13 luglio 2017

Il Sangue del perdono e la devozione mariana di Fatima

di Roberto de Albentiis

Come accennato varie volte, e nel mio piccolo cercherò di ricordarlo sempre, luglio è il mese dedicato al Preziosissimo Sangue di Nostro Signore e, di rimando, al Signore Gesù adorato in modo particolare come Redentore: se tale devozione ebbe la sventura, ancora più di quella del Sacro Cuore, di incontrare il Vaticano II e il post-Vaticano II, che l’ha letteralmente annientata (accorpandone la festa al Corpus Domini e non dando giusta riverenza al calice consacrato con la riforma liturgica), non di meno dobbiamo conoscerla, farla nostra e promuoverla, perché del resto solo nel Sangue di Gesù c’è salvezza, e se perfino un eresiarca come Lutero e tutti gli altri eretici protestanti che gli si sono succeduti l’hanno a loro modo ribadito, a maggior ragione noi, che apparteniamo alla Chiesa Cattolica, la Chiesa nata dal Sangue e dall’Acqua fuoriuscenti dal Cuore di Gesù sul Calvario, dobbiamo ribadirlo sulla scia dell’Apostolo Paolo, del Dottore Caterina da Siena (“Per lavare i nostri peccati, non c’è che il Sangue di Cristo!”), del missionario Gaspare del Bufalo.

Per accompagnare i giorni dei mesi dedicati alle singole devozioni, la saggezza della Chiesa aveva trovato in singoli libretti, che si potevano leggere e perfino portare in tasca in maniera assai agile, il modo di guidare giorno per giorno i fedeli con singole meditazioni e piccoli fioretti che gli davano un consiglio concreto su come agire; per il mese di luglio c’è “Il mese del Preziosissimo Sangue” che, pur stampato nei primi anni ’80, quindi in piena epoca post-conciliare, pur governata allora con fermezza da San Giovanni Paolo II, nondimeno aveva dimenticato il legame e la profondità della dottrina tradizionale, e che di recente è stato digitalizzato e può essere qui letto.

Il giorno odierno, il 13 luglio, è dedicato proprio al rapporto tra il Sangue di Gesù e il Perdono, e, come fioretto giornaliero, viene chiesto di confessarsi: difatti, proprio nella Confessione, oltre che – realmente – nella Comunione, possiamo ricevere i benefici del Preziosissimo Sangue, in virtù del Quale ci vengono rimessi i peccati; questo, e solo questo, è il perdono e la misericordia divina, la riconciliazione con Dio, ma per aversi riconciliazione con Dio, e certamente e conseguentemente anche con i fratelli, non si può che avere odio e pentimento per i propri peccati e propositi santi di evitarli e non ricadere e, nel caso, di riconciliarsi subito con il buon Dio. Nulla a che vedere, quindi, con la moderna e lassista indifferenza, giustificazione e perfino esaltazione del peccato.

E veniamo al caso concreto: tutti noi abbiamo sentito, a inizio giugno, del caso del capo scout AGESCI (associazione ancora, almeno dal nome, virtualmente cattolica) che si è unito civilmente con il proprio compagno nel Comune di Staranzano, perfino, e questo è grave, con l’assistenza e la benedizione del viceparroco; non conoscendo il singolo capo non si può giudicare la sua persona, chiaramente, ma è lecito chiedersi se possa essere un buon educatore cattolico, dal momento che per l’antropologia e l’etica anche semplicemente cristiana, e figuriamoci quindi cattolica, il matrimonio è solo tra uomo e donna e destinato a generare la vita, e a ciò aggiungiamo che tanto il catechismo di San Pio X quanto quello di San Giovanni Paolo II derubricano tali atti come gravi peccati. Ma ciò non interessa più, non si sente più parlare di peccato, pentimento, redenzione, espiazione, non si sente più parlare di riparazione, di non offendere Dio, e il risultato è stata la crocifissione mediatica del parroco, che si era opposto a ciò, e il silenzio del Vescovo (vedasi qui ), che non fa che parlare di “diritto al rispetto” (come, con tutto il rispetto, un Rodotà qualsiasi) e di “ricerca della verità” (una verità però monca, non coincidente con Cristo, la Chiesa, la dottrina, e che il Vescovo non spiega bene come sarebbe invece suo dovere) e d rifiutare il ruolo di giudice (peccato che, ottenuta la libertà dalle persecuzioni romane, proprio i Vescovi vennero eletti a giudici, e la loro episcopalis audientia divenne un foro ricercato da tutti, tanto cristiani quanto pagani).

