15 luglio 2017

Il mistero eucaristico in San Bonaventura da Bagnoregio

di Alfredo Incollingo

Il 15 luglio la Chiesa Cattolica celebra la memoria liturgica di San Bonaventura da Bagnoregio, il “Dottore Serafico” che, insieme a San Tommaso d'Aquino, ha reso grande il già eccelso Medioevo cristiano.
Da Bagnoregio, nella Tuscia romana, dove era nato, si trasferì a Parigi per studiare teologia, entrando poi tra i Frati Minori. Insieme all'Aquinate, ebbe un ruolo rilevante nell'indire la festa del “Corpus Domini” nel 1264 e nella definizione del Sacramento dell'Eucaristia.
Nell'estate del 1263, quando avvenne il noto miracolo eucaristico di Bolsena, si trovava ad Orvieto, priore del locale convento francescano. Qui, l'11 agosto dell'anno dopo papa Urbano IV istituì la ricorrenza del “Corpus Domini” con la bolla “Transiturus de hoc mundo”. Venti giorni dopo San Bonaventura da Bagnoregio recitò di fronte al pontefice e al concistoro dei cardinali il “Sermone sul Santissimo Corpo di Cristo”, un documento per noi di grandissima importanza per comprendere il Sacramento eucaristico.
Il Santo Dottore afferma che chi si accosta degnamente all'Eucarestia riceve una quadruplice grazia: “Questo sacramento infonde la forza di operare; eleva alla contemplazione; dispone alla conoscenza delle realtà divine; anima e accende il disprezzo del mondo e il desiderio dei beni celesti ed eterni”. L'Eucarestia è il “cibo spirituale” indispensabile per continuare a perseverare nella fede, come il profeta Elia nei quaranta giorni nel deserto per incontrare Dio, come si racconta nell'Antico Testamento. Oggi il modernismo più radicale considera questo Sacramento un simbolo o un fatto figurativo che non ha nessuna sostanza. E' solo un modo di preservare il legame con la divinità e null'altro. La memoria liturgica di San Bonaventura deve essere un'occasione per recuperare il suo insegnamento sul mistero eucaristico e per accostarci ad esso degnamente, come lui stesso ci insegna.

 

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