16 luglio 2017

Viaggio sentimentale e devozionale a Roma: la via della conciliazione (Parte LI)

di Alfredo Incollingo
Quando i Savoia Carignano occuparono Roma il 20 settembre del 1870, dopo aver aperto una breccia nelle mura a Porta Pia, diedero inizio a decenni di tensioni politiche e spirituali tra il Regno d'Italia e il papato: l'intera vicenda viene definita dagli storici con l'altisonante nome di “Questione Romana”.

I rapporti tra il nuovo Stato unitario e la Santa Sede furono difficili e, a differenza di quello che si crede comunemente, la Chiesa Cattolica non biasimava l'Unità in sé per sé, ma come la si ottenne. Pio IX e i suoi successori criticavano l'origine massonica e giacobina del movimento risorgimentale, non l'importanza di unificare la nazione.

I pontefici riconoscevano l'anticlericalismo del Risorgimento e biasimavano le politiche laiciste del governo italiano. L'11 febbraio 1929 il Duce Benito Mussolini firmò con la Santa Sede, rappresentata dal Cardinale Segretario di Stato Pietro Gasparri, i “Patti Lateranensi”. Con questi trattati si riconosceva l'indipendenza e la sovranità del Vaticano, si prevedeva un risarcimento di 750 milioni di lire e si regolamentavano con un “Concordato” le relazioni civili e religiose tra la Chiesa e lo Stato.

Per celebrare questo evento Mussolini diede inizio ai lavori per la costruzione della “Via della Conciliazione”, che tuttora collega la basilica di San Pietro in Vaticano alla città. Per edificarla fu abbattuto il medievale Borgo di Santo Spirito e il cantiere iniziò nel 1936. Oggi è una delle vie più note e scenografiche di Roma, ma pochi sanno che è un simbolo di pacificazione. Il viaggio continua.  

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