15 giugno 2017

René Girard: La religione come strumento di Satana. 3/9: La via stretta

di Hercule Flambeau

Dimostrando un invidiabile spirito pratico , alcuni Padri della Chiesa come Giustino Martire (100-165 d.C.) [10] e Tertulliano (160-220 d.C.) [11] decretarono che queste similitudini tra Cristo e i miti antichi erano dovute ad una “imitazione diabolica” ovvero un “plagio per anticipazione” architettato dal principe di questo mondo al fine di confondere gli uomini. Quasi due millenni dopo un principio simile, ma speculare, venne formulato come ipotesi scientifica [12] da un antropologo convertitosi al Cattolicesimo durante i suoi studi: René Girard. [13]

La chiave di volta del pensiero di Girard è enucleata nella definizione del desiderio, a partire da una triangolazione tra soggetto e “doppio mimetico”. [14] Il desiderio non sarebbe fondato, come altri hanno supposto, sull’oggetto in sé o nell’intimità del soggetto desiderante, ma sarebbe innanzi tutto desiderio di imitare, uguagliare, superare e infine umiliare il mio prossimo, cioè un soggetto terzo che diventa allo stesso tempo modello a cui ispirarsi e concorrente da battere e, se necessario, abbattere. L’oggetto desiderato si limiterebbe ad essere, dunque, un mero pretesto a cui appellarsi al fine di soddisfare la propria volontà di confronto imitativo.

Il fondamento di tutte le relazioni umane sarebbe questa mimesis, un desiderio mimetico capace di generare una spirale di concorrenza che presto muta in sopraffazione privata e, successivamente, si propaga alla società sotto forma di violenza tra differenti gruppi, in una vera e propria escalation distruttiva e generalizzata. Questa esperienza deve aver condotto le prime comunità umane a vere e proprie situazioni di “tutti contro tutti”.

All’interno delle società arcaiche colpite dall’escalation di violenza mimetica si sperimentò come questa vera e propria epidemia potesse venire arrestata concentrando tutta la violenza e il risentimento dei membri della comunità su un unico soggetto considerato un “portatore sano” del male, l’effettivo colpevole del disordine. Per prevenire e anticipare la degenerazione della violenza fino al coinvolgimento dell’intera comunità, le società umane cominciarono a formalizzare e ricreare artificialmente il momento dell’individuazione di capri espiatori e del loro successivo omicidio. Questa ripetizione sistematica, volontaria e più o meno simbolica dell’assassinio mimetico fondatore conduceva alla riedificazione della pace e dell’ordine all’interno della comunità. Era nato il sacrificio rituale.

Il sacrificio rituale , il sacro, è il vero fondamento di qualunque espressione sociale e culturale. Solo grazie all’effetto stabilizzatore del sacro hanno terreno fertile per nascere il sistema politico (il potere della vittima differita), il sistema giudiziario (basato sulla regolazione della vendetta), il sistema economico (l’addomesticamento degli animali come vittime sostitutive) e l’orizzonte culturale. [15]. Connaturato al sacro sorge e si sviluppa anche il mito, ovvero l’interpretazione della storia e la trasmissione ai posteri dell’omicidio rituale secondo uno schema interpretativo elaborato dalla comunità sacrificante al fine di auto-giustificare la propria violenza. Un esempio per tutti è rappresentato dal mito di Edipo il quale fu veramente la causa della peste a Tebe e il cui allontanamento e sacrificio riportò effettivamente la pace e la salute perdute dalla sua città. [16]

Se quanto sopra riportato è vero in merito all’antichità e alla mitologia, la Bibbia e soprattutto i Vangeli si presentano al contrario come il disvelamento del ruolo fondatore della violenza all’interno della cultura e delle istituzioni umane. Negli scritti giudeo-cristiani viene manifestata una verità misconosciuta dalla mitologia: l’innocenza della vittima sacrificale. Questo ulteriore passaggio di scoperta rappresenta una pietra miliare nell’evoluzione della cultura umana: il passaggio dalla menzogna mitologica (interpretazione della storia dalla parte della comunità violenta) alla verità antropologica dell’innocenza del capro espiatorio (interpretazione della storia dalla parte delle vittime). Questa rivelazione del meccanismo vittimario, in nuce nell’Antico Testamento, è assoluta nei Vangeli. [17]

Accettando la somiglianza , almeno esteriore, tra il cristianesimo e le altre religioni arcaiche, René Girard, nei suoi studi, dimostra di aver imboccato un sentiero più stretto rispetto al primo analizzato: una via vertiginosa di cui, con tutta probabilità, inizialmente conosceva solo l’inizio ma non la fine. [18]
La religione, tutta la religione , sarebbe fondata sulla violenza più bruta.
La religione stessa , tuttavia, verrebbe redenta dalla venuta di Cristo tramite un intervento diretto del trascendente nella storia dell’uomo. Un tuffo nell’abisso come questo è possibile solo nella piena consapevolezza che la fedeltà alla realtà e alla ragione, in quanto fatte entrambe della stoffa di Dio, se mantenuta con coerenza, solo a Dio può portare. [19]
Paradossalmente il percorso affrontato da Girard avvalora da un lato l’intuitività dei primi padri della Chiesa e, dall’altro, ne ribalta contemporaneamente le conclusioni.
Non fu Satana ad imitare il Cristo, ma, incredibilmente, fu Cristo a porsi al gioco di Satana, fino a spezzarlo.
La vita di Cristo ripercorse tutto intero il meccanismo demoniaco presente nelle false religioni: “era necessario infatti che fosse identico per mostrarne al meglio la falsità” . [20]

