come istituzione? Pare che la battaglia sia ormai persa e che i prelati abbiano accettato passivamente la “sconfitta”. Il laicato dovrà assumersi ogni onere per continuare la “guerra”? A quanto pare si.  

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