18 luglio 2017

Controrivoluzione e crisi nella Chiesa (parte II)

di Marco Sambruna

(prima parte)

LA GRANDE SEDUZIONE

Il volto sorridente della Rivoluzione nella sua fase più evoluta, quella del relativismo laicista, per de Oliveira ha sedotto anche la Chiesa nel corso del Concilio Vaticano II.
La grande seduzione è consistita nel far credere al clero e ai fedeli cattolici che la religione e il sacro dovevano essere desacralizzati, ossia ridotti a una dimensione umana, e socializzati nella convinzione che la promozione dell’egualitarismo non solo giuridico, ma anche economico fosse compito primario della Chiesa. La realpolitik vaticana è il frutto di questa seduzione cui alcuni settori della Chiesa hanno ceduto inaugurando così la stagione del “dialogo ecumenico” con i nemici storici della cristianità e del cristianesimo rappresentati dal comunismo e più recentemente dal laicismo militante. Va da se che in questa prospettiva la Chiesa doveva rinunciare o ridimensionare quegli elementi che costituivano un ostacolo al dialogo con gli agenti rivoluzionari il cui fine supremo era ed è il depotenziamento della visione cristiana del mondo e dell’uomo tramite il dileguamento di quei caratteri distintivi che del cristianesimo costituiscono il nerbo.
La rimozione delle peculiarità tipiche del cristianesimo in quanto ostacoli in vista del suo depotenziamento, implicavano l’esigenza di diluirlo all’interno di un processo che eliminasse tutto ciò che impediva il sincretismo religioso e culturale: ciò significava destabilizzare il Papato in quanto inviso ai protestanti,  accantonare la trascendenza in quanto invisa ai  materialisti, diluire i costumi morali in quanto invisi ai relativisti, impoverire la forma liturgica in quanto invisa ai  progressisti, compromettere le devozioni tradizionali in quanto invise a chiunque non fosse cattolico.
In realtà l’ugualitarismo economico della terza fase rivoluzionaria, quella comunista, come ci avverte de Oliveira, era solo introduttivo all’abolizione operata dalla quarta rivoluzione laicista di ogni forma di autorità e di gerarchia morale e caratterizzato dall’idea relativista secondo cui qualsiasi scelta è equivalente e dunque permutabile e fungibile con un’altra. Da questa concezione nasce anche la distorsione del diritto che non afferma più quale compito primario dello stato quello di indicare un modello verso cui tendere, ma quello di abolire la linea di demarcazione che separa ciò che è auspicabile da ciò che è riprovevole. Tale posizione rappresenta il supremo sovvertimento della visione dell’uomo tradizionale modellata dalla religione: non è più lecito ciò che è morale, ma è morale ciò che è lecito ossia quasi qualsiasi tipo di esperienza.

LA CONTRORIVOLUZIONE

Che sviluppi lascia intravedere oggi il pensiero di Plinio Correa de Oliveira ?
Riguardo il destino prossimo futuro della religione, vale a dire la sua permanenza, occorre stabilire prima cosa si intenda esattamente per Chiesa cattolica. Esistono infatti almeno tre modi di intenderla:

-Chiesa come comunità dei santi in unione con la Chiesa visibile;
-Chiesa come ordinamento gerarchico composta dal clero e dai fedeli;
-Chiesa come popolo di Dio indipendentemente dalla permanenza di una gerarchia cattolica.

L’esistenza della Chiesa nella Verità sarà garantita almeno tramite la sua prima forma: la Chiesa come comunità dei santi e dei credenti è destinata infatti a essere indistruttibile.
Ma se la Controrivoluzione non sconfigge la Rivoluzione a breve o medio termine la Chiesa intesa nella seconda o terza accezione si può trasformare in un apparato di supporto all’ideologia dominante.
Il pensiero debole laicista indurrà il clero e i fedeli del futuro a credere che il laicismo è la forma più compiuta di cristianesimo. In questo senso il laicismo e la società completamente secolarizzata saranno contrabbandati come una sorta di cristianesimo finalmente compiuto in quanto emancipato dalle persistenze del cristianesimo tradizionale che ne ha rappresentato solo la fase primitiva.
L’epoca cristiana sarà così riconsiderata come pre cristiana nella sua configurazione di forma larvale o germinale di cristianesimo invece pienamente realizzato nella società laicista e atea.
Si va così verso una “Chiesa gandhiana” i cui connotati sembrano richiamare il falso profeta dell’Apocalisse.
In questo periodo di vacanza della chiesa tradizionalmente intesa, solo un’entità politica cristiana potrà raccogliere il testimone della Controrivoluzione. Tale entità, la cui prefigurazione letteraria ha un illustre predecessore nel Veltro dantesco, dovrà essere identitaria e reazionaria dal punto di vista culturale, ma niente affatto nazionalista dal punto di vista ideologico.

