16 luglio 2017

Controrivoluzione e crisi nella Chiesa (parte I)

di Marco Sambruna

Una lettura profetica e politica del pensiero di Plinio Correa de Oliveira in “Rivoluzione e controrivoluzione”.
Eclissi della Chiesa e ascesa del ruolo storico della Russia: nuove strategie controrivoluzionarie.

“Rivoluzione e controrivoluzione” è un agile saggio scritto col piglio del pamphlet dal pensatore brasiliano Plinio Correa de Oliveira. L’opera, pubblicata nel 1959, ha conosciuto una vastissima fortuna editoriale ed è imperniata sulla cosiddetta teoria delle quattro rivoluzioni avvenute durante la storia dell’umanità:

-prima rivoluzione religiosa: la riforma protestante facilitata dal naturalismo umanistico e rinascimentale;
-seconda rivoluzione politica: la rivoluzione francese;
-terza rivoluzione sociale ed economica: la rivoluzione comunista;
-quarta rivoluzione culturale: il ’68 e la rivoluzione sessuale.

Da sottolineare il fatto che per de Oliveira la Rivoluzione più che una categoria storica è una chiave interpretativa storiografica, cioè è un atto che si ripete più volte nella storia conservando determinate caratteristiche comuni e immutabili pur presentandosi con modalità diverse.
La Rivoluzione per de Oliveira non è né un evento  avente carattere episodico quale può essere, ad esempio, l’elezione di un Papa, né un fenomeno avente estensione transgenerazionale quale può essere, ad esempio, l’epoca medievale, ma è una dinamica dal carattere temporale ampiamente esteso quale, ad esempio, può essere la vicenda del cristianesimo che perdura da ben 2000 anni.

La Rivoluzione dunque è una dinamica storica che evolve dialetticamente attraverso quattro rivoluzioni o tappe  ciascuna delle quali presenta strategie diverse in permanenza però dell’ immutabile fine rivoluzionario: la fondazione di una nuova religione laicista e atea dopo la distruzione della religione e della fede cristiana. La Rivoluzione è difficilmente riconoscibile come dinamica storica unitaria perché agisce come un fiume carsico alternando epoche di latenza ad altre di emersione: essa dunque non è semplicemente un’ idea o un aspetto di una realtà più strutturata che la eccede come potrebbe essere il marxismo verso le teorie economiche o l’esistenzialismo verso la psicologia, ma una metafisica potentemente articolata la cui inerzia è in progressiva accelerazione.

Le quattro rivoluzioni altro non sono se non momenti dialettici o segmenti dell’ unica Rivoluzione, dei demiurghi o divinità minori al servizio della metafisica rivoluzionaria che li impiega come agenti.
La Controrivoluzione in Correa de Oliveira è invece l’azione volta a ostacolare il progredire e l’affermarsi della Rivoluzione, cioè un processo teso a impedire la formazione di una nuova visione del mondo e dell’uomo fondata sulla signoria dell’uomo in luogo della signoria di Dio sulle realtà naturali e spirituali.
Come vedremo se è relativamente semplice definire la fisionomia della Rivoluzione, appare molto più difficile cogliere la reale natura della Controrivoluzione.
Tuttavia per quanto riguarda l’epoca contemporanea il transito decisivo è rappresentato dal passaggio dal terzo momento rivoluzionario, quello comunista, al quarto momento rivoluzionario dalle chiare connotazioni liberaliste, liberiste, libertarie e relativiste riassumibili nella categoria onnicomprensiva di “laicismo”.
Quest’ultimo presenta dei caratteri così totalizzanti, oltre che totalitari, da potersi configurare come una vera o propria metafisica o “nuova religione” particolarmente efficace in ordine al progredire del percorso rivoluzionario ed anzi rappresenta probabilmente il compimento stesso della Rivoluzione.

LA SVOLTA
Il tratto peculiare del quarto momento rivoluzionario facente parte dell’unica Rivoluzione - la quale ultima pertiene l’inverarsi del laicismo relativista - consiste nel non aver bisogno di ricorrere alla coercizione per convincere le masse, trasformate in folla di consumatori, rispetto alla necessità indilazionabile dell’ugualitarismo e della liberazione non solo sessuale, ma anche sensuale.
In questo prospettiva il laicismo radicale è l’evoluzione del comunismo: ma mentre il secondo obbligava con leggi poliziesche all’osservanza brutale di un modello imposto, il laicismo convince ad aderire alla propria visione del mondo ricorrendo a strategie molto più sottili orientate a sollecitare le voglie istintuali e ad abolire il grande censore sociale costituito dal super io transpersonale, cioè la traduzione in termini psicologici delle leggi divine. Ciò ha potuto e può avvenire grazie soprattutto all’uso pervasivo dei mass media ossia la più formidabile arma di persuasione di massa mai realizzata. Per questo il laicismo, a differenza del comunismo, non ha bisogno di un apparato legislativo complesso e di uno stato di polizia onnipresente che faccia rispettare delle norme giuridiche.

