29 luglio 2017

Linkin Park. Ipotesi per un suicidio

di Francesco Filipazzi
Si perdoni l'ineleganza dell'utilizzo della prima persona singolare.
Quando ho letto del suicidio di Chester Bennington, cantante dei Linkin Park, come sempre accade in questi casi sono rimasto piuttosto sorpreso. Da ragazzino, nel loro periodo Nu Metal, quando esisteva ancora MTV, avevo iniziato ad ascoltare questo gruppo, perché mi sembrava una buona variazione sul tema rispetto al solito metal che ascolto e ascoltavo con gusto (state chiamando l'esorcista?). Poi hanno innovato il loro genere e li ho persi di vista. I Linkin Park sono (o sono stati? con la morte del cantante non si sa che ne sarà) un gruppo piuttosto importante e conosciuto.

Ed è proprio qui il punto. Bennington era ricco e famoso, aveva sei figli (da due matrimoni), una carriera artistica di tutto rispetto, una voce che gli permetteva di fare tantissimo. Eppure era depresso e si è suicidato.Su questo fenomeno riguardante persone che hanno tutto e apparentemente vivono al massimo, ma poi si suicidano, ultimamente sto iniziando ad elaborare un pensiero personale, che propongo al lettore.

Partiamo dal presupposto che viviamo in un'età che probabilmente sarà ricordata come un'epoca di disperazione. L'Età della Disperazione la chiamerei. Per la prima volta nella storia viene negata pervicacemente l'esistenza della realtà spirituale. Se ci pensiamo gli ultimi 100 anni sono un unicum nella storia dell'uomo. Che ci si riunisse attorno a Irminsul o si venerassero gli antenati, nessun popolo e nessuna cultura hanno mai negato che esiste qualcosa oltre e sopra la realtà materiale. Oggi invece no, l'uomo è presentato come un essere che si muove senza senso su un pianeta marginale di una galassia marginale. Dunque, l'uomo moderno vive in uno stato di continua angoscia latente e cerca di riempire il vuoto lasciato dall'assenza di spiritualità nella propria vita con beni materiali o false gioie passeggere (vedi Flambeau). E' una ricerca continua di ciò che non si trova.

Anche chi è materialmente ricco oggi capisce che c'è qualcosa che non va, ma non trova gli strumenti per rispondere alle domande che si pone. Lo stato di ricchezza, se non accompagnato da una fede forte, può diventare una disperazione ancora più profonda, perché più si cerca di riempire il vuoto spirituale più si capisce che non si può riempire. E' come cercare di tappare un pozzo senza fondo.

Viene da dire che molti atei, più diventano ricchi più si accorgono di ciò che stanno vivendo. Forse è questo il motivo della loro depressione. Capire che ciò che si sta accumulando non serve a nulla.

La disperazione porta poi al gesto estremo. Noi credenti sappiamo che non è giustificabile, ma in qualche modo possiamo pensare che quelli come Bennington abbiano compiuto un ultimo atto di ricerca. Una fuga dall'Inferno che l'uomo moderno ha creato con le proprie mani? Non so se il cantante dei Linkin Park fosse credente, quella proposta è solo una chiave di lettura possibile.
Certo è che aveva avuto un'infanzia pesante che ha poi condizionato la sua vita e recentemente era morto un caro amico e proprio la Fede in questi casi è un sostegno formidabile.

Ricordiamo però che Gesù dice di non accumulare tesori su questa terra ma in cielo. Ciò non vuol dire che dobbiamo fare i poveri per scelta, ma che dobbiamo essere consapevoli che, pur se diventiamo ricchi dobbiamo curare il nostro spirito, riempire il nostro vuoto con la Fede. L'attaccamento ai beni terreni è solo un attaccamento a ciò che pensiamo possa farci stare bene, ma è effimero.  

2 commenti :

  1. Mi scusi se mi permetto però per poter valutare un gesto cosi estremo e tragico come il suicidio occorre anche capire le situazioni intime personali del soggetto (ad esempio l'infanzia vissuta, la morte per suicidio di un riferimento per lui come era Chris Cornell). Dire "la ricchezza non rende felici" mi pare piuttosto semplicistico.
    Massimo T.

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  2. 'Quando non c'è più niente per cui valga la pena di morire, allora non c'è più niente per cui valga la pena di vivere'.J.Ratzinger.

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