DUE NATURE

Rivoluzione e Controrivoluzione appartengono a due nature non solo diverse, ma perfino opposte.
La Rivoluzione infatti costruisce se stessa sfruttando i conati della storia, ossia le quattro rivoluzioni dialetticamente concatenate; ciò significa che la Rivoluzione si pone come un già dato metastorico  quanto al suo aspetto progettuale, ma che interseca un piano storico dal punto di vista realizzativo o della sua costruzione che può avvenire solo nel corso della cronologia temporale. La Rivoluzione è dunque qualcosa di analogo all’idea hegeliana, una sorta di spirito che per rivestirsi di carne ha bisogno di ricorrere a moventi e sussulti storici: da qui la sua natura dipendente dall’azione cieca determinata dalle quattro rivoluzioni le quali, se non fossero finalisticamente destinate alla Rivoluzione, dopo essere sorte ricadrebbero immediatamente nel caos informe da cui sono scaturite.

La Controrivoluzione invece finora ha agito nel mondo grazie all’azione di un unico agente, cioè la Chiesa.
La Chiesa come centro promotore di sensibilità religiosa ha plasmato l’uomo, specialmente quello occidentale. Ma dire che la Controrivoluzione ha manifestato se stessa tramite la Chiesa equivale ad affermare che queste due entità, Chiesa e Controrivoluzione, si identificano.
La Controrivoluzione senza Chiesa è come un’anima senza corpo: la sua azione sarebbe inefficace nel contrasto alla Rivoluzione, anzi non potendo manifestarsi in atto sarebbe solo una forma potenziale priva non solo di visibilità, ma anche di vitalità. Analogamente la Chiesa senza Controrivoluzione non potrebbe essere perché la sua stessa esistenza si qualifica e si giustifica solo tramite l’azione controrivoluzionaria. La Chiesa infatti trae la sua ragion d’essere originale e distintiva dal fatto di essere animata dall’azione controrivoluzionaria che si concreta visibilmente nella necessità di narrare una storia del mondo secondo la metafisica cristiana. Tale narrazione deve conservare come elemento fondamentale la trascendenza;  ridurre infatti l’azione della Chiesa alla sola produzione nel sociale significa provocarne un deficit di essenza metafisica o, in termini filosofici, ridurla a mero accidente contingente e transitorio destinato a esaurirsi come molti altri episodi della storia.  A causa della decostruzione del suo profilo metafisico la Chiesa si sta trasformando da strumento combattivo a strumento acquiescente rispetto alla Rivoluzione.

Ma soprattutto Rivoluzione e Controrivoluzione divergono nel loro rapporto con la storia.
La Rivoluzione si manifesta lungo la timeline temporale nei quattro momenti rivoluzionari che la sviluppano dialetticamente. La Rivoluzione dunque ha la sua ipostasi in una serie di eventi storici che la co-costruiscono: si tratta di un ipostasi mutevole perché soggetta ai movimenti della storia e infatti il processo rivoluzionario si è servito di episodi o fenomeni storici alquanto eterogenei fra loro come la Riforma, la rivoluzione francese, il comunismo, il laicismo relativista scaturito dal Sessantotto

