29 luglio 2017

"Come punizione, vai a pregare!"


di Donizetti

Crescendo in oratorio e in parrocchia mi é capitato di imbattermi in una esperienza che a qualche anno di distanza mi ha fatto dare un giudizio sulla realtà e sulle cose.

Da piccoli si é vivaci e birbanti. Chi non ha fatto mai infuriare la propria suora facendo qualche scherzo alle femmine? Chi non ha fatto mai arrabbiare il proprio don combinandola grossa durante l’oratorio estivo? Persino da catechista ci si é arrabbiati per il comportamento di qualche ragazzino impertinente, e magari il proprio collega di dottrina ha ripreso puntualmente il malfattore, reo di aver tirato qualche matita durante la spiegazione del passaggio di Mosé al Mar Rosso.

Il fatto preoccupante, la cosa sbalorditiva che oggi giudico con fermezza era la minaccia usata. Il più delle volte la repentina minaccia suonava così “Basta! Hai esagerato, adesso per punizione pregherai con me un rosario”; oppure “per punizione vai 5 minuti in chiesa”.

Che la punizione usata fosse sempre stata la preghiera mi suonava già allora male. Ma come? Un prete, una suora, un catechista quale concezione avevano della preghiera e della punizione? Ora da adulto mi sbalordisce davvero come ci fosse stata una coincidenza tra le due realtà.

Anzi adesso quella realtà  mi fa proprio affermare che forse quel prete, o quella suora avessero un rapporto molto brutto con la preghiera se addirittura la usavano come possibile castigo, da scagliare contro qualche bambino un po’ troppo esuberante.

Davvero forse lo abbiamo respirato negli anni della nostra infanzia, durante il catechismo: una concezione pessima, brutta, negativa della preghiera. Se proprio da coloro che si erano dedicati nella loro vita al rapporto col Signore, e al servizio e della Chiesa, veniva una visione così brutta della fede e del proprio rapporto con Dio, non mi sorprende ora come tanti giovani vedano un flagello venire a messa, una condanna la preghiera del rosario, una camera delle torture la navata di una chiesa. Sono nato negli anni ‘80, quindi non sto parlando dei metodi, duri (ma senza dubbio disciplinanti) prima del ‘68…ma forse proprio il frutto di quella falsa rivoluzione modernista che ha fatto odiare l’abito talare ai preti, le devozioni popolari, e la preghiera (intesa anche come preghiere del buon cristiano da recitarsi mattina e sera) é ciò che dobbiamo cogliere da quel “come punizione ti fermi e dirai un rosario”.

Chi vi parla ora é coinvolto direttamente nell’educazione alla fede dei più piccoli…Mai mi sognerei di dare una simile punizione ( una ragazza adolescente, che ebbe un comportamento assai maleducato, sivantò davanti a me di non aver mai ricevuto punizioni dai propri genitori - Sigh!-) per far capire l’esagerazione avvenuta…piuttosto ho visto che ritirare il cellulare (vero vitello d’oro dei nostri giorni) ottiene effetti rieducativi (ovviamente spiegando il perché del provvedimento preso. Non mi si venga a dire che sono metodi inefficaci. Anche il nostro ordinamento giuridico prevede una sanzione per ogni trasgressione.)

Non sto dicendo che la preghiera é naturale e facile, anzi bisogna educare al sacrificio della preghiera: ce lo dice il salmo “le mie manzi alzate come sacrificio di lode nella sera”(salmo 141); ma passare l’idea per cui la preghiera sia una punizione r che si abbatta su di noi se abbiamo fatto qualcosa di male é profondamente sbagliato, direi luciferino. Certo, se i nostri ragazzi vengo fatti crescere a messe show, con battimani e chitarra ritmate, anziché a quello che la messa é: il sacrificio di Cristo sulla Croce, non possiamo lamentarci se arrivati alle superiori sarà impossibile fargli battere le mani come al circo, o fargli cantare canti bambineschi che inneggiano a camminare sulla strada del Signore quasi fosse la parata del circo Togni…ma questo è un altro tema che mi appassiona molto e di cui scriverò più avanti.

Per intanto mi basta lanciare questo messaggio a tutti coloro che hanno a cuore l’educazione dei fedeli: che concezione hai del tuo rapporto con Dio nella preghiera? É una punizione? O é un momento bello, seppur faticoso -perché toglie il tempo al mostro del nostro ego e lo dá a un Altro- che passiamo con Colui che ha dato e dá tutto il suo tempo per noi? Anche Dio ha pensato che la creazione dell’uomo fosse stata uno sbaglio (Diluvio) e si é ricreduto, mandando a morire Suo Figlio per noi…forse anche noi ricredendoci dobbiamo affermare che la vera punizione sarà stare lontano da quel Dio che ci ama, non potendo pregarlo più.  

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