17 luglio 2017

“La fine della politica” e la crisi della democrazia liberale


di Alfredo Incollingo

La democrazia liberale è in crisi: è un dato evidente che nessuno può mettere in dubbio. Ci sono gli apologeti più incalliti che si ostinano a parlarne in termini idealisti e “buonisti”. Per costoro la democrazia, la forma di governo maggioritario in Occidente, non pare soffrire di problemi e deficit strutturali. A lungo andare, se non si interviene dalla radice, il liberalismo e tutto ciò che esso rappresenta potrebbe involvere e collassare.

Un libro sulla decadenza

Stiamo attraversando una fase di decadenza e a soffrirne è soprattutto la politica. La “liquidità” della post-modernità ha ridimensionato la società in tutti i suoi settori. Siamo di fronte al tramonto della politica e del “politico”? A fare una diagnosi del problema e a proporci possibili soluzioni, senza la pretesa di avere la cura efficace, ci sono due giovani e intraprendenti studiosi di scienza politica, Lorenzo Castellani e Alessandro Rico e il loro ultimo lavoro “La fine della politica? Tecnocrazia, populismo, multiculturalismo”, pubblicato dalla casa editrice “Historica” nel 2017. Nella “Prefazione” di Giovanni Orsina (politologo e storico italiano presso la “Luiss – Guido Carli” di Roma) si chiarisce un presupposto essenziale per non travisare l’argomentazione: “la democrazia liberale è di gran lunga – molto di gran lunga – il miglior sistema di organizzazione della vita politica che gli esseri umani abbiano sperimentato fino ad ora.” Non è un libro contro la democrazia, come si potrebbe pensare, ma è un testo che ci aiuta a ragionare sulle difficoltà che sta attraversando per poter finalmente ripartire. E’ necessario abbandonare le utopie liberali e i falsi profeti del “ridente occidente” e assumere un atteggiamento realista nell’analizzare che cos’è la democrazia nella post-modernità.

La democrazia tra la tecnocrazia, il populismo e il risveglio del “politico”

Lorenzo Castellani, giornalista e docente presso la “Luiss – Guido Carli”, e Alessandro Rico, dottorando in “Political Theory” presso la stessa università ed editorialista de “La Verità”, ci aiutano a comprendere i sommovimenti che stanno turbando le democrazie occidentali. Prima di tutto è necessario capire come approcciarsi al problema della crisi liberale: è preferibile un “metodo realista”, che sappia leggere la realtà politica, lasciando da parte gli strali utopistici di alcuni apologeti del liberalismo. Solo in questo modo è possibile, secondo il Castellani, capire che cosa sta accadendo alla democrazia, riscoprendo i suoi limiti (come tutte le forme di governo) e le sue potenzialità. Entrambi gli autori mettono in luce la sfiducia che gli elettori hanno nei confronti della democrazia, una mancanza di “fede” acuita dalla crisi economica del 2008. Si avverte sempre di più la delegittimazione della politica, sempre più affidata a organi internazionali: la sovranità politica viene ceduta a terzi. In questa situazione così critica emergono i populismi, che si propongono di risolvere la crisi democratica ponendo fine allo iato fra le promesse della politica e la loro effettiva concretizzazione. Emerge in questo contesto quello che per Castellani è un problema del liberalismo moderno: l’assolutismo liberale e il pretendere di adeguare la realtà ai ideali fin troppo irrealizzabili. E’ necessario invece avere un approccio realista, che sappia guardare ai fatti e agli aspetti più contraddittori della democrazia. Alassandro Rico analizza invece un altro aspetto dell’utopia insita nel liberalismo: la volontà di eliminare il “politico”, ovvero i conflitto e la contrapposizione, secondo la definizione di Carl Schmitt. L’autorità e il potere non hanno così più senso, indebolendo gli Stati nazionali. Il liberalismo ha finito per distruggere le fondamenta della democrazia: la società si è svuotata dei suoi valori fondanti, ritenuti inutili, e si adeguata ad una forma subdola e opprimente di morale: il politicamente corretto. La volontà di annullare le differenze ha così pervaso ogni aspetto della vita sociale e il livellamento ha investito le culture e l’individuo. Le differenze sono bandite (illusoriamente): chi parla di diversità è bandito. Si crede nel sogno multiculturalista o in quello del “gender”, sorvolando sui conflitti che essi generano. Nonostante si tenda a rinnegare il “politico”, esso riemerge continuamente e questo dimostra l’infondatezza dell’utopia liberale.

http://www.barbadillo.it/67507-libri-la-fine-della-politica-di-castellani-e-rico-e-la-crisi-della-democrazia-liberale/

 

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