18 giugno 2017

Vagliate tutto e trattenete ciò che vale/1. Sulla pubblicistica jihadista

ovvero
DELLA PUBBLICISTICA JIHADISTA. 

di Hercule Flambeau

PROLOGO: Stanco di meditare i profondi articoli di Famiglia Cristiana, l’altra sera ho deciso di saltare la sponda e dedicarmi alla spiritualmente proficua lettura di qualche pregevole pubblicazione Jihadista. 
 
Anche in questi giorni, come ogni volta che avviene un attentato, si scatenano immediatamente due opposte e talebane reazioni (inteso in senso figurato: ciecamente fideistico): “L’Islam è una religione violenta!”, “buttiamo fuori i Mussulmani dal nostro paese!”, “I Mussulmani sono tutti terroristi!”. Contestualmente sorgono anche le reazioni di segno opposto, tendenzialmente più istituzionali, tutte volte a mostrare come “Il vero Islam è una religione di pace [1]!”, “I terroristi uccidono più mussulmani che cristiani!”, “l’islam non è una religione di terrorismo [2]!” ecc.
Gli uni non colgono il punto, gli altri nemmeno. Con un’immagine eterna, Eliot inquadrerebbe correttamente il problema:

“Quelli che stanno in una casa il cui uso è dimenticato: sono come serpenti distesi su scale cadenti, soddisfatti al sole. / E gli altri corrono attorno come cani, pieni d’iniziativa, e fiutano ed abbaiano: dicono, “Questa casa è un nido di serpi, distruggiamola, / mettiamo fine a questi abominii, alle turpitudini dei [Mussulmani] Cristiani ”. Questi non sono giustificati, né lo sono gli altri.” [3]

Sull’onda della prassi del “chi sono io per giudicare l’Islam di qualcun altro” gli islamici infatti, come i protestanti (e prossimamente i cattolici?), si sono polverizzati in una miriade di correnti le quali, ça va sans dire, contestano la liceità dell’interpretazione delle altre.
La sensazione è che ognuno, primi della fila i giornalisti, prenda in considerazione solo ciò che più rafforza la sua teoria. Diciamo che il pensatore medio occidentale utilizza le dichiarazioni dei mussulmani esattamente come i mussulmani utilizzano i versetti del Corano: dalle parti della perfida Albione lo chiamerebbero cherry picking.

Dunque: Chi ha ragione? Chi dice la verità?

Se vogliamo provare ad orientarci nella selva delle dichiarazioni dobbiamo operare due manovre:

1) Dobbiamo slegarci da un concetto ingenuo di verità: nella nostra società, nessuno dice qualcosa PUBBLICAMENTE perché pensa sia vero. Tendenzialmente dice qualcosa PUBBLICAMENTE perché produca degli effetti. Dunque la domanda da porsi di fronte ad affermazioni PUBBLICHE non è: sarà vero? Ma: cosa pensano di ottenere con queste dichiarazioni? (Se la risposta fosse: la conversione delle anime a Dio, allora interroghiamoci pure sulla verità dell’affermazione)

2)Dobbiamo, il più possibile, abbeverarci alle fonti: in un contesto come quello sopra descritto ogni passaggio ulteriore che una informazione deve effettuare è fonte di rielaborazione finalizzata all’ottenimento di un obiettivo. Se dunque dobbiamo capire che cosa un determinato soggetto voglia ottenere, possiamo dedurlo ANCHE dall’osservazione delle alterazioni ed omissioni che vengono, più o meno intenzionalmente, inserite nel riferire un evento, un pensiero o una notizia.

Diderot, che è stato uno dei padri fondatori del razionalismo irragionevole di oggi affermava: “le idee sono le mie puttane”; un vero e proprio Islamico francese in pectore e ante litteram.
Da qui una certa passione per la lettura di materiale Islamico Jihadista che mi ha colto negli ultimi tempi (NB: se mi vengono a prendere a casa ricordatevi che preferisco le arance ai mandarini), passione solleticata anche dal trovarci argomentazioni affatto differenti da quelle che normalmente vengono riportate sui media mainstream.

Sul Magazine Dabiq[4], rivista ufficiale dello Stato Islamico (l’altra fonte è Rumiyah, una specie di spinoff successivo che, dalla fine del 2016, sostituisce Dabiq), è spesso presente una rubrica interessante intitolata “ In the words of the enemy”: con le parole del nemico. A pag 74 del numero 15 anno 1437 (da queste parti gli anni si contano a partire dall’Egira – diciamo 2016) si possono trovare le affermazioni seguenti, da assumere cum grano salis, che aprono una prospettiva quanto meno interessante:
<< Benedetto XVI – il predecessore di Francesco – spiegò, ad esempio, come la democrazia “contraddica l’essenza dell’Islam, che, semplicemente, non ha la separazione delle sfera religiosa da quella politica che invece la Cristianità ha fin dai suoi inizi” (Truth and Tolerance). Pur essendo un bugiardo, Benedetto XVI disse la verità su questo argomento – la democrazia senza alcun dubbio contraddice l’essenza dell’Islam – mostrando in questo modo che gli apostati dell’Islam, come molti “imam” dell’Occidente ed insegnanti delle cosiddette università “Islamiche”, hanno una comprensione dell’Islam inferiore a quella dimostrata da “Benedetto l’Infedele”.>> [5]


Se è vero che la ragione accomuna tutti gli uomini, è interessante scoprire come i terroristi Islamici possano essere d’accordo con Benedetto XVI. [6]
Un inizio di dialogo? Un ponte gettato ai nostri fratelli?
La linea di azione oggi prevalente è però completamente differente rispetto a quella imboccata da Benedetto XVI: le gerarchie religiose (e cattoliche), la politica occidentale e anche i mussulmani “moderati” oggi spingono ad un “dialogo” che non si capisce su quali basi comuni poggi e quali differenti interpretazioni contrapponga.
I terroristi islamici, che come ogni demonio non sono per nulla sciocchi, danno di questo approccio una loro particolarissima lettura. Ad essi pare che l’intero mondo abbia abbassato il tema religioso al suo mero livello politico, esattamente come predicato dall’Islam.
Omnia immunda, immundis?
(continua…)


[1] http://www.famigliacristiana.it/articolo/l-islam-vero-che-ripudia-l-isis.aspx
[2] http://www.r-islam.com/it/ii-vero-islam-articoli/articoli/articoli/984-l-islam-non-%C3%A8-una-religione-di-terrorismo
[3] T. S. Eliot, Cori da La Rocca, capitolo V
[4] https://azelin.files.wordpress.com/2016/07/the-islamic-state-e2809cdacc84biq-magazine-1522.pdf
[5] In the words of the enemy, Dabiq, n.15, 1437, pp 75. Reperibile tranquillamente su Wikipedia.
[6] Pur con vari gradi di indubbia manipolazione e malafede, si veda ad esempio la focalizzazione sul termine democrazia o il ricorrere ad una pubblicazione del 2004 a dodici anni di distanza
 

1 commento :

  1. Prospettiva interessante, Benedetto l'infedele che dice la verità, mentre loro usano la takkya ad ogni piè sospinto, qui le idee non sono solo puttane, si trasformano nelle Urì del paradiso islamico, nessuno qui accusa di maschilismo questa religione falsa e violenta ?=Allora ci meritiamo di essere invasi, dopo aver buttato fuori malamente il più grande teologo cattolico e pensatore laico dell'Europa di almeno 2 secoli, giù a sottomettersi, schiavi, spregevoli schiavi dell'illusione occidentale modello for all purposes. Che Dio abbia pietà di noi tutti, chiesa compresa, dal più alto al più basso.

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