25 luglio 2017

Perché James Martin sbaglia sul mondo lgbt

Dove sarebbe Gesù secondo James Martin
di Giovanni Donini
Il disorientamento tra i fedeli è ben poca cosa rispetto a quello tra i chierici, testimone il fatto che, non trovando che risposte contraddittorie da parte del clero, molti (ex) fedeli si allontanano – una prova tra le altre è piazza San Pietro sempre più vuota, oltre al numero sempre più ridotto dei praticanti – e quindi, per attirare l’attenzione, alcuni chierici si credono autorizzati a spararle sempre più grosse (con l’intento, non tanto segreto, di trovare altri bacini di utenza, visto che i cattolici non li ascoltano più).

Prendete il caso di James Martin S.J., il quale è tutto zucchero e miele con il mondo lgbtq – per motivi che anche i più sprovveduti avranno ormai capito… Costui, per sbolognare una patente di “cristianità” alle sue fumisterie gay friendly se ne esce con “Gesù oggi starebbe in mezzo ai lgbtq”. Non mi interessa qui discutere delle motivazioni addotte da costui, ammesso che ne abbia portata alcuna, poiché più che sull’autore conviene focalizzarsi sulla sua tesi. Ora, cosa possiamo dedurre dal Vangelo?
Gesù era (ed è tuttora) il compagno dei peccatori, colui che siede a tavola con pubblicani e prostitute: un passo esemplare è Mt. 9, 10-14:
Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Gesù li udì e disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Da supremo medico delle anime, Gesù sa perfettamente che tutti sono peccatori, tutti sono macchiati dalla malattia del peccato. Perché allora chiama qualcuno “giusto”? Se tutti sono peccatori, chi sono questi “giusti”, che Gesù dice di non essere venuto a chiamare? Semplicemente sono coloro che si ritengono tali: coloro che legalisticamente si ritengono immuni dal peccato. Mentre i peccatori sono coloro consapevoli di essere nel peccato, e che quindi sanno di non essere nel giusto.
Cristo è il salvatore degli uomini, e dunque è venuto per curare le anime e salvare dal peccato. Ma come si può salvare chi ritiene di non avere alcun peccato da scontare o da dover confessare?

Costui si ritiene giusto, e dunque non chiede nulla a Gesù, il quale, di rimando, non gli dona la salvezza: che se ne fa della redenzione cristiana chi pensa di non aver nulla da cui redimersi?
Nel mondo lgbtq non fanno altro che essere fieri del loro orientamento sessuale, delle cose che fanno, non si vergognano di nulla, tanto che arrivano a farle pubblicamente con tanto di carrozzoni e sponsorizzati dallo Stato e dalle ONG. Ritenete che costoro si sentano “peccatori”? Credete davvero che cerchino di aver a che fare con Gesù, al di là delle bestemmie che proferiscono e dei fotomontaggi che fanno con lo scopo dichiarato di offendere i cristiani, che detestano, ben consapevoli della propria impunità? Costoro pensano legalisticamente di non aver nulla da farsi perdonare, e dunque che cosa andrebbe a fare Gesù da loro? Si scuoterebbe la polvere dai piedi, e nulla più. Costoro rifiutano Cristo, rifiutano di essere meno che perfetti e immacolati, ritengono sé stessi giusti…è abbastanza perché Gesù se ne stia alla larga da loro, infatti non è venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori.

Il Vangelo è la lieta notizia del perdono dei peccati e dell’offerta della redenzione da parte di Dio stesso, il quale accoglie il peccatore pentito, il quale riconosce il proprio peccato, e di non potersi salvare da solo. Questa verità che emerge da ogni parte del Vangelo è spesso sostituita nei discorsi (anche ecclesiali) dalla figura di un Gesù “amico degli esclusi e degli emarginati”. Ora, tenuto conto che chiunque di noi può essere escluso o emarginato da un altro gruppo sociale, e che le “categorie protette” cambiano con le mode intellettuali dei tempi – un tempo erano gli operai, poi le donne, poi i drogati, ora gli immigrati e i gay, domani chi può dirlo – un Dio che offre la sua amicizia solo alle categorie protette dal pensiero di sinistra è quantomeno una visione antievangelica. Anzi, del tutto ridicola. Cristo non è certo venuto a fare la rivoluzione proletaria/femminista/antiproibizionista/immigrazionista/gay friendly/etc. Egli è venuto come medico delle anime, non come arruffapopolo o agitatore sociale, in quanto il Suo Regno non è di questo mondo.

Gesù non si fa dettare l’agenda dalle ONG: egli è venuto per i peccatori, non per i poveri o gli emarginati in quanto tali, ma in quanto peccatori e mendicanti della Grazia e del perdono dei propri peccati: le prostitute e i pubblicani cambiavano vita per amore di Cristo, divenendo suoi fedeli e smettendo (nel caso dei pubblicani) di estorcere denaro da chi non poteva difendersi. Chiunque sa di essere peccatore ha l’amicizia, la comprensione di Dio e il Suo aiuto per salvarsi dal peccato, mettendosi alla sequela di Gesù Cristo e riconoscendolo come Salvatore. Chi si ritiene giusto, no. Perché evidentemente non ne ha bisogno, avendo già la sua ricompensa.  

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