[10] Giustino, I Apologia XLVI, 44. https://books.google.it/books?id=hmKIpTvLWjQC&pg=PA168&dq=%22imitazione+diabolica%22&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjL-s7mm_zKAhUGkywKHZC2CnAQ6AEIJTAB#v=onepage&q=%22imitazione%20diabolica%22&f=false 
 
[11] Tertulliano, “certamente dal diavolo, il cui ruolo sta nel pervertire la verità, poiché tramite i misteri degli idoli imita le stesse realtà dei sacramenti. Anch’egli battezza alcuni, ossia i suoi credenti e fedeli; promette loro la liberazione dei delitti una volta usciti dal lavacro; e, se mi ricordo ancora di Mitra, là egli segna sulla fronte i suoi soldati. Egli celebra anche l’oblazione del pane, presenta un’immagine della resurrezione e, su una spada, riceve una corona. (…) Non è evidente che il diavolo ha imitato la minuziosità della legge giudaica? Egli ha cercato con tanta emulazione di riprodurre nei riti dell’idolatria gli stessi gesti con cui si compiono i sacramenti di Cristo, e certamente l’ha fatto con identica accortezza e ha potuto adattare a una fede profana e nemica gli strumenti delle cose divine e delle sante realtà cristiane, traendo cioè il loro significato da quei significati, le loro parole da quelle parole, i loro simbolismi da quei simbolismi.” De praescr. 40, 2-7: CCL 1, 220, cf. PL 2, 54-55 https://books.google.it/books?id=mlfeu5iOhvYC&pg=PA46&dq=Tertulliano+imitazione+diabolica&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiihZnsx_zKAhVDYpoKHc1iApcQ6AEIHzAA#v=onepage&q=Tertulliano%20imitazione%20diabolica&f=false 
 
[12] R. GIRARD, L’envers du mythe, in Celui par qui le scandale arrive, p.168-178

[13] Quando queste cose cominceranno. Conversazioni con Michel Treguer. R. GIRARD, The Girard Reader.


[14] “L’idea di fondo è che “in principio era il desiderio”! “L’uomo è un essere che desidera”, e fin qui niente di nuovo; anche per Freud l’uomo è caratterizzato dalla “libido”, cioè dal desiderio. Ma per Freud il desiderio, in linea con tutta la tradizione filosofica bimillenaria, a partire da Platone, si appunta sempre ad un oggetto particolare, in una concezione essenzialmente individuale. Girard trova invece chiaramente espressa nella grande letteratura una verità più profonda, la verità del desiderio mimetico. La verità antropologica è che “l’uomo è un essere che desidera secondo l’altro”. Tra “il desiderio dell’uomo” e “l’oggetto del suo desiderio” c’è “il desiderio dell’altro”. L’antropologia è quindi triangolare: l’essere desiderante che sono io, l’essere desiderante che è l’altro, l’oggetto del desiderio, che io imito nell’altro e che l’altro finirà di imitare in me, fino a far prevalere più che la relazione io-oggetto, la relazione io-altro in una escalation in cui il “modello” finisce con il diventare il “rivale” poiché finiamo con il contendere il medesimo oggetto. In questo modo dal triangolo (io-altro-oggetto) si passa alla rivalità dei doppi (io-altro) che genera concorrenza per lo stesso oggetto e quindi violenza. Più i soggetti si invischiano nelle imitazioni reciproche, più si genera rivalità e la rivalità sfocia nella violenza generalizzata.” DAL SACRIFICIO ‘ARCAICO’ AL ‘SACRIFICIO’ DI CRISTO. Per una antropologia della conversione in René Girard. Franco Pignotti, 2004. Cfr. R. Girard, Menzogna romantica e verità romanzesca

[15] DAL SACRIFICIO ‘ARCAICO’ AL ‘SACRIFICIO’ DI CRISTO. Per una antropologia della conversione in René Girard. Franco Pignotti, 2004. Cfr. R. Girard, La violenza e il sacro

[16] http://www.filosofico.net/edipresofocle42.htm

[17] DELLE COSE NASCOSTE SIN DALLA FONDAZIONE DEL MONDO 

[18] Alla pubblicazione di ‘La Violence et le Sacré’ (1972, premio dell’Accademia francese) l’antropologo GeorgesHubert De Radkowski ebbe a scrivere su Le Monde : «L’anno 1972 dovrebbe essere contrassegnato in modo particolare con una croce bianca negli annali delle scienze dell’uomo: ‘La Violence et le Sacré’ di René Girard è non solo un gran bel libro, ma un libro unico. Unico, perchè ci offre finalmente la ‘prima teoria’ realmente atea del religioso e del sacro» http://www.zikomo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/12/Dal-sacrificio-arcaico-al-sacrificio-di-Cristo-Estratto.pdf 
 
[19] «Smascherando i modi della presenza della violenza nell’esistenza umana e raccogliendone la sfida, René Girard non ha solamente elaborato una dottrina originale, egli ha posto un interrogativo fondamentale che finisce per costituire un ultimatum. Si tratta di un invito alla conversione» W. AVITAL, René Girard et saint Augustin. Anthropologie et théologie, in «Recherches Augustiniennes» Paris 20(1985) pp. 257-303 

[20] Vedo Satana Cadere come la folgore
 

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