Soprattutto, si parla di discernimento, ma che cos’è questo discernimento? Ormai è diventato un mero e vuoto slogan, e del resto se la Chiesa, oggi, non fa che ispirarsi al mondo, da esso non può che prendere anche gli slogan, vuote frasi retoriche adatte forse alle piazze politiche, ma non ad esprimere non solo la verità cattolica, ma anche un mero pensiero complesso; mai come oggi, nei tempi moderni, la Chiesa è stata così divisa e in clima da guerra civile, clima alimentato anche (spero e voglio credere, fino all’assurdo, involontariamente) dal regnante Papa, che i novatori hanno adottato come loro padre e ispiratore, che continua a tacere e non dire quale sia la verità. Ebbene, i fedeli più “open-minded”, bergogliani, non fanno che citare le parole papali come uno slogan: accoglienza, discernimento, caso concreto…ma accoglienza verso dove, discernimento di cosa? E caso concreto che può annullare il comandamento divino? Aldo Maria Valli ne ha parlato, da ultimo, benissimo qui.

No, la coscienza non ha la prima e ultima parola così, ce l’ha solo se e quando essa è ben formata e in essa parla Dio: una vera coscienza non dice mai che tutto è a posto e tutto va bene (e del resto il Padre nei Profeti e soprattutto nel Figlio Gesù non ha mai detto che tutto va bene e tutto Gli è gradito, ma anzi ha sempre invitato al pentimento e al cambiamento di vita), quella è solo una falsa coscienza, una coscienza che mette l’Io al posto di Dio, una coscienza anestetizzata che cerca di autogiustificarsi. Per ecumenismo voglio citare in proposito un grande autore e missionario protestante, Albert Schweitzer, che pure in Africa conobbe Monsignor Lefebvre (tra i due c’era stima e amicizia reciproca, e Schweitzer, bravo organista, gli animerà a volte la Messa): “La coscienza tranquilla è un’invenzione del diavolo.”.

Gesù ha versato il Suo Sangue per tutti, ma non tutti riceveranno da Esso i benefici, perché alcuni, seguendo la propria coscienza distorta, liberamente rifiutano i comandamenti divini ed ecclesiastici; i Sacri Cuori di Gesù e Maria sono offesi dai peccati degli uomini, ricevono ancora colpi di lancia e di spada, e non c’è nessuno che voglia desistere dal peccato e consolarLi, e altro che orgoglio, libertà di coscienza, non giudicare!

Proprio il 13 luglio 1917, a Fatima, nel corso della terza apparizione, la Madonna, dopo aver detto ai tre pastorelli “Sacrificatevi per i peccatori e dite spesso, specialmente quando fate un sacrificio: “O Gesù, è per amor Vostro, per la conversione dei peccatori, ed in riparazione per i peccati commessi contro il Cuore Immacolato di Maria.”” mostrò loro, in visione, l’inferno, una spaventosa voragine di fuoco, al termine della quale disse ancora: “Avete visto l’inferno, dove vanno le anime dei poveri peccatori. Per salvarli, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato.”.

Nel pieno del mese di luglio, a pochi giorni dalla Festa del Redentore (15 luglio) e dalla Festa della Madonna del Carmelo (16 luglio), nell’anno centenario di Fatima, in una Chiesa allo sbando e in un mondo più che mai preda delle tenebre (non pensiamo solo all’avanzare sempre più massiccio del fronte LGBT, che nella cattolica Malta, con il tradimento di tutti i politici sedicenti cattolici – eccetto un unico giusto e veramente fedele – e soprattutto dei Vescovi pusillanimi, ha ottenuto il “matrimonio per tutti”, ma pensiamo anche al triste caso del bambino inglese Charlie, di cui proprio oggi i giudici decideranno ulteriormente le sorti), ricorriamo con fiducia al Preziosissimo Sangue e al Cuore Immacolato di Maria per trovare vera Misericordia, e ricordiamo: non nel “dialogo”, non nel “discernimento” o nell’”accompagnamento”, non nella “coscienza”, non nei “diritti umani” sta la salvezza, ma solo nel pentimento e solo in Gesù e nel Suo Sangue!

Che se lo ricordino tutti, e soprattutto i finti cattolici moderni e dialoganti, nipoti degeneri, lembettari, finti sapienti, non certo adoratori della Sofia, la divina sapienza: Gesù ci ha redenti nel Sangue, non nel dialogo e nel discernimento!  

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