04 luglio 2017

Pier Giorgio Frassati, l'alpinista della fede


di Alfredo Incollingo

Chi meglio di lui ci può spiegare quant'è difficile vivere pienamente la fede in Cristo. Affermava: “Vivere senza fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere una lotta per la Verità non è vivere ma vivacchiare”. La fede è un moto ascensionale dell'uomo verso Dio e Pier Giorgio Frassati di scalate se n'intendeva. La sua passione per l'alpinismo gli permise di provare pienamente questa esperienza. Pier Giorgio non era un mistico, ma un uomo di carità: preferiva donare tutti i suoi risparmi ai poveri, destando l'incomprensione dei familiari, una ricca famiglia torinese.
Era nato a Torino il 6 aprile 1901 tra gli agi della sua condizione alto-borghese. Nonostante le ricchezze e una buona educazione, impostata su rigide regole, la sua giovinezza soffrì delle incomprensioni tra i coniugi Frassati. Eppure Pier Giorgio era un ragazzo molto vivace e sempre allegro, impegnato nella Fuci e nell'Azione Cattolica. Si dedicava allo sport, preferendo tra tutte le discipline l'alpinismo. Si iscrisse all'associazione “Giovane Montagna”, composta da giovani alpinisti cattolici. Durante le tante escursioni conobbe Laura Hidalgo, che fu per lui un grande amore. Era un'orfana e il cadetto di una ricca famiglia non poteva sperare di concludere un matrimonio. Dovette rinunciare ai suoi desideri e fu una scelta dolorosa, come raccontò in una lettere ad un suo amico: “Nelle mie lotte interne mi sono spesse volte domandato perché dovrei io essere triste? Dovrei soffrire, sopportare a malincuore questo sacrificio? Ho forse io perso la Fede? No, grazie a Dio, la mia Fede è ancora abbastanza salda ed allora rinforziamo, rinsaldiamo questa che è l'unica Gioia, di cui uno possa essere pago in questo mondo. Ogni sacrificio vale solo per essa.” Il 18 maggio 1924, durante una gita al “Pian della Mussa”, fondò con alcuni compagni la goliardica “Compagnia o Società dei Tipi Loschi”. Era sì un gruppo d'amici votati allo scherzo e al gioco, ma in realtà si dedicavano intensamente alla preghiera e a vivere pienamente la fede cristiana. La spiensieratezza e la religiosità di Pier Giorgio furono spezzati da una tremenda malattia, la “poliomelite”, che accusò una settimana prima della sua morte, il 4 luglio 1925. Si tentò di tutto per salvarlo, ma le cure, anche quelle più innovative, riuscirono a guarire.
 

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