08 giugno 2017

Torna il Gay Village! Una lezione per i cattolici.


di Alfredo Incollingo

Oggi 8 giugno sarà inaugurato nel quartiere romano dell'Eur il “Gay Village”, la nota manifestazione LGBT che occupa tutta l'estate fino al 9 settembre. Dal 2002, quando si svolse la prima edizione presso l'ex Mattatoio di Testaccio, l'evento ha visto crescere i partecipanti e la sua visibilità massmediatica. Cosa strana, si segnala una massiccia presenza di eterosessuali in un ambiente destinato alla cultura gay. Non è questo l'obiettivo dell'evento, ovvero accattivarsi l'opinione pubblica? Il tema di quest'anno, la “fantasia”, è uno stimolo a continuare le battaglie culturali che hanno portato all'approvazione delle leggi sulle “Unioni Civili” nel 2016. A cavallo di un Unicorno un gruppo di ragazzi riesce a vincere le tenebre che li circondano e a raggiungere il regno di Fantasia, dove tutti sono uguali e liberi. Tutto torna. La manifestazione incita da anni una campagna di sensibilizzazione a favore della cultura e dei “diritti” omosessuali. Gli organizzatori parlano a proposito di una coltre oscurantista che copre Roma e impedisce di vivere liberamente. L'appariscenza del “Gay Village” ha il fine di rompere il buio dell'omofobia e di manifestare apertamente l'orgoglio LGBT. Oggi giorno però sembra che a essere altamente discriminati siano i cattolici. Si vive una discriminazione all'inverso e la si subisce da chi parla di libertà d'espressione e di tolleranza. Il “Gay Village” ci offre però una grande lezione. Il mondo cattolico è diviso, oppresso e lassista. La realtà LGBT è invece accattivante, “movimentista” e motivata. Ecco le tre parole chiavi che ci permettono di spiegare il successo delle loro campagne massmediatiche. E' vero, ci sono anche potentati che supportano queste battaglie, ma è altrettanto vero che i denari, senza chi li sappia utilizzare, non bastano. Il “Gay Village” ci fa riflettere sul modo di portare avanti le nostre battaglie per la famiglia, ma anche contro l'aborto, l'eutanasia e le altre anormalità moderne. Non bastano le preghiere e le veglie per sconfiggere il Nemico, perché sarebbe segno di pigrizia e di poco zelo. Il cattolicesimo non è solo contemplazione, ma anche (collabor)azione, che nasce dalla prima. I grandi santi ce lo hanno insegnato con la loro carità: fede e opere. Cosa avrebbe fatto San Francesco d'Assisi o San Domenico di Guzman se si fossero limitati a pregare? E' certo che la preghiera è un'arma potente, il supporto necessario per vincere, ma, illuminati dalla Grazia divina, possiamo meglio agire. Il “Gay Village” occuperà l'intera estate romana e perché non sperare in un “Villaggio cattolico”, sullo stile medievale, che sappia insegnare la bellezza della famiglia?

 

1 commento :

  1. Forse andrò un po’ fuori tema, ma traggo spunto dalla chiusura dell’articolo per fare una piccola polemica: possibile che la Weltanschauung dei cattolici “militanti” debba sempre e solo ridursi alle politiche sulla famiglia (o fine vita, ecc.)? (Lo so, sto generalizzando, non vale per tutti). Come se “la sola cosa necessaria” fosse quella di realizzare la famiglia del Mulino Bianco… Non dico che non sia necessario (Anzi! Non si deve mollare neanche un metro) battersi per i valori non negoziabili. Dico che ciò è molto riduttivo. Il laicato cattolico dovrebbe riappropriarsi della virilità che lo ha contraddistinto nei momenti decisivi della storia e dare battaglia a tutto campo

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