20 giugno 2017

Suicidio Prato. Il finale tragico di una vicenda maledetta


di Alfredo Incollingo

Il vizio e il crimine vanno spesso insieme e il suicidio è purtroppo il finale tragico di questo drammatico connubio. Questa mattina il corpo senza vita di Marco Prato è stato trovato nella sua cella nel carcere di Velletri, alla vigilia del processo per l'omicidio Varani. E' l'epilogo di una triste storia iniziata nella notte tra il 3 e il 4 marzo 2016. Nel quartiere romano di Collatina, nella periferia est della città, in una palazzina di via Igino Giordani, venne ritrovato il cadavere del ventiduenne Luca Varani. Un festino a base di alcool e di droga degenerò in un omicidio cruento: il giovane venne ucciso dagli amici Marco Prato e Manuel Foffo, dopo averlo seviziato e pugnalato con una coltellata in preda alle allucinazioni. “Eravamo gonfi di alcol e droga, in preda alle allucinazioni, quando io e Marco abbiamo seviziato e ucciso Luca nel pieno di un festino consumato a casa mia. Volevamo vedere l’effetto che fa.” Queste furono le dichiarazioni di Foffo agli inquirenti. Si è trattato di un omicidio “a freddo”, brutale e sadico. Il vizio non ha mai limite e cerca sempre di superare i limiti. Sconvolti dalle allucinazioni, i suoi aguzzini lo hanno torturato e hanno goduto nel vederlo soffrire prima di ucciderlo: l'atto finale di una tragedia. Prato e Foffo avevano premeditato ogni cosa: sotto gli effetti della cocaina volevano dare sfogo al proprio furore. “Dopo aver assunto quasi dieci grammi di coca – dichiarò Foffo agli inquirenti – io e Marco abbiamo siglato un patto, decidendo di uccidere qualcuno. Abbiamo chiesto a Luca di raggiungerci a casa mia. Non so perché lo abbiamo fatto, eravamo in preda al delirio.” Queste parole fanno emergere  la banalità del male, che si nasconde nella quotidianità.
“Uccidere per vedere l'effetto che fa” è la spinta malefica a trovare una via d'uscita ad una esistenza monotona, che ha perso un senso. Il rifugio nella droga, nel sesso e nell'alcool è la soluzione per chi ha smarrito l'orizzonte metafisico e si ritrova in tutti i limiti della vita fisica e terrena. Il caso Varani e il suicidio di Prato ci testimoniano la tragicità di queste storie folli e malate. Il 21 giugno si sarebbe dovuto svolgere la prima udienza per il processo per l'omicidio di Varani, ma ha preferito uscire di scena per sfuggire alle proprie responsabilità. Per uccidersi ha usato una bomboletta di gas, aprendola in un sacchetto e inserendo all'interno la testa. Ha scritto una lettera dove ha dichiarato di esser stato oggetto di menzogne e di soffrire la spettacolarizzazione dei media. A essere malata non è solo la vita quotidiana, ma la stessa società che trae godimento nella cronaca più nera: il sadismo individuale o di gruppo è il riflesso delle manie sociali.


 

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