La Controrivoluzione invece agisce nella storia tramite la sua ipostasi nella Chiesa, ossia un elemento per lungo tempo rimasto immutato, alieno da condizionamenti temporali. Essa da un punto di vista temporale non è né un episodio, né un fenomeno, entrambi di breve durata, bensì una dinamica che permane per secoli o millenni.
D’altra parte poiché la Chiesa custodisce il depositum fidei l’ipostasi controrivoluzionaria da un punto di vista religioso è fondata sulla Verità. Ma nel momento in cui la Chiesa si inserisce nel circuito delle mutevoli vicende temporali decostruendo la sua metafisica e quindi da metastorica si fa storica, la Verità stessa diventa oggetto di dibattito frammentandosi di conseguenza in idee, opinioni, correnti.
L’aspetto interessante, e per certi versi incoraggiante, riguarda il rapporto fra Chiesa e Controrivoluzione: infatti a causa di questo legame la derelizione della Chiesa al secolo avrebbe dovuto determinare un depotenziamento della Controrivoluzione. Infatti se la Chiesa è l’ipostasi della Controrivoluzione il declino della prima avrebbe dovuto provocare il tracollo anche della seconda.
Premesso che qui per “Chiesa” intendiamo la sua connotazione visibile ossia la gerarchia cattolica, ora però assistiamo a un fenomeno imprevisto: osserviamo cioè come l’azione controrivoluzionaria continua ad essere alimentata da un insperato vigore, manifesto ad esempio nei successi delle politiche identitarie in Europa, negli Stati Uniti e in Russia, nonostante l’indebolimento della Chiesa e quindi della religione, del sacro e della fede.
Occorre dunque interrogarsi se è ancora possibile sostenere, in base a questa evidenza, che la Chiesa è l’ipostasi della Controrivoluzione o non piuttosto considerare la Chiesa solo come uno strumento transitorio o temporaneamente accessorio all’azione controrivoluzionaria come sembra dimostrare l’attualità politica.
Come il comunismo non è la Rivoluzione, ma solo una fase di essa, anche la Chiesa pare non identificarsi con la Controrivoluzione, ma solo con una fase di essa: in altre parole non è ancora chiaro oggi se è ancora la Chiesa ad alimentare la Controrivoluzione o non piuttosto la Controrivoluzione tragga da altre fonti il suo alimento in quest’epoca di vacanza della Chiesa. Occorre interrogarsi dunque sulla vera natura della Controrivoluzione: infatti nella congiuntura attuale sembra che essa per agire non necessiti della Chiesa come strumento; pare anzi che la Controrivoluzione, temporaneamente, possa fare a meno della Chiesa animando un altro corpo nel condurre la sua azione controrivoluzionaria.
Se così fosse la decadenza della Chiesa non implica affatto la sconfitta della Controrivoluzione, ma solo il transito di quest’ultima verso una nuova ipostasi fondata su un nuovo ente che gli presti corpo e visibilità.
Dunque a partire da questo scenario si possono immaginare due ipotesi:

-una fase provvisoria in cui la Controrivoluzione prosegue la sua lotta tramite un’entità politica cristiana cha avrà il compito di fronteggiare la Rivoluzione in attesa che la Chiesa recuperi il suo ruolo di leadership controrivoluzionaria. In questo caso la Controrivoluzione è causa efficiente che può servirsi del corpo della Chiesa quale strumento privilegiato, ma non esclusivo.

-una fase evolutiva in cui la Controrivoluzione, esaurito il compito storico della Chiesa, affida la difesa della verità a un’entità politica cristiana definitivamente autonoma rispetto a una sopravvivente gerarchia cattolica. In questo caso il cattolicesimo si connota quale cattolicismo, ossia uno dei tanti “ismi” della storia di cui tanto la Rivoluzione che la Controrivoluzione si sono serviti.

Alla luce del “non praevalebunt” di Cristo, i credenti devono propendere per la prima ipotesi: la Controrivoluzione ha una sua vitalità intrinseca che gli permette di animare il corpo del potere politico vicariando ad esso il ruolo di leadership controrivoluzionaria temporaneamente, in attesa che la Chiesa, uscita dall’eclisse, recuperi il suo ruolo di guida.
Se questa ipotesi è valida nella congiuntura odierna pare che la Controrivoluzione abbia affidato provvisoriamente ai movimenti politici identitari, la cui incarnazione storica più solida appare la Russia, il compito di ereditare quella leadership che già fu della Chiesa animando così una nuova ipostasi o corpo nell’ ambito dell’azione controrivoluzionaria.

 

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