La Rivoluzione si è servita del comunismo per detronizzare la millenaria metafisica cristiana con l’obiettivo di consentire al successivo momento rivoluzionario, il laicismo relativista, di erigere su quelle fondamenta la promozione, l’intronizzazione e infine l’incoronazione della dittatura delle voglie.
Credere quindi che il relativismo laicista rappresenti un’alternativa preferibile al comunismo oppure sia un antidoto nei confronti dello stesso e che in virtù di ciò rappresenti una minaccia di minor entità  verso la tradizionale cognizione religiosa dell’uomo e del mondo è un grave errore.
La modalità laicista non è altro che uno sviluppo ulteriore verso la maturazione finale della Rivoluzione. Il demiurgo scaturito dalla quarta rivoluzione laicista è più pericoloso del comunismo anche se apparentemente più dialogante e meno coercitivo; è più pericoloso perché persuade anziché coartare, lusinga l’ego anziché ridimensionarlo, seduce le voglie anziché imbrigliarle,  riesce con la dolcezza di un superficiale e sentimentale umanitarismo ad ottenere spontaneamente quel consenso che il comunismo poteva esigere solo col ricorso alla violenza.
Mentre il comunismo imprigionava il corpo, il laicismo colonizza direttamente la mente.



IL BUONISMO COME AGENTE RIVOLUZIONARIO

Il passaggio del testimone della Rivoluzione dalla fase comunista a quella laicista è avvenuta per il tramite di un periodo intermedio costituito da alcune strategie dialoganti ed ecumeniche verso le forze avverse alla visione religiosa dell’uomo che sono state etichettate con denominazioni generalmente amichevoli quali il “compromesso storico”, “il disgelo”, “la distensione” e analoghi.
L’attuale congiuntura rivoluzionaria caratterizzata dalle “rivoluzioni colorate” e delle “società arcobaleno” rientra in questa fase “amichevole” il cui scopo finale è quello di compiere la Rivoluzione in modo quasi inavvertito e di soppiatto, senza troppi clamori.

Occorre ricordare che la teoria delle quattro rivoluzioni di de Oliveira ha come fine quello di indicare l’esistenza di una sola e unica Rivoluzione che si sviluppa in fasi successive: prima la Riforma, poi la Rivoluzione Francese, la Rivoluzione comunista e infine la Rivoluzione sessuale.
In questa prospettiva dunque  non ha senso parlare di sconfitta del comunismo perché il comunismo non è stato sconfitto, ma ha solo subito un processo di metamorfosi mutando pelle come certi rettili. Anzi il passaggio dalla fase comunista a quella della rivoluzione sensuale di matrice laicista indica il procedere certo della Rivoluzione verso il suo obiettivo finale che abbiamo indicato nella fondazione di una “nuova religione” senza Dio.

Alcuni settori della Chiesa stessa che nel 1989 hanno salutato con favore il crollo del muro di Berlino e la fine del comunismo non hanno compreso l’essenza profonda della Rivoluzione; quest’ultima infatti è stata scientificamente pianificata con fredda determinazione secondo linee evolutive che contemplavano l’assoluta provvisorietà del comunismo in quanto destinato a sfociare nell’attuale laicismo relativista a partire dalla vicenda sessantottesca..


LA QUARTA RIVOLUZIONE

Credere che il laicismo relativista, cioè il frutto più maturo della quarta rivoluzione, sia una strategia alternativa o addirittura un  antidoto al comunismo, cioè la terza rivoluzione, si è rivelato un errore storico dalle conseguenze imprevedibili.
Trascurare il fatto che la Rivoluzione è una sola, per quanto articolata nelle quattro fasi qui più volte ricordate, ha generato un clima di ottimismo inopportuno che ha rischiato di disarmare il processo controrivoluzionario. In quest’ottica la Rivoluzione non è uno strumento del comunismo, ma al contrario è il comunismo a essere uno strumento della Rivoluzione, ossia un suo momento che sarà, ed anzi è già stato, dialetticamente superato.
Il comunismo peraltro ha svolto un compito fondamentale nell’ambito dell’economia rivoluzionaria: ha lanciato all’umanità una proposta scandalosa, inaudita e mai ipotizzata prima cioè l’inesistenza di Dio.

E’ ovvia la funziona di tale proposta: cominciare a fissare una “testa di ponte” psicologica, una sorta di “avamposto esistenziale” attorno a cui coagulare le frange più radicali del pensiero anticristiano. Stabilita questa “enclave” del pensiero anticristico all’interno della tradizionale rappresentazione  del mondo da sempre plasmata dall’idea dell’esistenza di Dio, è stato poi possibile ampliare l’ateismo non solo filosofico, ma anche e soprattutto pratico.
La filosofia marxista ha attecchito presso l’avanguardia intellettuale e a partire da questo “avamposto culturale” si è potuta propagare alla folla dei consumatori occidentali in una sua versione “sorridente” (il comunismo dal “volto umano”) così come da sempre è stato previsto dal pensiero rivoluzionario.
Il laicismo relativista non rappresenta dunque un cambio metodologico, ma una fase successiva e più efficace della stessa strategia: se il comunismo aveva come compito quello di lusingare l’occidente con una proposta scandalosa, il laicismo relativista ha come compito quello di accogliere tale proposta, valorizzarla e divulgarla in tutti i settori della vita: nella letteratura, nella storiografia, nella filosofia, nell’arte e infine anche nella Chiesa.

(continua)

 

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