01 giugno 2017

Italia. L'anima del bel Paese

di Alfredo Incollingo

Dicono che l'Italia sia il Bel Paese, il più bello di tutti. C'è buon cibo, un buon clima e la gente è cordiale e amante dell'arte. Qualcuno suppone che gli italiani siano anche passionali in amore. “De gustibus non disputandum est”. C'è una frase che riverbera da decenni e che meglio di tutte riesce a descrivere cosa significa essere italiani. La proferì l’arci-italiano Benito Mussolini e niente può negare il suo valore. Fu incisa non a caso in cima al Palazzo della Civiltà Italiana (noto come “Colosseo Quadrato”) e tuttora all'Eur, a Roma, è possibile leggerla. La furia devastatrice antifascista l'ha per nostra fortuna risparmiata. “Un popolo di poeti di artisti di eroi / di santi di pensatori di scienziati / di navigatori di trasmigratori”. Verità fondate.

L’Italia, in un certo senso, è sempre esistita. Non nasce di certo con l’unificazione del 1861, come vorrebbero le sinistre. E neppure muore con essa, come sostengono taluni retrogradi neo-borbonici. L’Italia ha il suo bel nome stampato a caratteri indelebili sulle pagine del Testo Sacro. Scovate voi, cari lettori, esattamente dove e meditateci sopra…Ma sono tanti, troppi forse i primati, umani e cristiani che l’Italia vanta davanti al mondo intero. Il Bel Paese ha regalato al mondo molti tra i migliori geni nelle arti, nelle scienze, nella santità.

Potremmo fare i classici nomi dei grandi della cultura italiana, ma sarebbe ridondante. Dobbiamo invece tener presente che, al di là dei giudizi di qualche politicante del Nord Europa, l'Italia ha avuto e ha ancora una missione nella storia: la civiltà e la difesa della fede. Nessuna nazione come la nostra ha rappresentato un faro tra le genti. Per millenni la sedimentazione di simboli, lingue, culture e varietà ha creato un prodotto umano che nessun continente e nessuna nazione potrebbe mai rivendicare, neanche con le leve minacciose della “moneta unica”.

Com'è possibile che sia avvenuto in Italia e non in Francia o in Germania? Pare un mistero insondabile che qualche tecnico dell'antropologia o della storiografia potrebbe tentare di spiegare, ma in fin dei conti solo Dio sa il perché. La Provvidenza ha agito in modo tale che, mentre Israele annunciasse la venuta del Messia all'umanità, l'Italia (il suo cuore: Roma) preparasse il terreno affinché la Parola di Dio fosse accolta e germogliasse: l'impero.

Il principato e il sacerdozio ritrovarono nella regalità di Cristo l'unione metafisica fondamentale per riequilibrare la società. Solo a Roma ciò avvenne perché qui la tradizione regale e religiosa era tale da favorirlo. La Chiesa Cattolica trova la sua legittimità nel Vangelo, nel seggio di San Pietro e nell'aver rivitalizzato la missione civilizzatrice della romanità. “Onde Cristo è romano…”. Ma la realtà italiana non si può ridurre alla sola Roma, poiché la sua varietà sarebbe tradita. Gli indoeuropei rimandano alla dimensione eurasiatica, così come il lascito arabo al mondo mediorientale.

L'Italia si ritrova a essere il centro del mondo, quel Centro perduto e ritrovato con il cattolicesimo. Non è un caso se l'Ombellico del Mondo si trova tra il Piemonte e la Lombardia, il paese di Cortemilia. Questo è una centralità geografica che non inficia quella spirituale che è a Roma. San Pietro si recò nell'Urbe affinché i tempi si compissero perché Cristo aveva chiesto di rispettare e non di abbattere il governo umano. L'Impero era stato preparato per diffondere la verità cristiana, come ci assicurano gi italianissimi Dante e Tommaso d’Aquino. Solo con il Vangelo l'italianità seppe riassumere i suoi caratteri storici e meta-storici dando un senso unico e universale alla sua missione. Nella tradizione popolare così come in quella colta le forme sono destinate a parlare di Dio, al di là della loro origine. Si può parlare di riciclo o di usurpazione, ma ciò che emerge chiaramente nello spirito italiano è la continuità di una tradizione iniziata nel 753 a.C. e perfezionata con il cattolicesimo. E' forse ingiusto ingabbiare la romanità nell'aggettivo “italiano”, ma solo così si può comprendere l'origine divina del Bel Paese. Dio – Italia – Famiglia: questo sia lo slogan dei nuovi missionari del XXI secolo. E per tutti coloro che non si arrendono al rullo compressore della modernità e del nichilismo.

 

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