08 luglio 2017

Animali in città. Il bestiario di Cristo


di Alfredo Incollingo

E' del 6 giugno la notizia di uno sciame d'api che ha “preso casa” su una ringhiera del sottopassaggio a Piazza Fiume, a Roma. Non è il primo caso di animali selvatici che fanno la loro comparsa in città, per giunta nella più grande d'Italia. Sono tantissimi gli avvistamenti di cinghiali in periferia, per esempio, spingendosi nelle zone più popolate della metropoli. I danni a cose e a persone sono tanti e lo scalpore è evidente.

C'è sicuramente una responsabilità umana nella gestione della fauna, ma al lettore più attento non può sfuggire la costanza di queste ondate “bestiali”. Dio utilizza alle volte la natura per parlare agli uomini. Perché allora non possiamo comprendere la sua volontà da questi fatti “animaleschi”? Gli animali che fanno ingresso nelle nostre strade e nelle nostre piazze sono tutti, guarda caso, simboli medievali di Cristo o comunque nascondono significati molto espliciti sulla nostra età.

Partiamo dal cinghiale, questo ungulato che provoca così tanti problemi. E' un animale che ha una storia simbolica molto antica, che risale alle tradizioni celtiche, vediche e della Grecia pre-classica. Franco Battiato lo immortalò nella celebre canzone “L'era del Cinghiale Bianco”, che nella tradizione Indù rappresenta un'eta di pienezza spirituale nel ciclo cosmico. Il cinghiale incarna la Verità e l'Essere. Solo in Cristo l'uomo raggiunge questo alto livello metafisico e non sembra essere un caso, a questo punto, se l'ungulato si spinga nelle barbare e relativiste metropoli occidentali.

A Roma uno sciame d'api ha costruito il suo alveare nella centrale Piazza Fiume.
Questi piccoli e minacciosi insetti sono tradizionalmente associati al valore cristiano della castità e in generale alla virtù. Quanto bisogno abbiamo di riscoprirle! E' un indizio sulla necessità di essere maggiormente virtuosi? Nella capitale del Rinascimento italiano, Firenze, la polizia forestale ha avuto un bel da fare nel catturare tanti animali selvatici.

I cervi si sono spinti fino alle propaggini della città, sfidando apertamente l'uomo. Come il cinghiale, anche questo erbivoro ha una storia simbolica antichissima. Presso i Greci era l'animale sacro di Apollo e di Artemide e in generale nella tradizione indoeuropea occupava un ruolo rilevante. Lo possiamo ben notare nella cultura dei germani, per esempio. Rappresentava il sole nascente, che vince le tenebre del Solstizio d'Inverno: è quindi un segno di resurrezione. Il cervo che perde le corna nel periodo autunnale indicava l'astro morente, mentre nel vigore della loro ricrescita la sua pienezza. Nei primi secoli dell'età cristiana il cervo fu uno degli animali di Cristo per eccellenza. Sempre “bianco” però, perché questo colore simbolizza la “castitas”, cioè la repulsione delle passioni, necessaria per vivere in Cristo.

Ci sono anche animali che presagiscono l'Anticristo. E' il caso del lupo che fa la sua comparsa in diverse città dell'Italia centrale.
Dal medioevo è associato al male, alla ferocia e alle passioni. Nelle tradizioni norrene è un animale positivo, simbolo di rigenerazione. Non è raro trovare il lupo che inghiotte il Sole, dando in questo modo origine ad un nuovo ciclo cosmico. Il cristianesimo invece comprese la sua natura maligna e San Francesco d'Assisi ebbe la fede e la santità atte a ammaestrarne uno. Allo stesso modo altre bestie ci ricordano i vizi umani da evitare e oggi altamente sbandierati, come la volpe che è un animale avido e arrogante.

Non tutto è perduto perché tante bestie ci indicano la via della redenzione nella conversione al Vangelo. E' il caso del falco, che da animale rapace e maligno si addomestica faclimente. E' il simbolo della conversione a Cristo e solo così effettivamente possiamo salvarci.

 

1 commento :

  1. Se a qualcuno interessa ho "il bestiario del Cristo" di Louis Charbonneau Lassay in Francese versione integrale in pdf pronto da inviare.
    O in versione inglese ridotta (ma solo cartaceo dunque al massimo scansione di qualche animale)

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