14 luglio 2017

La santa carità di Camillo de Lellis


di Alfredo Incollingo

I santi hanno spesso compreso la propria vocazione religiosa nel corso della loro vita, alle volte inaspettatamente. E' accaduto a San Camillo de Lellis, che era promesso ad una prestigiosa carriera militare, ma alla fine scelse di abbandonarla per seguire Cristo. Aveva combattuto in Spagna, ma un'ulcera al piede (causatagli da una ferita) lo costrinse a ritirarsi e a curarsi a Roma, presso l'ospedale di San Giacomo degli Incurabili. Guarì e prestò servizio lì per qualche mese, prima di essere espulso per poca propensione al lavoro. Vagabondò per la Penisola, venendo alla fine assunto come infermiere nel convento cappuccino di Manfredonia. E' qui che avvenne la conversione. Il 2 febbraio 1575, durante una missione nel convento di San Giovanni Rotondo, comprese la sua vocazione religiosa e decise di divenire un frate cappuccino. Prese l'abito monastico nel monastero di Trivento, ritornando poi a Roma per curare di nuovo la piaga al suo piede. Il soggiorno forzato presso San Giacomo degli Incurabili, che durò quattro anni, lo aiutarono a maturare la sua vocazione nell'assistenza ai malati. Si circondò di altre persone che, seguendo la stessa aspirazione, si prodigavano negli ospedali cittadini. Nell'agosto del 1582 San Camillo diede vita alla “Compagnia dei Ministri degli Infermi”, che ebbe una prima approvazione da papa Sisto V nel 1586. La famiglia religiosa crebbe e il loro coraggio nel vivere a contatto con gli infermi e gli infetti più gravi colpirono molto la città di Roma e il papa. La carestia del 1590 aveva decimato la popolazione a causa della malnutrizione e delle malattie. San Camillo e i suoi compagni non ebbero timore e fecero quello che poterono per arginare il male. Il loro zelo impressionò molto papa Gregorio XVI, che riconobbe la “Compagnia” come ordine religioso il 21 settembre 1591: “Ordine dei Chierici Regolari Ministri degli Infermi”. Da allora i confratelli di San Camillo crebbero a dismisura e l'ordine aprì nuove case nelle principali città italiane e, tra alti e bassi, si diffuse anche nelle Americhe e in Asia.

 

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